Sacconi ritiene gli italiani stupidi
Il ministro del Lavoro ha bocciato la proposta Franceschini per una indennità di disoccupazione più estesa. E forse pensa che tutti gli italiani non caspicano nulla.
Per il titolare del Welfare una indennità di disoccupazione erogata in modo automatico a tutti ”in questa fase di crisi determinerabbe un aumento dei licenziamenti, un rattrappimento della struttura produttiva”. La strategia del governo, ha spiegato il ministro, è quella di favorire gli ammortizzatori ”su base negoziale” e per questi ”sono stati messi in campo ingenti risorse” pari a 16 miliairdi l’anno per il bienno 2009-2010 per gli ammortizzatori ordinari e in deroga. Si tratta di una dotazione senza precedenti che speriamo possa non servire e che comunque speriamo siano utili a mantenere le persone nell’ambiente produttivo”.
Il ragionamento di Sacconi e del centro destra è la rappresentazione della demagogia. Con un esempio anche un po’ fantasioso sarebbe come dire che l’esistenza dell’aspirina favorisce l’insorgere del raffreddore. La durezza della crisi sta spazzando via decine di migliaia di posti di lavoro e le misure governative orientate non solo a contrastare il fenomeno, ma tese ad aiutare chi finisce nel tritacarne della disoccupazione sono del tutto ininfluenti.
Oltre alle critiche che arrivano dal mondo sindacale e da una parte di quello imprenditoriale, solo ieri un gran numero di associazioni del volontariato hanno sottolineato l’insorgere di un fenomeno indicativo sullo stato di malessere del Paese: l’aumento dei furti di generi alimentari di prima necessità nei supermercati ad opera di anziani e pensionati.
Negando anche questo, Sacconi ha aggiunto: “La crisi sociale, conseguenza della crisi economica connessa con la crisi dei mercati finanziari sembra, allo stato, avere ancora effetti molto contenuti”. Secondo il ministro chi ha ”esasperato le previsioni negative sarà smentito dai dati Istat sull’ultimo trimestre, secondo cui l’occupazione si mantiene ”sopra i 23 milioni e il tasso di occupazione è sostanzialmente stabile, con una composizione leggermente mutata e un peggioramento nel Mezzogiorno. Certo la crisi può avere anche da punto vista dell’impatto sociale un effetto geometricamente crescente, ma sarebbe un errore evocare scenari peggiori perchè potrebbero essere indotti anche da questi atteggiamenti”.
Tutto smentito in tempo reale non da perisolosi estremisti ‘comunisti’, ma da dati diffusi ieri dal Centro studi di confindustria. La cassa integrazione si avvicina ai massimi del 1993, anche se non ha ancora toccato picco del 1984. A febbraio il monte ore cig annualizzato è stato pari all’1,16 per cento della forza lavoro ed era allo 0,8 in gennaio. Nel 1993 era all’1,4 per cento, nel 1984 al 2,1.
il Centro studi ha aggiunto che la crisi si ripercuote anche sulle buste paga. “Nell’industria in senso stretto nel 2008 le retribuzioni di fatto per unità di lavoro a tempo pieno sono cresciute meno di quelle contrattuali, più 3,1 per cento contro il più 3,3″. Il divario si spiega con il minor apporto delle componenti variabili, soprattutto per il calo delle ore di straordinario, la cui quota sulle ore ordinarie lavorate nelle grandi imprese è scesa al 4,8 per cento, mentre era del 5,4 nel dicembre 2007.
Se il ministro non vuol vedere e pensa che negandone l’esistenza i problemi si risolvano da soli, è arrivata anche la Banca centrale europea. L’istituzione nel suo bollettino mensile ha inserito l’Italia fra i Paesi che, in termini di deficit di bilancio, ”supereranno quest’anno il valore di riferimento del 3 per cento del Pil rimanendone al di sopra nel 2010”.
Se lo stesso dato riguarda anche altri Paesi in Europa, l’Italia è in difficoltà maggiori, perchè l’intero sistema produttivo nazionale marca ritardi in sviluppo, innovazione ed efficienza. Tuttavia, la strategia di Berlusconi non si dirige verso il ‘buon governo’, ma pittosto cerca di mutare l’assetto istituzionale del Paese, lasciando i problemi economici da parte. I cittadini sentono parlare di ‘riforme’ costituzionali, di intercettazioni, di magistratura, di ordine pubblico e nulla si dice di salari, lavoro, opportunità per il futuro.
Su tutto, infine, il continuo atteggiamento discriminatorio. Sacconi, infatti, nel suo intervento ha aggiunto che prima di aprire i lavori stagionali agli stranieri ”verificheremo la disponibilità dei lavoratori italiani”. Il voler continuamente contrapporre i lavoratori in base al passaporto nasconde la complessità del mercato del lavoro. A seconda del tipo di occupazione si ricorre alla scelta del dipendente e la nazionalità non conta. Molti insediamenti industriali, in particolare nel Nordest, riescono ancora a produrre grazie alla mano d’opera di migranti.
L’irresponsabilità delle scelte governative e la debolezza dell’opposizione stanno trascinando l’Italia in un tunnel pericolosissimo e presto le centinaia di migliaia di cassintegrati, precari e disoccupati rischieranno di trovarsi di fronte ad una situazione senza sbocco. Mentre il ricorso alla cassa integrazione è destinato a crescere ancora.
Ma per Sacconi ed il governo sembra tutto nella norma. Il dramma è che c’è anche chi ci crede ancora.


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