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Maria De Filippi da Amici ai Grammy Awards. Passando per Sanremo

Autore: . Data: giovedì, 26 marzo 2009Commenti (0)

Ad ascoltare o leggere le sue interviste appare come donna intelligente e attenta, in alcuni momenti quasi schiva ed essenziale, insomma non assimilabile alle altre conduttrici del momento. Eppure i suoi programmi sono tra i peggiori della tv.

amici1L’essenzialità è una dote rara, perchè nell’evoluta e provinciale Italia è più di moda l’attitudine ad essere superflui. La differenza tra i due ‘tipi’ caratteriali è presto detta. Gli essenziali evitano di perdersi in analisi per lo più inutili sul senso dell’esistenza, i superflui, invece, non sanno far altro che parlar di quello, fino all’esasperazione, riuscendo a raggiungere un impareggiabile successo: essere esperti in una cosa che non sanno fare.

Forse è il motivo per il quale nella cronaca dello spattacolo, per fare qualche esempio, Simona Ventura è Supersimo, Mike Bongiorno deve avere un erede, Bonolis parla come un venditore di enciclopedie che deve sbolognarne una sui ragni ad un aracnofobico e lei è solo ‘Maria’.

Certo, la donna si mostra in modo eccentrico: di solito indossa abiti singolari, porta tacchi irragiungibili e deambula con un vago ondeggiare spartano e legnoso, ha una voce che sta al di sotto del basso ed un’espressione non di rado distante e stralunata, per via di due occhi che la televisione rende troppo piccoli per poterli scoprire mobili.

E’ sempre sgradevole parlare di qualcuno come ‘sorella di’ o ‘figlia di’, ma è impossibile non ricordare che Maria De Filippi è la moglie Maurizio Costanzo. Il marito, che nell’abissale ritardo italiano nel campo della comunicazione è considerato un ‘esperto’, ha negli anni sviluppato un modello specifico: semplificare i contenuti ed adattarli alle pulsioni basic degli spettatori.

Qualche sera fa, partecipando a Ballarò, durante uno dei soliti dibattiti surgelati del tinello politico di Raitre, Costanzo ha cominciato a parlare di “piaghe da decubito”, descrivendo la scomodità delle poltrone in cartone pressato inventate, forse, da uno scenografo cattivo e probabilmente ostile al Palazzo per torturare gli ospiti. E’ il suo modulo standard, arrivare al pubblico senza mediazioni, rincorrendo immagini da borgata, però non popolari, ma strutturalmente plebee.

‘Maria’, dopo l’ultima puntata dell’ennesimo successo, il terribile ‘Amici’, mentre ancora impazza quel campionario di marginalità umane che popola ‘Uomini e donne’ e forse prepara qualche show del sabato sera, ha detto alcune cose a ‘la Repubblica’.

Prima frase: “Se Bonolis dovesse restare a Mediaset sarebbe bello fare Sanremo su Canale 5. Sto giocando, ma l’idea di un’alternativa al Festival mi piace”.

Seconda frase: “Vorrei importare in Italia il marchio dei Grammy Awards. E’ il mio sogno e a questo conto di lavorare nelle prossime settimane”.

Lo star system americano è un complicatissimo ‘sistema integrato’, nel quale si mescolano drastici criteri selettivi, organizzazione del potere, competenze superqualificate, un mercato (anche oggi che c’è la crisi) immenso e investimenti giganteschi.

La tv in america è piccola cosa, certo influente, ma non unica industria nazionale dello spettacolo come in Italia. Per comprendere meglio cosa vuol dire lo show business made in Usa si pensi ai telefilm. Mentre da noi la cosidetta ‘fiction’ televisiva è lo specchio fedele della qualità tecnica del cimena, ovvero la mediocrità, negli Usa è il contrario. Un film italiano è televisivo, un telefilm americano è cinematografico.

L’interminabile serie di movies che arrivano dagli States sulla Juilliard School o sulla Nyca (New York Conservatory for the Arts), solo per citarne due, mostrano ai ragazzi di tutto il mondo le storie di giovani che arrivano dalla ‘strada’, faticano per entrare nella scuola, litigano col ‘direttore’ malato di conservatorismo, si organizzano con altri coetanei ed alla fine ce la fanno. Studiando e lavorando duramente.

E’ il ‘messaggio educativo’ e con ‘happy end’ obbligatorio di gran parte del cinema americano, ma non così distante dalla realtà come potrebbe apparire. Per arrivare al successo non basta solo il talento, sia chiaro, ma quello è indispensabile. Poi debbono essere aggiunte molte altre cose, ma la qualità professionale non può mancare.

Per questo motivo, per esempio, Kathryn Morris, la detective Lilly Rush di Cold Case, o David Caruso, il Crime Lab Lieutenant Horatio Caine del Csi di Miami, sono persone in grado di interpretare qualsiasi ruolo, oppure Joe Mantegna, il Senior Supervisory Special Agent dell’Fbi David Rossi di Criminal Minds, è stato anche il vincitore di un ‘Tony Award’  per il musical ‘Glengarry Glen Ross’ di un genio come David Mamet o Joey Zasa con Francis Ford Coppola nel Padrino III.

Maria guarda, forse, quel mondo lontano e vorrebbe ‘importarlo’ nel nostro Paese. Comunque pensa di averne rilevato il marchio di fabbrica per ‘Amici’, senza comprendere che lo show e il talento sono cose da quell’altra parte dell’oceano del tutto differenti da come si materializzano in Italia.

Il rusultato, allora, diventa paradossalmente simile ai talk show di Costanzo, nei quali tutto si evolve in in un perimetro di allusivi rifermenti provinciali, di batture ammiccanti, di superficialità estrema. E’ ‘Uomini e donne’, dove un pubblico di casalinghe non particolarmente raffinate dialoga con esemplari irragiungibili del genere umano italiota, tra troni, poltrone, ragazzotte scosciate, tatuaggi e teste rasate. Ore di tv che rendono il corteggiamento o il senso stesso dell’amore un prodotto da vendere mostrando qualche vasca Jacuzzi nelle assolutamente fantastiche ‘esterne’ del programma.

Adesso Maria pensa a Sanremo, vuole contaminarlo con i Grammy, forse vuole moltiplicare la già esponenziale mentalità provinciale del Festival offrendo ai dilettanti senza carattere di ‘Amici’ l’edizione clonata del premio americano.

La conduttrice ed autrice televisiva sembra, come capita non solo a lei, una versione catodica del dottor del dottor Jekyll e di Mr. Hyde. Intelligente e sensibile nelle rarissime occasioni in cui parla di se stessa e arma nucleare contro la qualità quando si catapulta nel piccolo schermo.

Se la televisione italiana avesse dei contrappesi artistici, anche almeno comunicativi, di eccellenza non sarebbe preoccupante, perchè i cittadini avrebbero una alternativa al trash. Ma così non è ed allora le responsabilità di Maria sono grandi e dovrebbe rifeltterci sopra.

Chissà perchè tutto questo ricorda la politica italiana, salvo che per i corridoi del potere principale non circola Maria, ma un altra persona che di essenziale non ha nulla.

Roberto Barbera

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