Ambientalisti contro la centrale di Porto Tolle
“No al carbone” era lo slogan scritto su uno striscione di 9 metri che Greenpeace e Legambiente hanno srotolato ieri dalle finestre del ministero dell’Ambiente durante un azione a sorpresa.
La protesta era organizzata per opporsi alla riconversione a carbone della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle in occasione del voto contemporaneamente in corso alla Commissione per la valutazione d’impatto ambientale del ministero.
La riconversione a ‘carbone pulito’ della centrale di Porto Tolle è da tempo motivo di scontro tra gli ambientalisti, che denunciano la gravità delle emissioni di gas serra, ed il personale, che vuol mantenere il posto di lavoro e spera che con la ristrutturazione verranno fatte – come ha promesso l’Enel – tremila nuove assunzioni.
“Noi lavoratori della centrale di Porto Tolle – hanno spiegato i rappresentanti sindacali – crediamo in questo progetto, perchè la conversione a carbone è stata concepita con le migliori tecnologie disponibili e secondo i regolamenti europei e le normative vigenti. Le condizioni per decidere ci sono e quindi chiederemo alla Commissione del ministero dell’Ambiente di deliberare per il si alla nuova centrale del Polesine, che è necessaria e strategica per il Paese”.
I sondacalisti hanno aggiunto che “l’Enel ha annunciato che assumerà 3mila persone: vogliamo che i nostri figli possano avere un futuro e le opportunità che passano dalla conversione a carbone pulito della centrale di Porto Tolle”.
Il ritardo dei sindacati sulle tematiche ambientali è molto grave e l’idea che l’occupazione debba essere difesa compromettendo l’ambiente mostra tutta la debolezza politica e culturale delle organizzazioni dei lavoratori.
Il via libera alla riconversione della centrale comporterà per l’Italia altri 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, in contrasto con gli obiettivi europei per la riduzione delle emissioni entro il 2020.
Legambiente e Greenpeace hanno speigato: “Il voto odierno va in direzione opposta a quanto annunciato dal ministro Prestigiacomo qualche giorno fa al G8 Ambiente di Siracusa”.
La centrale di Porto Tolle sorge nel mezzo di un parco naturale patrimonio dell’Unesco e la riconversione, con il passaggio di 3mila chiatte all’anno per portare il carbone all’impianto, rischia di avere un impatto devastante per il delicato ambiente del Delta del Po.
Si spera che i lavoratori imparino a difendere anche i luoghi nei quali vivranno i loro figli e gli italiani di domani.


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