La crisi si abbatte sulle donne
Allarmante rapporto dell’Ufficio Internazionale del Lavoro (Ilo): nel 2009 potrebbero perdere il lavoro oltre 22 milioni di donne in tutto il mondo, con un aumento della disoccupazione del 7,4%
La crisi economica colpisce i più deboli (nel senso dei precari) ma anche coloro che hanno minori e peggiori possibilità di accesso nel mercato del lavoro (come le donne).
I dati forniti ieri dall’Ilo, l’Ufficio Internazionale del Lavoro, lasciano spazio a ben pochi dubbi: la crisi economica potrebbe causare un aumento del numero delle donne disoccupate di 22 milioni nel 2009.
L’anno scorso, su tre miliardi di occupati nel mondo, 1,2 miliardi erano donne (40,4%) e il tasso di disoccupazione femminile rischia di aumentare del 7,4%, con picchi particolarmente preoccupanti in America Latina e nei Caraibi.
Complessivamente l’Ilo stima nel 2009 tra i 24 e i 52 milioni di disoccupati in più, e tra questi “tra i 10 e i 22 saranno donne”.
A fianco alla specificità femminile, come accennato all’inizio, c’è quella dei precari, dei cosiddetti lavoratori “vulnerabili” (domestici, lavoratori in proprio con poche tutele, occupati “atipici”), la cui incertezza rispetto al proprio posto di lavoro oscillerà tra il 50,5 e il 54,7% per le donne e tra il 47,2% e il 51,8% per gli uomini.
Secondo Jane Hodges, responsabile dell’ufficio per le pari opportunità dell’Ilo, “percentuali di occupazione femminile più basse, un controllo più debole su proprietà e investimenti, la concentrazione in tipi d’impiego informali e vulnerabili con guadagni più bassi e minori protezioni sociali” sono tutti fattori che “in tempi di crisi collocano le donne in una posizione più difficile rispetto agli uomini”.
“Le donne – ha aggiunto Hodges – possono far fronte alla situazione con ore straordinarie di lavoro, o accettando più impieghi a bassa remunerazione, ma anche così dovranno continuare ad assolvere i loro compiti di cura non remunerati”.
“La disuguaglianza di genere nel mondo del lavoro – ha dichiarato invece Juan Somavia, direttore generale dell’Ilo – è presente da molto tempo, ma in tempi di turbolenza economica le donne sperimentano le conseguenze negative più rapidamente e beneficiano della ripresa più lentamente”.
Somavia ha citato una serie di misure politiche che potrebbero contribuire a riequilibrare il carico che pesa sulle donne e a far fronte alle conseguenze della globalizzazione.
Ad esempio, l’accesso a lavori sostenibili e di qualità sia per gli uomini che per le donne, l’estensione della protezione sociale fra cui i sussidi di disoccupazione e schemi assicurativi che riconoscano la posizione vulnerabile delle donne nel mercato del lavoro e, infine, un dialogo sociale con la partecipazione attiva delle donne.


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