Atr 72: in difesa dei piloti condannati
Carlos Limon, presidente della Federazione internazionale associazioni piloti di linea (Ifalpa), ha dichiarato: “Quando i piloti di tutto il mondo hanno accettato gli strumenti di accertamento tecnico e vocale è stato soprattutto per una maggiore sicurezza, non per indagini penali”.
Limon lo ha detto ieri a Tunisi, dove ha discusso della sentenza del tribunale di Palermo che il 23 marzo ha condannato a 10 anni il pilota e il copilota dell’Atr 72 che il 6 agosto 2005 fu costretto all’ammaraggio davanti alle coste di Palermo che costò la vita a 16 persone.
Durante una conferenza stampa tenuta nella sede del ministero dei Trasporti, Limon ha espresso il “totale sostegno dell’Ifalpa” ai piloti tunisini, affermando che in base alle informazioni avute sinora “quello del 6 agosto 2005 è stato un incidente e non vi è stata alcuna negligenza da parte del comandante dell’aereo della Tuninter e del suo vice”.
Secondo il presidente dell’Ifalpa ogni incidente è “un’opportunità per aumentare la sicurezza del volo, se i piloti rischiano la prigione non ci saranno più rapporti con rischi crescenti per la sicurezza”.
Partito da Bari e diretto all’isola di Djerba con 34 passeggeri e 5 membri di equipaggio l’aereo fu costretto all’ammaraggio dopo che i motori si erano spenti. Durante una operazione di manutenzione sul velivolo era stato montato un indicatore destinato a un altro modello di Atr e il pilota non era in grado di valutare la quantità di carburante presente.
All’indomani della sentenza l’Ifalpa ha espresso stupore e costernazione per il verdetto di condanna e la Tuninter, ora sostituita dalla compagnia Sevenair, ha giudicato “paradossale” il giudizio del tribunale di Palermo contro “il pilota riconosciuto come un eroe dai media, dall’associazione piloti e dall’opinione pubblica italiana”.


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