La crisi è dura, drammatica per il Sud del mondo
Gli economisti della banca mondiale, in un rapporto preparato in vista del G20 dei ministri finanziari in programma sabato a Londra, prevedono che “l’economia globale calerà con ogni probabilità quest’anno per la prima volta dalla seconda guerra mondiale e la crescita sarà di almeno 5 punti percentuali al di sotto del suo potenziale”.
Per gli esperti finanziari “la produzione industriale a livello globale per la metà del 2009 sarà scesa fino al 15 per cento sotto i livelli di un anno fa e il commercio mondiale rischia di registrare il suo maggiore declino in 80 anni, con perdite molto significative nell’Estremo Oriente”.
Alla luce di queste previsioni, la Banca Mondiale lancia l’allarme per i Paesi in via di sviluppo, prevedendo un deficit complessivo compreso tra i 270 e i 700 miliardi di dollari.
Il presidente della principale organizzazione internazionale per il sostegno allo sviluppo, Robert Zoellick, ha dichiarato: “Dobbiamo reagire subito a una crisi che sta penalizzando la gente dei paesi in via di sviluppo. Questa crisi globale necessita di una soluzione globale e prevenire una catastrofe economica nei Paesi in via di sviluppo è importante anche ai fini degli sforzi globali per uscire da questa crisi. Abbiamo bisogno di investimenti in paracaduti sociali, in infrastrutture, in piccole e medie aziende per creare posti di lavoro ed evitare tensioni sociali e politiche”.
Alla luce della fuga del credito privato dai Paesi a Sud del mondo, Zoellick invita il mondo occidentale a devolvere parte dei propri programmi di stimoli fiscali a interventi nelle aree più deboli di Africa, Asia ed America Latina e a mantenere fede agli impegni presi.
È il caso degli aiuti promessi al vertice di Gleneagles in Canada nel 2005: i paesi donatori sono già ora in ritardo di 39 miliardi di dollari sugli impegni presi.


Lascia un commento