Il Parlamento europeo per i diritti di rom e sinti
Il Parlamento europeo ha approvato nei giorni scorsi una risoluzione sulla situazione sociale del popolo romanì e su un suo miglior accesso al mercato del lavoro.
Nel documento si “esorta ad assicurare che le donne e le bambine rom abbiano pari accesso a un’istruzione di alta qualità , e a introdurre incentivi (per esempio opportunità di sviluppo professionale) per attrarre insegnanti altamente qualificati nelle scuole delle aree maggiormente degradate a livello socio-economico, in particolare nelle comunità rurali con un’alta percentuale di abitanti rom”.
Il Parlamento “invita gli Stati membri a migliorare l’accesso delle donne rom alla formazione professionale e ad adeguare l’offerta formativa alle esigenze dei mercati del lavoro locali, affinché le interessate possano acquisire competenze utili sotto il profilo occupazionale”.
Dopo aver osservato che la “grande maggioranza dei laureati rom non fa ritorno alla propria comunità dopo il completamento degli studi universitari e che alcuni di essi negano le proprie origini o non sono più accolti nella loro comunità quando cercano di farvi ritorno”, il documento “raccomanda la definizione di un pacchetto organico che promuova e motivi il ritorno dei laureati rom alle rispettive comunità e l’occupazione dei rom all’interno e nell’interesse delle comunità stesse”.
Il documento “considera che i cittadini rom influenzano in maniera specifica la piramide demografica in alcuni Stati membri; osserva che vi è un’elevata proporzione di bambini rom nella popolazione, ma che la loro speranza di vita alla nascita è di 10 anni inferiore rispetto alla popolazione maggioritaria” e dopo aver constatato “che, sebbene gli Stati membri abbiano stanziato ingenti fondi dell’Unione europea e degli Stati membri stessi per favorire l’impiego dei disoccupati di lunga durata, non è stata ancora trovata alcuna soluzione organica a livello dell’Unione europea, visto che gli Stati membri affrontano la situazione con un impegno e con modalità quanto mai diverse, senza dare l’opportunità di ritornare stabilmente sul mercato del lavoro, e che le loro misure, come i programmi di pubblico impiego, hanno ulteriormente aggravato la stigmatizzazione dei rom; chiede pertanto che l’Unione europea e gli Stati membri modifichino le proprie politiche per adottare un approccio integrato che affronti tutti gli aspetti della loro emarginazione”
I parlamentare euripei nela risoluzione approvata chiedono “agli Stati membri di adattare i programmi di formazione professionale alle esigenze dei mercati del lavoro locali e a fornire incentivi agli imprenditori che danno lavoro a chi non possiede qualifiche (compresi i rom) e offrono formazione ed opportunità di acquisire esperienza pratica direttamente sul posto di lavoro” ed invitano le autorità degli Stati membri e le autorità locali “a fornire analisi disaggregate per genere dei tassi di rioccupazione fra i disoccupati di lungo periodo (compresi i rom) che hanno completato una formazione finalizzata all’occupazione e, sulla base delle risultanze acquisite, ad elaborare nuove metodologie e a lanciare programmi di formazione adattati alle competenze ed esigenze economiche locali”.
Invitando gli Stati membri ad utilizzare i fondi dell’Unione europea per preservare e proteggere le attività tradizionali dei rom, la mozione “condivide la posizione della Commissione, secondo cui gli adulti rom, a causa dei loro molteplici svantaggi, sono sottorappresentati nella popolazione attiva e nell’apprendimento permanente, spesso non hanno accesso alle TCI e sono sovrarappresentati tra i disoccupati di lunga durata e nei lavori di scarso prestigio, il che crea i maggiori ostacoli alla loro reintegrazione sul mercato del lavoro; chiede pertanto un’efficace attuazione della direttiva 2000/78/CE, che vieta le discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro”.
