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Il Papa, i francesi e la libertà di critica

Autore: . Data: mercoledì, 25 marzo 2009Commenti (0)

Il ministero degli Esteri francese risponde agli ‘avvertimenti’ della Cei ribadendo le proprie posizioni. E Famiglia Cristiana suggerisce il singolare sospetto che i produttori di profilattici siano i mandanti delle critiche.

ratzinger2Il cardinale Anchelo Bagnasco aveva detto il 23 marzo che le condanne internazionali mosse nei confronti del pontefice sono andate “oltre ogni buon senso”, per poi aggiungere: “Non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”.

Nessuno aveva offeso Benedetto XVI, ma la frase nella quale il Papa, riferendosi all’Aids, aveva sostenuto “è una tragedia che non si può superare solo con i soldi, non si può superare con la distribuzione di preservativi, che anzi aumentano i problemi” era stata aspramente criticata da personalità di mezzo mondo.

Eric Chevallier, portavoce del Quai d’Orsay, ieri ha voluto specificare meglio la posizione del governo francese: “Non volevamo fare alcuna polemica. Abbiamo detto soltanto, e lo ripetiamo, che la frase del Papa sul preservativo può avere conseguenze drammatiche sulla politica mondiale in favore della salute. Non abbiamo mai detto che il preservativo è l’unica soluzione del problema. Ce ne sono altre, l’assistenza medica, quella sociale, i test per individuare la presenza del virus, il sostegno psicologico. Ma il preservativo fa parte di questi elementi di risposta. Tutti i discorsi che vanno in direzione diversa, fatti in più da una persona che ha enorme influenza, vanno contro l’interesse della salute pubblica”.

A Parigi il buon senso sembra essere di casa, in Italia meno.

Dopo le dichiarazioni della Cei anche il settimanale ‘Famiglia Cristiana’ è venuto in soccorso del Papa. Il giornale dei Paolini ha ipotizzato che dietro le prese di distanza dalle posizioni del Vaticano ci siano le grandi multinazionali del condom.

In un editoriale dedicato al viaggio del Papa in Africa si legge: “Intellettuali e politici di tutto il mondo hanno gridato allo scandalo, hanno dato del ‘leggermente foll’ al Papa, perchè ha osato mettere in dubbio che il profilattico sia la soluzione di tutti i mali. Davvero non c’è dietro la sollecitazione delle multinazionali del condom? Domanda legittima, anche perchè i medici del Camerun e dell’Angola ritengono sia meglio abbassare il prezzo del cibo che quello dei profilattici. L’investimento solo sul preservativo condanna a morte 22 milioni e mezzo di africani che l’Aids ce l’hanno già. È una soluzione minimale, che nasconde gli interessi di industrie, Governi e grandi Ong. Evidentemente a chi ha dimezzato gli aiuti allo sviluppo e alla cooperazione, e nega dignità ai popoli dell’Africa, va bene così”.

Che Sarkozy o due ministri della Repubblica federale tedesca, Ulla Schmidt e Heidemarie Wieczorek-Zeul, insieme a molti altri ricercatori di tutto il mondo abbiano costituito  insieme ai produttori e ad alcune Ong una Spectre del profilattico per attaccare Benedetto XVI sembra al momento improbabile.

Oltre alla condanna del preservativo il pontefice in Africa aveva anche condannato l’aborto:  “Quanto amara è l’ironia di coloro che promuovono l’aborto tra le cure della salute materna. Quanto sconcertante la tesi di coloro secondo i quali la soppressione della vita sarebbe una questione di salute riproduttiva”.

Il Papa aveva fatto esplicito riferimento al trattato di Maputo, nel quale si afferma il diritto all’interruzione della gravidanza in caso di violenza sessuale, stupro, incesto o quando vi siano pericoli fisici o mentali per la madre.

Le posizioni delle gerarchie vaticane, ormai lontane dal sentire comune di moltissimi cattolici e laici, hanno raggiunto uno stadio di integralismo difficilmente comprensibile.

All’inizio di marzo, nella città brasiliana di Pernambuco, una bambina di nove anni era rimasta incinta dopo aver subito per tre anni stupri continui da parte del padre. I medici avevano provveduto ad interrompere la gravidanza, perchè oltre alla drammaticità degli abusi la piccina che pesa 36 kg ed è alta un metro e 36, correva il rischio di emorragie e della rottura dell’utero era quindi in di vita.

José Cardoso Sobrinho, arcivescovo di Recife, dopo essere venuto a conoscenza dei fatti, aveva comunicato alla stampa: “Chi ha realizzato l’aborto è stato scomunicato, si spera che queste persone, in un momento di riflessione, si pentano”. Per poi aggiungere: “La legge di Dio è al di sopra della legge umana. Quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la legge di Dio perde qualsiasi valore”.

Padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio consiglio per la famiglia, da Roma aveva deciso di intervenire, comunicando alla stampa: “Non esiste più uno spazio di innocenza dei bambini. L’arcivescovo – aveva insistito il rappresentante del Vaticano – non ha agito da giudice”, ma ha semplicemente confermato un fatto ”inevitabile” per la  Il capo del Pontificio consiglio per la famiglia aveva puntato il dito anche sulle modalità con cui è stata affrontata tutta la storia, affernamdo che ‘’se la cosa fosse stata decisa nella privacy, in un momento di comprensibile dolore sarebbe stato anche comprensbile. Ma questa madre insieme a questi medici diventano più loro i protagonisti della stessa vittima”.

Insomma, con una qualche ‘discrezione’ di sarebbe evitata la ‘scomunica’. Infine, padre Grieco aveva reso noto che in numerosi casi di violenza su suore, donne adulte e consacrate, anche in situazioni drammatiche come la guerra nella ex Jugoslavia, non si era mai fatto ricorso all’aborto.

Una specie di fosca nube medioevale sembra sorvolare la Citta del Vaticano e non solo il buon senso, ma anche il più semplice sentimento di solidarietà umana, appaiono scomparsi nel nulla.

Intanto, sempre in Francia, alcune personalità, fra le quali il premio Nobel di medicina 2008 Francoise Barrè-Sinoussi, hanno pubblicato su Le Monde di ieri una lettera aperta al Papa, chiedendogli di tornare sulle sue dichiarazioni a proposito dei preservativi e dell’ Aids.

L’ affermazione di Benedetto XVI  “è contraddetta dai risultati di 25 anni di ricerca scientifica”, scrivono nella lettera, accusando il Papa di “cinismo insopportabile” e di esprimere una posizione “pericolosa per l’umanità”.

L’appello continuava: “Il suo posto le permette di consultare i più eminenti esperti prima di esprimersi pubblicamente. Questi pareri avrebbero dovuto evitarle questa presa di posizione dalle conseguenze drammatiche. C’è ancora tempo per tornare sulle sue dichiarazioni”.

La lettera portava le firme anche del direttore dell’Agenzia di ricerche sull’aids, Jean-Francois Delfraissy, e di due resposabili dell’associazione Sidaction, Bertrand Audoin e Yves Levy.

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