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Alitalia: Ugl, un sindacato ravveduto. Forse

Autore: barbera. Data: mercoledì, 29 aprile 2009Commenti (0)

I sindacati firmatari dell’accordo di Palazzo Chigi con Cai, dopo meno di quattro mesi dalla partenza della nuova Alitalia-AirOne, si stanno rendendo conto di quello che appariva chiaro fin dalle prime mosse della cordata ex patriottica degli “eroi” di Berlusconi.

alitalia2Adesso è l’Ugl, il sindacato vicino ad An (finchè esisteva il partito), a dichiarare: “Le risposte non sono arrivate”. In un comunicato del 26 aprile, l’organizzazione rende noto che “la settimana appena trascorsa non ha prodotto i risultati che immaginavamo in riferimento alle criticità ed ai dubbi sollevati nel Comunicato al Personale Navigante prodotto dai Dipartimenti AA/VV e Piloti circa dieci giorni fa. All’individuazione di problematiche da risolvere in maniera prioritaria avrebbero dovuto seguire segnali perlomeno di apertura da parte dell’Azienda e, invece, quelle risposte che i Lavoratori attendono ormai da mesi non sono arrivate”.

Il non rispetto degli accordi, le procedure di assunzione non sempre comprensibili, i turni di lavoro durissimi (che hanno già prodotto una forte percentuale di assenteismo) ed un lungo elenco di altre inadempienze da parte della Compagnia guidata da Sabelli e Colaninno hanno indotto i sindacati sostenitori di una delle privatizzazioni più discutibili della storia italiana, se non ad alzare la voce almeno ad emettere qualche suono dopo mesi di sospiri.

Ugl, che in nessun modo ricorda il sacrificio di oltre diecimila lavoratori, messi in cassa integrazione e le ricadute pesantissime sull’indotto, continua nel suo documento: “Abbiamo ritenuto che l’avvio operativo di una grande Azienda, come la nuova Alitalia, avesse bisogno di un periodo di rodaggio ma mai, e sottolineiamo mai, tale necessità temporale si sarebbe dovuta tradurre in ulteriori sacrifici per gli Assistenti di Volo. Abbiamo sempre assunto un atteggiamento costruttivo ed abbiamo sempre condotto le relazioni sindacali improntate alla massima condivisione con l’Azienda dei problemi da risolvere, certi più che mai che il ruolo del Sindacato è quello di giungere ad Accordi e di farlo nell’interesse dei Lavoratori”.

La ‘filosofia’ in base alla quale un sindacato deve “giungere ad Accordi” è il segno di quanto sia degradato in Italia il significato di democrazia. Per sua natura un sindacato deve difendere gli interessi ed i diritti civili dei lavoratori. Le trattative tovano una propria soluzione non col regalo alla controparte di un salvacondotto, determinato dalle circostanze e dalle convenienze. Solo quando esiste la certezza, al di là di ogni ragionevole dubbio, che diseguaglianze, discriminazioni e forme di sfruttamento siano sotto controllo si usa la penna e si firma. La sigla di Palazzo Chigi ha evaso questi requisiti e con una forzatura istituzionale si è incaricata una terza parte, il governo nella persona del sottosegretario Letta, a ‘supervisionare’ il rispetto degli accordi.

La dimensione dell’errore deve oggi aver raggiunto un livello di gravità tale da indurre Ugl a scrivere: “Forse il grande senso di responsabilità mostrato dai Lavoratori e dalla nostra Organizzazione Sindacale in questi 4 mesi è stato scambiato da qualcuno per debolezza o, peggio ancora, per lassismo. Dopo 4 mesi di operatività gli atteggiamenti di alcuni esponenti aziendali ci appaiono francamente poco comprensibili e difficili da inserire in un clima di relazioni sindacali e di gestione del personale che, per l’interesse di tutti, dovrebbe essere sereno, costruttivo e nel rispetto delle normative vigenti e degli accordi sottoscritti. Invece la categoria degli Assistenti di Volo ha continuato e continua a ricevere insulti a fronte degli enormi sacrifici compiuti negli anni per contrastare una crisi cronica attribuibile ad altri”.

Ugl dimentica che fin dal primo giorno di attività di Alitalia-Cai, con la negazione dell’esenzione dal lavoro notturno, l’organizzazione di turnazioni sul breve raggio confuse e inutilmente punitive, la soppressione del trasporto a Fiumicino per il personale, l’affidamento di compiti ulteriori al personale (manovre tecniche, persino pulizia dell’aeromobile) era chiaro l’atteggiamento dell’azienda.

Comunque, l’organizzazione sindacale vicina al governo, evidentemente non più in grado di giustificare lo stato delle cose ha deciso che “lo sbocco naturale di quanto sopra descritto non può che essere l’apertura della 1° fase della procedura di raffreddamento” spiegando che i temi in discussione sono il “problema della Base di Servizio per chi opera sugli scali milanesi, la non corretta corresponsione degli stipendi in base agli Accordi di Palazzo Chigi, la mancata regolarizzazione delle posizioni individuali Fondav, il non rispetto di quanto previsto in termini di tutela della paternità e della maternità e le violazioni contrattuali riferite alla normativa d’impiego, in primis gli equipaggi incompleti”.

Ugl, ma anche Cgil, Csil e Uil, insieme alle sigle aziendali che hanno sostenuto Cai, Anpav e Avia, dovrebbero tener conto che il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, ha per due volte impedito un’agitazione del personale, di fatto limitando il diritto di sciopero dei lavoratori e mostrando quanto la ‘funzione di mediazione’ del governo, prevista nell’accordo di Palazzo Chigi, fosse aleatoria.

Si vedrà se Colaninno e Sabelli vorranno scegliere la strada della ragionevolezza o preferiranno continuare su quella del muro contro muro. L’unica cosa certa è che i contibuenti italiani hanno pagato almeno tre miliardi di debiti, la Compagnia di bandiera è stata svenduta, sono stati espulse dal mondo del lavoro di almeno diecimila persone, mentre chi è stato riassunto ed i passeggeri sopportano disagi, ritardi e confusione. Un bel risultato davvero.

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