Amianto, Eternit alla sbarra
Si è aperto ieri a Torino il processo agli ex vertici della multinazionale produttrice di manufatti realizzati con la fibra-killer. Oltre 2.800 le parti offese. Sotto accusa gli eredi della multinazionale: un miliardario svizzero e un nobile belga
Un processo atteso da 25 anni. Dai familiari delle vittime uccise dall’amianto negli ultimi decenni, da quegli operai e sindacalisti che non si stancarono di denunciare quanto stava accadendo sotto i capannoni dell’Eternit, dai cittadini riuniti nell’Associazione Esposti Amianto.
Ieri si è svolta a Torino l’udienza preliminare, alla presenza di migliaia di persone arrivate da Casale Monferrato, da Cavagnolo (nei pressi di Torino), da Reggio Emilia e da Napoli. Da dove avevano sede gli stabilimenti della multinazionale sul banco degli imputati.
Pubblico ministero è Raffaele Guariniello, assistito dai colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace, decine gli avvocati difensori.
Soltanto per l’ex re dell’amianto Stephan Schmidheiny – il magnate svizzero imputato di disastro doloso e omissione dolosa di cautele assieme al barone belga Jean Louis De Cartier – i legali sono 25.
Va ricordato che l’amianto è stata la più aggressiva sostanza cancerogena del ‘900: una sola fibra di amianto, 1.300 volte più sottile di un capello, penetrando nei polmoni, può causare tumori devastanti come quello della pleura, che provoca circa mille morti l’anno.
Una cifra altissima, come lo è quella delle 2.800 parti offese nell’udienza preliminare di Torino. Circa la metà di costoro, in larghissima parte provenienti da Casale Monferrato, sembrerebbe intenzionata ad accettare il risarcimento offerto dall’imputato svizzero, circa 30 mila euro in media per vittima.
L’amianto è fuori legge in Italia dal 1992, ma è stato largamente utilizzato fino agli anni 80 al fine di produrre la miscela cemento-amianto (il cui nome commerciale era, appunto, Eternit) utilizzata per coibentare edifici, tetti, navi, treni, ma anche come materiale per l’edilizia (contenuto in tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie).
E ancora: per confezionare le tute dei vigili del fuoco, per componenti automobilistiche (vernici e parti meccaniche) e per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni.
Le polveri di amianto (o asbesto), se respirate, possono provocare malattie croniche dei polmoni, come l’asbestosi, oppure tumori della pleura, come il mesotelioma pleurico e dei bronchi, e carcinoma polmonare.
Conseguenze che possono manifestarsi anche a distanza di decenni. Perciò le morti per amianto che stanno avvenendo in questi anni si devono all’esposizione avvenuta fra 30 e 40 anni fa. Perciò sta emergendo soltanto adesso il numero reale delle vittime della massiccia esposizione all’amianto avvenuta negli anni ‘60 e ‘70 in manifatture e cantieri navali.
Il picco dei casi di tumore della pleura dovuto all’amianto è infatti previsto fra oggi e il 2015, dopodichè si attende una progressiva riduzione dei casi, conseguenza delle misure di cautela introdotte a partire dalla fine degli anni ‘70.
Gli atti del processo sono contenuti in oltre 200 mila pagine. A margine dell’udienza si è appreso che l’Inail per indennizzare le vittime ha speso 246 milioni di euro, cifra che l’istituto vorrebbe indietro dai proprietari della multinazionale.
Bruno Pesce, coordinatore della vertenza amianto per l’associazione vittime, ha spiegato che “è l’inizio di un’altra grande battaglia. In questi anni ne abbiamo fatte tante anche sotto il profilo giuridico ma questa è senz’altro la più importante”.
Positivo il commento del procuratore Giancarlo Caselli: “E’ un processo importante non solo per le sue dimensioni ma anche per la rilevanza sociale”.
L’ammonimento costante del Capo dello Stato, ha proseguito Caselli, “a tenere in considerazione i diritti dei lavoratori, tutelandone la sicurezza sui luoghi di lavoro, dalla Procura di Torino – vuoi per il caso Thyssen, vuoi per il caso odierno – viene raccolto con sollecitudine e prontezza”.


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