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Lavoro insicuro, polemica governo-Cgil

Autore: . Data: giovedì, 26 marzo 2009Commenti (0)

Dopo l’intervista-show di Brunetta all’Unità, Sacconi scrive a Repubblica: accusato di voler ammorbidire la legge sugli infortuni, ha provato a difendersi

thyssenMinistri comunicatori? Agli uomini di Berlusconi piace stupire, in particolare a quelli che si cimentano con il tema del lavoro. Ieri Brunetta, dalle colonne del giornale che fu di Antonio Gramsci, aveva spiegato che “questo è un Paese molto ipocrita e chi parla schietto viene chiamato provocatore”.

L’ultima sua trovata è quella delle “emoticon”, vale a dire le faccine che potranno essere opzionate dall’utente di alcuni servizi pubblici per esprimere o meno gradimento.

La trovata ha suscitato la pungente ironia proprio della Cgil (nelle parole del leader della Funzione pubblica Podda), anche perché appare un po’ curioso l’accanimento del governo verso i lavoratori dello Stato proprio negli stessi mesi in cui da palazzo Chigi è arrivato il blocco alle stabilizzazioni dei precari del settore.

Comunque sia, a Brunetta piace spaziare con gli argomenti e con le parole, quasi a voler dire a Berlusconi che è sprecato per la “ridotta” di un ministero piccolo come quello della Pubblica amministrazione.

Anche nella sua intervista all’‘Unità’, non a caso, aveva tenuto a precisare che gli piacerebbe dire la sua persino sull’urbanistica metropolitana: “Io dico quello che penso, per esempio dico che se si rottama l’architettura comunista di questo Paese sarà un bene”. Prego? “Comunista e palazzinara”, aveva precisato.

I comunisti continuano dunque ad ossessionare il governo Berlusconi. Che sia stato ispirato a Stalin anche il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, varato dal centrosinistra nell’aprile 2008?

Provocazioni a parte, il ministro del Welfare Sacconi non ha nascosto la volontà di modificarlo.

Ieri, in una lettera a ‘Repubblica’, ha ribadito l’impegno del governo nel contrasto alle ‘morti bianche’. Per poi aggiungere che “l’azione ispettiva di per sé non può che essere realizzata a campione e non potrà mai dar luogo a controlli capillari a tappeto”.

Perché “sul nostro territorio operano circa 5 milioni di aziende mentre le forze ispettive arrivano a circa 5.000 unità. Ciò comporta che annualmente è fisiologicamente possibile visitare circa 300mila imprese”.

Sul nodo contestato a proposito dell’incidenza delle sanzioni  ha aggiunto che “risulteranno certamente più consistenti rispetto a quelle precedenti al Testo Unico, ma, lo ricordo, quando sono rivolte a violazioni formali e non direttamente connesse con l’infortunio, è bene siano proporzionate, per costituire una utile deterrenza e per non generare l’arroccamento sul mero rispetto delle forme”.

Va ricordato che Confindustria, in questi mesi, si è più volte lamentata dell’inasprimento sanzionatorio e Sacconi non pare smentire un parziale dietro front.

Mentre riguardo al tema dei controlli, se è pur vero che il rapporto deficitario tra ispettori e aziende rende difficile monitorare al meglio le aziende, non si può non segnalare che nel Documento di programmazione dell’attività di vigilanza, presentato dal governo alla fine di febbraio, sono state previste per il 2009 138mila ispezioni nei luoghi di lavoro, il 17% in meno rispetto all’anno scorso.

Anche in questo caso, dunque, l’esecutivo non sembra particolarmente interessato a fornire un contributo migliorativo nella difficile lotta contro il dramma-infortuni sul lavoro.

La Cgil ha manifestato ieri tutta la sua preoccupazione a riguardo. “Il governo – si legge in una nota -  non ha diffuso alcun documento in merito, dichiarando oltretutto per bocca del ministro Sacconi che non esistono ancora documenti ufficiali né tantomeno definiti in via ultimativa”.

Tuttavia, “dalle dichiarazioni che il ministro ha sempre rilasciato e secondo le indiscrezioni di cui siamo venuti a conoscenza, sembra che i principali punti su cui il governo vuole intervenire saranno i seguenti: depotenziamento e manomissione del sistema sanzionatorio attraverso non solo la diminuzione delle stesse sanzioni pecuniarie e penali, ma anche attraverso una sostanziale deresponsabilizzazione delle imprese e, sembra, addirittura uno spostamento delle responsabilità in capo ai lavoratori; aumento delle funzioni degli enti bilaterali e l’assegnazione a questi organismi di un ruolo improprio di certificazione che come Cgil abbiamo sempre contestato; riduzione delle tutele sanitarie attraverso la manomissione delle norme sulla sorveglianza sanitaria e sulle funzioni del medico competente; cancellazione del divieto di visita preassuntiva”.

“E’ inutile – conclude la Cgil – aggiungere quanto queste indiscrezioni ci preoccupino, poiché verrebbe in questo modo messo in discussione l’impianto del Testo Unico”.

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