Un libro-intervista a Paolo Poli
Alla vigilia dell’ottantesimo compleanno del grande attore esce un libro intervista firmato con Giovanni Pannacci col titolo ”Siamo tutte delle gran bugiarde”.
Poli dice che ”rimpianti non ne ho e neanche rimorsi. Io mi sono divertito”, ricordando senza timidezza l’infanzia fiorentina in una famiglia particolarmente moderna e illuminata, con la mamma maestra montessoriana che gli permetteva di leggere libri pornografici perchè consapevole dell’importanza della lettura in ogni caso.
L’attore, che compirà gli anni il prossimo 23 maggio, poco più che ventenne fu folgorato dall teatro, si trasferì a Roma cominciando col cinema e i fotoromanzi. Poli lavorava allora, gli anni intensi della dolce vita, indossando giacche rubate a Franco Zeffirelli e si incontrava spesso con Laura Betti, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini.
Nel libro, pubblicato da Perrone (pp. 96 – 11,00 Euro) Poli riflette: “Come dice Diderot, l’artista deve avere più intelletto che sentimento. Contro Jean Jacques Rousseau, una scema che invece credeva alla spontaneità ” e ricorda Anna Magnani che gli diceva: ”Non devo mica piangere io, devo far piangere gli altri”.
Nel libro si legge molto di palcoscenico, da quando l’artista cominciò a recitare, che lui definisce “la praticaccia”. Poi alla decisione di diventare capocomico in nome della libertà , anche della sua personale, in una lotta ironica e indimenticabile contro l’ipocrisia del potere, il cattivo gusto della piccola borghesia, i vizi e le virtù di un’Italia provinciale e bigotta.
Poli, dichiaratemente gay, ama definirsi ”una gran bugiarda”, sottolineando che “l’immaginazione prolunga la vita”.


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