invita la Commissione a incoraggiare le autorità nazionali a porre fine alla pratica discriminatoria di far sgombrare gli occupanti dei campi rom e a sviluppare invece progetti concreti di edilizia sociale con il supporto tecnico e i meccanismi di monitoraggio fra l’altro della Commissione, della Banca mondiale e delle ONG che si dedicano ai rom; è persuaso che la risoluzione del problema abitativo dei rom che vivono in zone rurali debba costituire una priorità e divenire motivo di speciale preoccupazione nonché un’area di intervento;
Tra le numorose richieste il Parlamento europeo “invita la Commissione a prestare particolare attenzione non solo alle organizzazioni della società civile, ma anche alla capacità dei rom di organizzarsi e di fornire sostegno alla politica di integrazione, nonché a sostenere lo sviluppo delle comunità soprattutto con progetti che rafforzano la partecipazione dei rom al processo decisionale e la loro responsabilità per le decisioni prese insieme a loro”
Il documento, invitando la Commissione e gli Stati membri, in cooperazione con le ONG che si dedicano ai rom, a esaminare le politiche e i programmi esistenti, per trarre insegnamento dai progetti falliti in passato ritiene che debbano essere sostenute le ONG che si dedicano ai rom, a livello dell’Unione europea, a livello nazionale o locale, al fine di monitorare l’attuazione delle politiche e dei programmi destinati ai rom, nonché l’educazione alla democrazia e ai diritti dell’uomo” e propone alla Commissione e agli Stati membri “la creazione di un Forum a livello di Unione europea in cui movimenti sociali, sindacati, associazioni non governative che rappresentano i rom e i loro interessi possano consultarsi regolarmente per l’elaborazione degli orientamenti e lo scambio delle migliori prassi, al fine di favorire un approccio coordinato a livello di Unione europea”.
L’organismo parlamentare europero è del parere che si debba incentivare il trasferimento di posti di lavoro in aree in cui sono insediate comunità rom e nell’incoraggiare i rom a trasferirsi dove ci sono posti di lavoro e “rammenta agli Stati membri e alla Commissione che, se gli aiuti sociali hanno un ruolo chiave da svolgere nel supportare e rafforzare le comunità svantaggiate, come i rom, la promozione dell’autoaiuto è a sua volta importante; ritiene che una cultura dell’indipendenza, piuttosto che della dipendenza, debba costituire l’obiettivo a lungo termine”.
Infine nella mozione si ritiene “che occorra assegnare una priorità molto maggiore alla disponibilità di posti di lavoro locali e all’incentivazione dell’imprenditorialità e dell’artigianato locale, come pure allo sviluppo delle competenze di base all’uopo necessarie, il che contribuirà a sviluppare ricchezza e maggiore autostima”.
Le linee generali e le proposte particolari del documento approvato sembrano del tutto distanti dalle scelte del governo di centro-destra in Italia. Magda Kósáné Kovács, deputata ungherese del gruppo socialista al Parlamento europeo ha detto: “La situazione dei Rom è un circolo vizioso: non possono entrar nel mercato del lavoro perché, vivendo in una regione depressa, lo hanno perso. Nonostante i fondi europei stanziati per la riqualificazione delle zone depresse dei Paesi membri, i Rom non possono goderne visto che costituiscono una forza lavoro dequalificata e anche perché il lavoro più vicino è a ottanta chilometri da casa loro e non c’è nessun mezzo di trasporto.
Inoltre spesso non hanno vestiti o scarpe proprie. Se una donna Rom vuole cercare lavoro in un villaggio nelle vicinanze, per esempio come cuoca in una mensa scolastica, sconta il proprio abbigliamento: se appare trasandata non verrà mai assunta”.
Sulla strategia avviata un anno fa dall”Ue per aiutare il popolo romanì la parlamentare ha sostenuto: “Più che una reale strategia si tratta di un elenco di buoni intenti. Quello di cui abbiamo bisogno è di sapere quali strumenti e quali risorse possiamo utilizzare per raggiungere gli obiettivi, e questi obiettivi non sono ancora stati determinati.
Sembra quasi che ci sia bisogno di una qualche tragedia per affrontare il problema: basti pensare alla questione dell’immigrazione o del terrorismo. Per esempio, dagli attentati di Londra e Madrid non c’è più bisogno di spiegare quanto sia importante occuparsi dell’integrazione degli immigrati e della loro posizione nel mercato del lavoro. Non voglio assolutamente vedere la questione Rom affrontata solo dopo avvenimenti così gravi”.
Materiali raccolti anche da Sucar Drom


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