Francia, operai disperati. Ma protagonisti
Media provinciali come i nostri sono costretti ad occuparsi dell’esplosione della protesta dei lavoratori transalpini. Prima il sequestro di un capo aziendale, poi tanti casi di reazione rabbiosa alla crisi. Mentre in Italia anche la protesta sembra addomesticata
Sventola la bandiera della Cgt nelle immagini dei nostri telegiornali. Probabilmente la stragrande maggioranza dei telespettatori intuisce si tratti di una sigla sindacale solo perché il vessillo agitato al vento è di colore rosso.
Così è entrata nelle nostre case la Francia che lavora. Quasi per caso, sull’onda della protesta operaia che squassa il Paese.
Ha fatto scalpore, nei giorni scorsi, la notizia del sequestro del direttore (nel suo ufficio) da parte dei dipendenti di un’azienda farmaceutica. Dopo un giorno e una notte la polizia lo ha liberato, ma i veri fatti eclatanti sono altri.
Pensiamo all’atto di disperazione che ha portato un delegato sindacale di un’altra impresa transalpina a togliersi la vita. Non prima di aver lasciato scritto che la sua morte va considerata un infortunio sul lavoro, un estremo atto di disperazione maturata interamente nel luogo di produzione.
Non è finita qui. Gli operai della Continental – oltre 1.100 “esuberi” – hanno marciato su Parigi e raggiunto l’Eliseo, dove sono stati ricevuti da un consigliere del presidente Nicolas Sarkozy.
E non hanno nascosto davanti alle telecamere, dopo l’incontro, di essere rimasti profondamente delusi.
Insomma, di fronte allo smantellamento delle fabbriche, agli effetti drammatici del tracollo economico, ai licenziamenti e alle cassintegrazioni, i lavoratori francesi rilanciano con forza il loro protagonismo.
Vogliono contare sulla scena politica, vogliono esistere e “resistere” alla forza dirompente dello tsunami sociale che li ha travolti.
Non va sottovalutato che, nonostante la delegazione operaia ricevuta all’Eliseo si sia dichiarata insoddisfatta, il presidente Sarkozy ha prontamente annunciato l’insediamento di commissari alla reindustrializzazione nei bacini dove più forte è la minaccia all’occupazione. Dicendosi pronto a “fare di più se la crisi si aggrava”.
Mentre sul versante sindacale le organizzazioni dei lavoratori tengono a precisare che non sconfessano le azioni più eclatanti, giustificate dall’esasperazione crescente.
Possiamo ben dire che l’Italia, più che un Paese confinante con la Francia, sembrerebbe situato all’altro capo del pianeta. Dalle nostre parti – benché le proteste e le mobilitazioni delle diverse categorie si susseguano da mesi – il governo è riuscito ad anestetizzare l’opinione pubblica.
La quale sente eccome gli effetti della crisi nella vita quotidiana, ma fa fatica a risalire alle cause. D’altro canto, i sondaggi dimostrano inequivocabilmente che il cittadino mostra spesso più risentimento nei confronti della astratta categoria dei “fannulloni” piuttosto che verso i banchieri che ci hanno condotto nel baratro (spalleggiando politici inneggianti per decenni al liberismo senza freni).
Non a caso, si coglie nel Paese la contrapposizione tra due “Italie”: quella che applaude il premier Berlusconi quando discetta sull’inutilità dei parlamentari o definisce la crisi un “virus” arrivato dagli Usa e piombato chissà come e chissà perché sulle nostre teste, contrapposta all’Italia che scende in piazza con la Cgil o riconosce il 20% di share a Roberto Saviano auspicando una ribellione sociale e morale al degrado che sommerge il Paese.
Ecco perché la Francia è vicina ma sembra lontanissima.


gli italiani si meritano lo sprofondamento perché non fanno nulla NULLAAAA…un paese che ha una vergogna di popolo, ammesso che così si possa definire!! Gli stessi che si scandalizzano dei fannulloni lo sono spesso loro stessi, ormai incancreniti in un sistema malato terminale, al quale, appunto si attacca un sondino per farlo degenerare più lentamente, più dolorosamente…ma arriverà un giorno la fine, questo è certo, e non per effetto di una “mano Santa”….
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