Secondo un sondaggio il Pd è al crollo
La Repubblica ha pubblicato ieri un sondaggio elettorale per capire quali sono gli orientamenti dei cittadini. I risultati sono di grande interesse, anche se l’esperienza ha insegnato a non fidarsi troppo delle rilevazioni statistiche.
Il 26 e 27 febbraio Ipr Marketing ha interpellato un campione di elettori. Come era prevedibile il Partito democratico crolla, passando dal 33,2 per cento delle politiche dello scorso anno al 22, mentre cresce in modo sensibile il partito di Di pietro, l’Idv, che passa dal 4,4 all’8 per cento.
Bene va anche l’Udc, che sale all’8 dal 5,6 delle elezioni dell’aprile 2008, mentre il Pdl scende dal 37,4 al 36 per cento. Ipr ha chiesto al campione cosa succederebbe in casi di scissione del Pd e ripristino della situazione precedente, ovvero Ds e Margherita: i primi prenderebbero il 13 per cento ed i secondi il il 7, due punti in meno dei democratici.
Per la sinistra marxista ed ambientalista il responso del sondaggio è ambiguo. Nella Waterloo del 2008, Pdci, Prc, Sinistra democratica e Verdi ottennero il 3,1 per cento, anche per l’effetto della campgna del Pd sul ‘voto ultile’. Demolita la credibilità di quell’ipotesi demagogica le cose adesso sono diverse. Rifondazione comunista è al 2,5 per cento, Rifondazione per la sinistra (la formazione di Vendola e degli altri transfughi dal Prc) all’1, Sinistra democratica al 2, i Verdi all’1,5 e il Pdci allo 0,5. Tuttavia, se i diversi partitini fossero in grado di coalizzarsi, comprendendo anche i socialialisti ecco che arriverebbero al 6 per cento. L’ipotesi sembra tuttavia impraticabile e quindi allo stato delle cose è prevedibile che difficilmente qualcunoi supererà la soglia di sbarramento del 4 per cento.
Per Ipr il Popolo delle libertà è il primo partito italiano al 36 per cento, pur perdendo l’1,4. Lievissimo il calo dell’Mpa di Raffaele Lombardo dall’1,1 all’1 per cento, più marcato quello de La Destra, dal 2,4 al 2 per cento.
Intanto il corrispondente da Roma del quotidiano francese ‘Le Monde’, Philippe Ridet, in un articolo dal titolo “Il Partito Democratico italiano nella bufera”, ricostruisce le ultime vicende della formazione di centro
-sinistra e scrive, “designando Dario Franceschini come nuovo leader, ha fatto fronte all’emergenza: trovare un capo che sostituisse Walter Veltroni, dimissionario dopo l’ennesima sconfitta, che potesse condurli senza troppi danni alle elezioni europee”.
Ricordando la genesi del partito, il corrispondente sottolinea poi come proprio l’appuntamento europeo può essere “portatore di altre tensioni tra i due rami del Pd”, e ricorda come a Strasburgo gli eredi della Margherita e dei Ds aderiscano a gruppi diversi. “Altrettanto urgente e irrisolta la questione del modo di fare opposizione a Berlusconi”, conclude il quotidiano, chiedendosi se Franceschini “avrà il tempo di realizzare ciò che Veltroni non ha potuto fare”.
Ai posteri una sentenza che alla luce del sondaggio non appare troppo ardua.


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