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Pensionati a Roma. In 20mila

Autore: . Data: venerdì, 6 marzo 2009Commenti (0)

Si sono dati appuntamento in piazza Navona, chiamati dallo Spi-Cgil. Hanno chiesto al governo di adeguare le pensioni all’inflazione, estendere la quattordicesima e varare la legge sulla non autosufficienza

spi-cgilNon vogliono pagare le conseguenze della crisi economica. Eppure sono costretti a rivendicare diritti minimi dopo una vita lavorativa pluridecennale.

I pensionati della Cgil sono arrivati a Roma da tutt’Italia e hanno riempito piazza Navona per condividere con Carla Cantone (la segretaria generale dello Spi-Cgil) e Guglielmo Epifani le richieste da presentare urgentemente al governo. Richieste colme di un disagio per la situazione che sono costretti a vivere milioni di anziani nel nostro Paese.

“Ci aspettavamo 20 mila persone, ne sono arrivate molte di più nonostante la pioggia”, ha affermato Carla Cantone durante il suo intervento. In effetti, in piazza non si è notata soltanto la moltitudine di teste grigie o bianche, ma si sono affacciati anche tanti lavoratori attivi in rappresentanza di vari settori produttivi e del pubblico impiego. “Arrivati fin qui – ha aggiunto Cantone – per sostenerci e per far sì che le richieste che abbiamo presentato al governo siano finalmente ascoltate”.

A questo proposito, i punti salienti del contenzioso con il governo riguardano il mancato adeguamento delle pensioni all’inflazione, la non estensione a tutt’oggi della quattordicesima mensilità a chi percepisce più di 700 euro al mese di pensione e il vuoto legislativo a tutela dei non autosufficienti.

“Non ci rassegniamo – ha detto Cantone – e andremo avanti fino a che non otterremo il risultato”. E va ricordato che al presidio di ieri si è arrivati dopo una mobilitazione che ha preso il via un mese fa tutti i territori del Paese.

A maggior ragione, tutta la confederazione ha voluto far propria l’iniziativa dello Spi. “Il governo – ha sostenuto il leader Cgil Epifani dal palco di piazza Navona – non fa nulla per la dignità, il reddito, la condizione delle persone anziane. La social card e bonus evidentemente non funzionano”.

Torna dunque la polemica su quella che fu definita da più parti “l’elemosina” del governo nei confronti dei più poveri. “Avevano detto – ha continuato Epifani – che ci sarebbero state 1 milione 300 mila social card, oggi ne sono state consegnate meno di 500 mila. Perché non tornano i conti? E i soldi previsti per quelle altre 800.000 persone che fine hanno fatto?”.

Il leader sindacale ha chiesto strumenti “più degni e più efficaci” a partire “da una lotta vera all’evasione fiscale”. E ribadito il desiderio che il Paese sia “più solidale nei confronti di chi sta peggio, come hanno fatto gli Stati Uniti di Obama e l’Inghilterra”, alzando le tasse “per due anno o per un anno ai più ricchi”.

E’ necessaria, ha detto, “una vera solidarietà, solo così il Paese può attraversare la crisi. Altrimenti diventa, come vorrebbe il governo, una guerra tra poveri per dividere, scagliando gli uni contro gli altri”.

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