“Diverso da chi?”, la critica cova sotto la commedia
Svegliare il centrosinistra? Più della impegnata faziosità di un Caimano potrà, forse, la leggerezza arguta di una commediola brillante. In cui si immaginano una società, ed una politica, “diverse”.
E’ uscito in una Pasqua dominata dal volemose bbene post-terremoto abruzzese “Diverso da chi?”, filmetto tutto italiano ed all’apparenza leggero leggero che gioca a sconvolgere gli stereotipi gay/etero ed a scandalizzare non solo i tanti neocon italioti ma anche una certa sinistra radical-chic sempre pronta a difendere lancia in resta i “diversi” senza, di diversità, sapere in fondo granché. Un film, dicevamo, solo all’apparenza leggero: perché se è vero che l’opera prima di Umberto Carteni riprende la cara vecchia commedia degli equivoci e di certo pencola verso certa fiction di discreta qualità (il nome che viene spontaneo alla mente è il recente “Tutti pazzi per amore”), tra le sue inquadrature pulitine ed i suoi dialoghi frizzanti si annida la capacità di fare una critica sociale non qualunquista rimanendo credibile e, soprattutto, godibile.
La (affiatata) coppia Argentero-Gerini si muove infatti nell’Italia di oggi – l’Italia sociale ma soprattutto l’Italia politica – e la scelta, in un clima di certo non felice come quello che si respira nel Belpaese, è coraggiosa. La sceneggiatura di Fabio Bonifacci non lesina certo stoccate alla destra, con un sindaco truffaldino e macchiettista che inaugura più e più volte il suo “muro di civiltà”, ma è chiaro che è il centrosinistra veltroniano l’obiettivo grosso: all’uomo nuovo Argentero – gay, giovane, progressista e che cita Vendola come esempio di cambiamento – si oppone il pachidermico apparato del partito (un “UD” fin troppo riconoscibile), fatto di doppiopetti, di strategie e di nessuna idea.
Esemplari in questo senso le figure di Giuseppe Cederna e soprattutto di Antonio Catania, che si riconferma caratterista di gran classe: è contro di loro, i cosiddetti “professionisti della politica” da cui tanta linfa ha tratto la prosopopea antisistema berlusconiana, che Bonifacci si scaglia in maniera più veemente e sardonica, trattandoli come il vero cancro di una società che ha in sé, pur nella diversità di vedute a volte acerrima ben rappresentata dalle tirate clericali della Gerini e dalle vedute à la Harvey Milk del Piero interpretato da Argentero, tutti i presupposti per poter davvero lanciare il cuore oltre i tanti ostacoli.
Ed allora ecco che la domanda che provocatoriamente pone il film – “Diverso da chi?”, appunto – assume una valenza complessa: più che una diversità di genere, che nel film vediamo scontornarsi e sfumarsi sempre più man mano che pubblico e privato s’intrecciano e si fondono, il duo Bonifacci/Carteni intende una diversità di vedute, una voglia di abbattere steccati e volare alto che a troppi viene impedito da una inquietante zavorra. I protagonisti sono diversi tra loro all’inizio, ma finiscono riconoscendosi chiaramente diversi dagli altri. E alla fine, con questo pensiero in mente, anche l’happy ending del film, un po’ troppo al sapor di saccarina, ci appare più tollerabile.
Carlo Crudele


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