Mercato auto in giù, benzina in su e prezzi alti
Il mercato dell’auto usata è in crisi, la benzina aumenta e l’infazione rimane stabile. Una sitiuazione sempre più difficile.
Secondo i dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile ‘Auto-Trend’, l’analisi statistica dell’Automobile Club d’Italia sui dati del Pra, febbraio è stato negativo per l’usato delle quattro e delle due ruote. I passaggi di proprietà delle autovetture hanno fatto registrare un meno 11per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, i motocicli addirittura un meno 21,9.
Dall’inizio dell’anno la compravendita di autoveicoli è diminuita del 14,4 per cento. Ogni 100 auto nuove ne sono state vendute 149 usate a febbraio e 147 nel primo bimestre.. Prosegue il segno negativo anche per chi elimina i mezzi molto vecchi: meno 31,9 per cento per le auto e meno 20,6 per le moto.
Le autovetture ritirate dalla circolazione a febbraio sono state 117.979 contro le 173.151 del 2008. La variazione negativa delle autovetture nel primo bimestre è risultata pari a meno 32,2 per cento. Ogni 100 auto nuove ne sono state radiate 73 a febbraio e 85 nei primi due mesi dell’anno.
Contemporameamente l’Adoc, commentando i dati sull’inflazione diffusi oggi dall’Istat, rende noto che il rialzo del prezzo dei carburanti benzina, che a febbraio sono aumentati del 2,4 per cento rispetto a gennaio, è ”l’ennesimo fenomeno speculativo che danneggia le famiglie di oltre 400 euro l’anno”.
L’associazione dei consumatori aggiunge: ”Basta con la speculazione sui carburanti e con il giochetto della doppia velocità dei prezzi: appena il costo del greggio cresce, subito il prezzo della benzina sale; al contrario, quando il greggio cala, la benzina non scende. Si sta realizzando un ‘furto’ dei possibili risparmi derivanti dal basso costo del greggio, che noi stimiamo in circa 400 euro l’anno, se la situazione dovesse perdurare”.
Per il presidente di Adoc,Carlo Pileri, il rallentamento dei prezzi alimentari ”non è sufficiente” e si prevede un ”brusco calo dei consumi per il 2009, pari al 5 per cento. Un calo deciso dei prezzi sarebbe già dovuto avvenire, considerando i minori costi energetici per il trasporto. Questo favorisce un ulteriore calo dei consumi a livello generale”, prosegue l’Adoc che prevede infine che per Pasqua circa due italiani su tre, il 76 per cento, non si muoverà di casa, il 5 in più dell’anno passato.
Anche Adusbef e Federconsumatori ritengono che i dati diffusi dall’Istat e relativi al tasso di inflazione stabile all’1,6 per cento sono ”l’ennesimo segnale di una situazione estremamente grave”.
Per le due associazioni ”se i prezzi dei prodotti di prima necessità non caleranno, le famiglie italiane dovranno sostenere quest’anno un maggior costo per l’alimentazione di ben 564 euro”.
Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti’, presidenti di Adusbef e Federconsumatori pensano che “a fronte della forte contrazione dei consumi e della drastica diminuzione del potere di acquisto delle famiglie, che non accennano ad arrestarsi, ed alla luce del calo vertiginoso dei costi energetici e dei costi delle materie prime, non si manifesta affatto, sul lato dell’offerta, un’adeguata riduzione dei prezzi”.
”Ma, quello che ci indigna – aggiungono – è che ciò accade soprattutto in relazione ai beni di prima necessità , quali pane, pasta, latte, cioè quei prodotti che incidono in misura maggiore proprio sui redditi delle famiglie piu’ in difficoltà . La situazione, per la maggior parte delle famiglie, sta diventando sempre più insostenibile”, proseguono le due associazioni, che per questo chiedono al Governo di ”non indugiare oltre con manovre inefficaci e caritatevoli, ma di agire attraverso una forte defiscalizzazione per le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati ed inoltre una riduzione dei prezzi di almeno il 20 per cento”.
Per il presidente del Consiglio, Berlusconi, invece, è necessario l’ottimismo.


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