Sì, lo voglio. Ma non mi sposo
La coppia “light” non è un nuovo tipo di yogurt. E’ la definizione di una forma di convivenza sempre più gettonata, scelta da chi posticipa il matrimonio o non lo prende nemmeno in considerazione
Il vestito lungo, il “letto della sposa”, i preparativi e alla fine lo scambio degli anelli: a quanto pare, la tradizione piace sempre meno, e la “flessibilità” è diventata una sorta di regola anche nelle questioni di famiglia.
La tendenza a coltivare legami “light” si era già affermata negli Stati Uniti, nei Paesi nordici e in Gran Bretagna, ma sta diventando diffusissima anche nei Paesi più tradizionalisti. Se a Manhattan la percentuale di coppie conviventi sposate è del 26% rispetto al totale, nel microcosmo statunitense i matrimoni sono scesi complessivamente al 49%, e anche in Gran Bretagna il numero di chi va a vivere insieme ha superato gli sposati.
In Italia sceglie di vivere insieme al partner senza formalità una donna su tre tra quelle nate alla fine degli anni Settanta, e quando toccherà a quelle che oggi hanno diciotto anni, le figlie degli anni Novanta, la percentuale potrebbe quasi raddoppiare.
“Le diciottenni di oggi non si sposeranno senza prima aver provato a convivere, in media per due anni – conferma Alessandro Rosina, demografo, docente alla Cattolica di Milano – e ciò non significa che il matrimonio non abbia più valore, al contrario, per molti resta un traguardo. Ma non al primo colpo”.
Questa tendenza culturale ha, con ogni probabilità, un nesso con l’aumento della precarietà occupazionale, che non consente di immaginare a tantissime coppie progetti a lungo termine.
Infatti a scoraggiare dalle nozze sono anche le banche, sempre più restie a concedere mutui se il reddito non è stabile. “La convivenza – conclude Rosina – è una strategia non solo culturale ma anche economica. Per vivere in una grande città due redditi sono meglio di uno, soprattutto quando possono oscillare. E andare a stare insieme è spesso l’unica forma di difesa dalla prospettiva di restare a vita sotto la custodia dei genitori”.


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