Una scuola ‘di classe’
La condizione delle famiglie italiane peggiora di giorno in giorno, mentre le ‘trovate’ del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, riportano la scuola al passato.
Borse di studio, agevolazioni per l’acquisto dei libri, facilitazioni di vario genere potrebbero essere disponibili a patto che siano ‘congruenti’ con la valutazione sul comportamento degli studenti. Insomma, voto basso in condotta niente libri, così che lo studente oltre ad avere difficoltà economiche e ad essere ‘discolo’ sarà anche discriminato.
Il confondere la scuola del merito con quella dell’ordine, il pensare che un processo educativo si risolva nel premiare in base a qualcosa e non difendendo la possibilità per i più deboli o sfortunati di migliorare, offrendo ad ognuno eguali opportunità (poter comprare i libri, ricevere gli stessi stimoli in famiglia o nell’ambiente sociale prevalente) sembra descrivere luoghi antichi, quella che una volta si chiamava ‘scuola di classe’.
Le linee generali del nuovo provvedimento governativo sono contenute nella bozza di regolamento concernente la valutazione degli alunni, “coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia”, messa a punto dal ministro e che potrebbe essere portata in Consiglio già oggi.
Secondo le intenzioni del Ministero ciascun istituto potrà autonomamente programmare, anche nel momento in cui prepara il piano dell’offerta formativa, iniziative finalizzate alla valorizzazione dei comportamenti positivi, alla prevenzione di atteggiamenti negativi, tenendo conto di quanto previsto dal regolamento di istituto, dal patto educativo di corresponsabilità (che le famiglie sono invitate a firmare al momento dell’iscrizione) e dalle specifiche esigenze della comunità scolastica e del territorio.
Peccato che le risorse dei singoli istituti scolastici siano insufficienti, che quello che si definisce ‘disagio giovanile’ non sia prodotto dalla scuola, ma da una situazione generale nel quale si trova il Paese e nella quale i modelli proposti generano aggressività , scarso ripetto dell’altro ed individualismo.
Mentre in nessuna scuola italiana la dotazione di strumenti digitali è sufficiente, con l’ormai consueto ricorso alla propaganda, la bozza governativa fa riferimento all’adozione di mail e sms per le comunicazioni con i genitori degli alunni, prevedendo che le istituzioni scolastiche debbano assicurare alle famiglie una informazione tempestiva sulla valutazione dei ragazzi “avvalendosi anche degli strumenti offerti dalle moderne tecnologie”.
Trattando i ragazzi come fossero operazioni bancarie (quando si emette un bonifico on line, per esempio, arriva un sms automatico antifrode di conferma), Gelmini trasforma la complessità dei processi formativi in azioni di comunicazione formale con le famiglie. Come faranno quella madre o quel padre che non usano il computer, dove si troveranno i soldi per gli sms?
Ancora, un articolo, il numero3, è dedicato all’esame di terza media. Oltre a precisare che l’ammissione all’esame di stato è disposta nei confronti degli alunni che hanno conseguito una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi, si sottolinea che alla valutazione conclusiva dell’esame concorre l’esito della prova scritta nazionale definita dall’Invalsi. L’importanza del giudizio generale sul giovane, la disponibilità a comprendere se è maturo o meno per andare avanti negli studi è seppellita dal concetto arcaico del voto.
L’appeal nell’opinione pubblica di queste misure è evidente. Le famiglie si sentiranno rassicurate dal dato certo offerto da un 6,da un 7, da un 7ÂÂ+, ma un giovane e la gioventù sono ben più difficili da definire nelll semplicità di un numero. A margine sarebbe interessante sapere quanto il ministro Gelmini ha intenzione di investire per l’aggiornamento professionale dei professori, per le dotazioni, per la ricerca di forme didattiche innovative.
Nel provvedimento (il terzo sulla valutazione in un anno) si dice esplicitamente che il voto di educazione fisica concorre, al pari delle altre discipline, alla valutazione complessiva dell’alunno.
Il declino dell’istruzione italiana prosegue, ma in compenso tra grembiuli, sms e cinque in condotta avremo chi in classe la mattina potrebbe essere il dottor Jekyll e la sera per la strada mister Hyde, basta si faccia ‘furbo’. Ed in Italia esserlo sta diventando un merito.


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