Tute blu, futuro negato
La crisi si abbatte sui metalmeccanici con violenza. Nell’alto milanese oltre 6mila lavoratori sono in cassintegrazione. Un articolo per “Tu Inviato”
Investiti da una crisi di proporzioni inedite. Se dovessi dare una rappresentazione sintetica della condizione diffusa in cui si trovano le lavoratrici i lavoratori metalmeccanici dell’alto milanese, questa sarebbe quella più appropriata.
Il nostro territorio di crisi ne ha viste parecchie ma oggi i numeri parlano da soli: oltre 6000 lavoratori metalmeccanici in cassa integrazione ordinaria, straordinaria o mobilità; erano 3600 a dicembre e questi due dati danno il senso dell’accelerazione e dell’espansione esponenziale delle situazioni di crisi nel nostro territorio.
Ne danno il senso ma non sono esaustivi; in questi numeri, che rileviamo settimanalmente, non sono conteggiati i lavoratori delle piccole imprese in crisi e senza ammortizzatori sociali ma, soprattutto, i giovani lavoratori precari, i primi ad essere buttati fuori senza alcuna rete di protezione sociale. Stimiamo siano, solo nel nostro settore, oltre 1000.
E’ evidente che, tranne qualche eccezione, il settore metalmeccanico nel nostro territorio è fermo. In diverse realtà la produzione è completamente ferma e le fabbriche vuote.
In un quadro così devastato sul piano sociale il nostro compito prioritario sta nella capacità di mettere in campo un movimento e un’azione sindacale di tenuta unitaria e solidaristica tra i lavoratori.
Arginare e contrastare le logiche di divisione e competizione al ribasso tra lavoratori (immigrati e italiani, precari e stabili, giovani e anziani..) che possono pericolosamente accentuarsi nei periodi di crisi. E’ un lavoro difficile ma non aggirabile.
Se sei un sindacato coerente i segnali incoraggianti li puoi trovare. La Franco Tosi di Legnano un mese fa ha richiesto la cassa integrazione per 150 lavoratori su 600, voleva forzare per evitare che vi fosse la rotazione dei lavoratori in Cig.
Tentando di dividere e di scaricare solo su una parte di lavoratori il peso Cig e della perdita di salario, pensava (e si illudeva) di farla franca contando sulla complicità dei lavoratori che non sarebbero stati toccati.
La Fiom si è opposta e i lavoratori hanno bloccato il centro cittadino per un’intera mattinata con un’adesione quasi totale di operai e impiegati. Alla fine l’azienda è dovuta tornare al tavolo e accettare un accordo che contenesse la rotazione dei lavoratori in cassa oltre ad altre richieste che avevamo avanzato.
Una grande lezione: la lotta paga se si è uniti, con obiettivi chiari e soprattutto costruiti con i lavoratori.
Renato Esmeraldi
Segretario generale Fiom Ticino-Olona


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