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Le cose in Italia vanno malissimo, ma non se ne parla

Autore: . Data: giovedì, 5 marzo 2009Commenti (0)

Mentre i giornali ed i tg sono inondati dalla cronaca nera, dal gossip e dalla propaganda governativa la crisi avanza insorabile.
disoccupatoIl segretario generale della Cgil Lombardia ha presentato ieri i dati sulla cassa integrazione nella regione. Il ricorso allo strumento di tutela per i lavoratori quando le aziende sono ferme è cresciuto del 251 per cento a gennaio e febbraio di quest’anno rispetto agli stessi mesi del 2008, mentre quella straordinaria è aumentata del 145: nel complesso è più che triplicata.

Ha detto Baseotto: “Siamo molto preoccupati, i dati peggiorano di giorno in giorno”, rilevando come nell’azione del Governo manchino misure adeguate a fare fronte alla crisi economica che “sta entrando nella fase più acuta”.

La Lombardia, che “negli ultimi dieci anni ha perso circa 15 punti di mancata crescita del Pil rispetto all’Unione Europea”, ha visto scendere “drasticamente, meno 6 per cento, la produzione manifatturiera, come è sceso l’indice della produzione industriale”.

Nel 2008 – secondo i dati presentati dal segretario generale della Cgil lombarda – i licenziamenti nella regione sono aumentati del 50 per cento rispetto all’anno precedente, 31.871 nel complesso, di cui 18.546 in aziende sotto i 15 dipendenti. Nel solo mese di gennaio 2009 “cinquemila persone sono passate dalle liste di mobilità alla disoccupazione”, ha detto Baseotto, che ha lanciato un nuovo allarme: “nella ricca Lombardia nel prossimo futuro potrebbero essere a rischio ben oltre i 250 mila posti di lavoro che avevamo denunciato nel mese di settembre”.

Guglielmo Epifani, segretario generale dell’organizzazione, parlando dell’iniziativa prevista dalla Cgil il 4 aprile ha detto che rappresenterà ”quella parte d’Italia che ha un altro modo di affrontare la crisi, l’Italia più matura, più democratica e più civile”.

Il segretario ha concluso continuato: “Dimostreremo la nostra capacità di rappresentare le persone come forza che si propone un modello di cambiamento sociale di cui si ha bisogno”. Secondo il leader sindacale ”il governo vuole far pagare la crisi ai lavoratori” e ”si muove con una velocità da fulmine per togliere a chi ha di meno ma improvvisamente non lo si vede più quando si tratta di dare: dove deve essere veloce non lo è e dove dovrebbe essere più attento è disattento, compiendo scelte eticamente ed economicamente sbagliate e socialmente ingiuste.

”La nostra proposta – ha spiegato – è invece esattamente il contrario e scenderemo in piazza per sostenere un principio di solidarietà e unire socialmente il Paese. Non ci piace farlo da soli anche se siamo in tanti, ma questo è il compito che dovrebbero avere tutte le parti sociali. Qualcuno ci vuole isolare in un angolo – ha concluso – ma quando una forza rappresenta più di un milione di lavoratori, sarebbe bene rispettare quella forza fino in fondo”.

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