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La Gelmini e le leggi razziali

Autore: . Data: venerdì, 20 marzo 2009Commenti (0)

Il ministro pensa di stabilire un tetto massimo di ‘straneri’ per classe. Ormai in Italia è smarrito il senso della misura.  E un’agenzia dell’Onu accusa l’Italia di razzismo.

gelminiGelmini ha detto: “Stiamo pensando all’introduzione di un tetto intorno al 30 per cento. Non credo che ciò sia possibile a partire dal prossimo anno ma dal successivo. Comunque sto chiedendo ai dirigenti uno sforzo per risolvere già dal prossimo anno i casi limite”.

Il razzismo dilagante e suggerito giorno dopo giorno dalle iniziative del governo si sta radicando nella cultura nazionale e i fenomeni di discriminazione sono considerati ‘ordinaria amministrazione’. Il ministro che crede nelle classi differenziate, ritiene che la conoscenza della lingua e della Costituzione sono “due elementi necessari per l’integrazione”, ma c’è da domandarsi se lei per prima abbia compreso lo spirito della Carta, che in nessuna sua parte mostra indulgenza verso idee di separazione sociale.

A ‘certificare’ il razzismo dilagante ci ha pensato il Comitato di esperti dell’Ilo, l’Organizzazione internazionale del lavoro, agenzia Onu, che ha scritto in un documento reso noto nei giorni scorsi: “È evidente e crescente l’incidenza della discriminazione e delle violazioni dei diritti umani fondamentali nei confronti degli immigrati in Italia. Nel paese persistono razzismo e xenofobia anche verso richiedenti asilo e rifugiati, compresi i Rom. Chiediamo al governo di intervenire efficacemente per contrastare il clima di intolleranza e per garantire la tutela ai migranti, a prescindere dal loro status”.

Nel rapporto annuale sull’applicazione degli standard internazionali del lavoro l’Ilo denuncia l’Italia perché contravviene alla convenzione 143, che riguarda la “promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti”.

I soli Paesi europei associati al nosto sono il Portogallo e la Slovenia, in compagnia di Benin, Burkina Faso, Camerun e Uganda.

Il Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni razziali (Cerd), una diramazione dell’Onu, aveva scritto in un suo rapporto diffuso all’inizio di marzo di essere preoccupato “per i rapporti che riferiscono maltrattamenti verso i Rom, in particolare verso i Rom di origine rumena, eseguiti da agenti delle forze di polizia durante i raid nei campi Rom, tanto più in seguito all’emanazione del decreto Decreto Legge 181/07 del novembre 2007 riguardante l’espulsione degli stranieri. (art. 5(b), la segregazione continua dei Rom e dei Sinti in campi nomadi; le ordinanze discriminanti e i segnali stradali che restringono la libertà di movimento dei Rom e dei Sinti in Italia”.

Rivolgendosi al governo italiano il Cerd raccomandava “che lo Stato membro incrementi i suoi sforzi per prevenire le offese su basi razziali e i discorsi di incitamento all’odio, e garantisca che siano effettivamente implementate norme di legge per sanzionare questo genere di reati”.

Il Cerd aveva anche chiesto all’Italia di intraprendere “azioni risolute per contenere ogni tendenza, specialmente se proveniente da politici, a stigmatizzare, stereotipare o indicare le persone sulle basi di razza, colore della pelle, lignaggio e origini nazionali o etniche, o a utilizzare propaganda razzista a fini politici”.

Il ministro Gelmini, del tutto ignara delle critiche che piovono sull’Italia da quasi tutti gli organismi internazionali e dalle associazioni per la difesa dei diritti civili, adesso vuole imporre il ‘tetto stranieri’.

Forse qualcuno dovrebbe chiederle di dimettersi.

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