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Impronte: si per i bambini, no per gli onorevoli

Autore: . Data: martedì, 3 marzo 2009Commenti (0)

I deputati della Camera hanno da ieri un nuovo ‘regime’. Da marzo avranno una settimana di ‘permesso’ per ‘lavorare’ nei collegi elettorali. E protestano per le impronte.

impronteLa cosa appare bizzarra perchè non essendo scelti dai cittadini, ma direttamente dai partiti, sono a volte del tutto catapultati in zone nelle quali non mettono mai piede ed in ogni caso i cittadini fino ad ora (ma adesso potrebbe finire) non sono particolarmente abituati a vederli circolare per i quartieri, nei supermercati o in tram, affaticati nel comprendere gli umori del Paese. Una contropartita alla ‘pausa collegio’ c’è, perchè nelle intenzioni dovranno lavorare per 18 ore in pù nelle tre setitmane restanti del mese ed anche il venerdì, dedicato per lo più alla preparazione del rientro a casa.

Tuttavia la modifica di maggior interesse riguarda le votazioni. Poichè molti deputati usavano far votare altri per loro (essendo assenti), con il metodo detto del ‘pianista’, l’ufficio di presidenza della Camera ha deciso di introdurre un sistema che rileva le decisioni di ognuno con un sistema di autenticazione delle imponte digitali. Insomma un controllo di efficienza attraverso un sistema semplice.

E’ utile ricordare che l’eletto precepisce  4.003,11 euro al mese per la diaria. Per ogni assenza dalle sedute in cui si svolgono votazioni  sono detratti 206,58 euro. Per essere considerati presenti basta essere presenti ad almeno il 30 per cento delle votazioni della giornata. Insomma, un voto ha anche un certo valore economico.

Apriti cielo. I più fieri oppositori delle nuove regole sono i deputati della Lega Nord. Il parlamentare del Carroccio, Matteo Brigandì ha detto: “A lasciare le mie impronte non ci penso proprio, le ho già date quando ho fatto il militare”. Per l’onorevole padano il meccanismo poi “è uno sperpero di denaro, quasi un miliardo delle vecchie lire, quando bastava utilizzare la doppia pulsantiera che già c’è e collegare i due tasti”.

Due domande viengono spontanee: ma la Lega non è favorevole alla raccolta delle impronte digitali dei bambini romanì per proteggerli? e Roma non era ‘ladrona’, per cui un controllo che sia inequivocabile sul ‘rendimento’ dei parlamentari non aiuta ad impedire pasticci, sprechi e attività ‘pianistiche’

Per il deputato Paolo Guzzanti, oggi nel Pli, ma prima nel Pdl, raccogliere le impronte digitali è ”oltraggio alla dignita’ del Parlamento”. Il politico ha aggiunto: “Mi sento già offeso ogni volta che devo far passare al metal detector la mia borsa quando entro alla Camera (provvedimento idiota, perchè potrei entrare con un mitra sotto la giacca) e trovo inutilmente offensivo il sistema che, attraverso la raccolta delle impronte, di fatto equipara nell’immagine pubblica i parlamentari ai sospetti criminali”.

La considerazione di Guzzanti apre una questione delicata. Se prendere le impronte digitali “equipara nell’immagine pubblica i parlamentari ai sospetti criminali” perchè si è previsto di farlo per tutti i cittadini stranieri che sono rinchiusi nei centri di identificazione ed espulsione? Insomma, la percezione cambia a seconda del passaporto o del ceto sociale? Perchè le centinaia di migranti che fuggono verso il mondo più ricco non sono dei fuorilegge, ma solo dei cittadini poveri alla ricerca di una vita migliore.

Sul tema imporonte è arrivata una decisione del Garante della privacy, che vieta alle aziende di registrare le impronte digitali per controllare le presenze e gli orari di entrata e di uscita dei propri dipendenti.

L’Autorità ha ritenuto l’utilizzo di sistemi di identificazione biometrica uno strumento “troppo invasivo e sproporzionato”. In italia esistono pesi e misure differenti, che non contemplano l’invasività delle raccolte dati per un bambino povero e straniero, ma considerano la stessa cosa inammissibile per un lavoratore.

C’è da essere totalmente d’accordo col Garante, sperando che i divieti valgano per tutti.

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