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“Ricominciamo dai salari”

Autore: . Data: mercoledì, 11 marzo 2009Commenti (0)

Rivendicare migliori condizioni di lavoro è impresa sempre più difficile. Ma il sindacato ha l’obbligo di ripartire dalla concretezza dei diritti. Un articolo per “Tu Inviato”

carrellospesaI sindacati sono da tempo mobilitati contro gli effetti di una crisi senza precedenti. Del resto si tratta di una necessità, a fronte del tentativo del governo (al cospetto del tracollo economico, finanziario, produttivo e dei consumi) di scaricarne i costi sociali sui lavoratori pubblici e privati.

Recentemente sia la Funzione pubblica sia la Fiom Cgil hanno scioperato assieme, contro l’accordo del 22 gennaio 2009 (firmato da Cisl, Uil, governo e Confindustria) che definisce le nuove regole contrattuali e le modalità attraverso le quali si dovrebbero applicare in futuro i contratti ai lavoratori dipendenti.

“Applicare”, e non più rinnovare attraverso contrattazione o concertazione: qui sta proprio la novità più pericolosa e negativa, rispetto al fatto che i contratti diventeranno l’elaborato di gruppi e commissioni paritetiche tra le forze sociali, precondizionato e preconfezionato sulla base di decisioni assunte in ambito europeo.

Ha destato giustamente un certo scalpore la novità secondo cui gli aumenti salariali avranno come riferimento “l’inflazione prevista, depurata degli aumenti dei prodotti energetici” (petrolio, benzina, luce, gas, ecc.).

Ma come? E’ vero o non è vero che negli ultimi anni in Italia, insieme alla produzione, è aumentata la ricchezza ma non è stata redistribuita ai lavoratori se non in maniera marginale? Perché mai, dunque, all’arrivo della crisi internazionale (non certo prodotta da chi lavora, visto che operai e impiegati scontano un aumento dei carichi e dei ritmi), viene chiesto ai soliti noti di sopportarne gli oneri, attraverso la riduzione del potere d’acquisto delle retribuzioni, già insufficienti ad arrivare a fine mese?

E’ utile tornare su quell’aspetto per riflettere oggi sul pessimo stato di salute del mondo del lavoro. Che si evince dall’aumento travolgente delle cassintegrazioni abbinato all’azzeramento delle prospettive occupazionali per i precari. Mentre i lavoratori pubblici scontano anche gli effetti delle campagne mediatiche (e non solo) orchestrate da qualche ministro.

Pensiamo a Brunetta, che ha furbescamente ed efficaciemente nascosto dietro alla “lotta ai fannulloni” i provvedimenti ai danni del lavoro pubblico applicati unilateralmente.

Tutto questo per dire che ci aspetta un prosieguo di 2009 difficilissimo. E’ necessario da un lato contrastare, con le mobilitazioni, le logiche di chi punta a smembrare il contratto nazionale di lavoro.

Dall’altro costruire partecipazione e consenso nei posti di lavoro, a partire dal coinvolgimento delle persone in carne ed ossa attorno a piattaforme che abbiano la possibilità di rivendicare concretamente l’incremento del potere d’acquisto dei salari.

Mirko Carotta
Segretario generale Fp Cgil Trentino

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