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D’Alema: “Finchè c’è audience non starò zitto”

Autore: . Data: mercoledì, 11 marzo 2009Commenti (0)

Ieri il politico era ospite di ‘Faccia a faccia’ su Radiotre ed ha detto cose interessanti.

dalemaSu sè stesso e sul Pd l’ex ministro degli Esteri ha sostenuto: “Mi viene detto, in sostanza, che devo stare zitto. Invece la Costituzione mi consente di dire la mia e finchè avrò una certa audience, io continuerò a esprimermi. Finchè c’è audience non starò zitto”.

La frase del leader dei democatici, sarcastica ma di grande importanza, era parte di un ragionamento sui rapporti tra lui e Veltroni e sul rinnovamento del partito. Per D’Alema la sua incomunicabilità con l’ex segretario ”è una gigantesca stupidaggine, ma nel corso del primo anno il partito è stato diretto in moto tale che ci ha portato a sconfitte e quindi c’è stato un ricambio ma nè prima nè dopo io ho avuto cariche nè le chiedo”.

Fotografando la situazione, D’alema ha aggiunto: ”Gran parte di noi si è fatta da parte, io presiedo una Fondazione e non sono un dirigente del partito”. Poi sul ricambio delle classi dirigenti ”c’è stato più nel centrosinistra che nel centrodestra mentre più in generale c’è un problema nel Paese, visto che i giornalisti che chiedono un ricambio a noi sono per lo più gli stessi che scrivono da vent’anni”. Come non condividere?

Sul futuro del Pd e sul congresso del partito, D’Alema ha sostenuto: “Sono convinto che il Paese abbia bisogno di una grande partito riformista. C’è stato un avvio faticoso, difficile e ci sono questioni che dovremo discutere al congresso. Anzitutto occorre sottolineare che tra noi non c’è nessuna polemica ed è questo un buon segno”.

L’ex ministro degli Esteri pensa che ”dopo una crisi grave che è culminata nella sconfitta in Sardegna c’è stato un ricambio, la segreteria del Partito è fatta di persone nuove e mi sembra che Franceschini stia lavorando bene”. ”Franceschini – ha insistito il presidente della Fondazione ‘Italianieuropei’ – ha dato un profilo più chiaro alla nostra opposizione, è riuscito a lanciare proposte giuste ed efficaci come l’assegno ai disoccupati. Si sta muovendo bene e c’è un clima più sereno nel Partito, il che dimostra che non siamo condannati a polemiche vecchie”.

Il giudizio sugli ultimi anni italiani espressi dal leader ‘senza incarichi’ è severo: “Nei 15 anni della seconda Repubblica effettivamente la qualità dei governi non è stata straordinaria per il Paese, ma le uniche vere riforme sono state fatte dal centrosinistra, come l’ingresso nell’euro e la riforma parziale delle pensioni”. Per D’Alema Berlusconi non è l’uomo dal successo permanente: ”Non è che Berlusconi vinca sempre, il fatto è che sta sempre lì, essendo il creatore della coalizione che sostiene, l’azionista di riferimento”.  L’ex ministro degli Esteri ha ricordato che centrosinistra e centrodestra hanno governato metà e metà nella seconda Repubblica e ”la qualità dei governi di centrosinistra rispetto a quelli di centrodestra è superiore”.

D’Alema ha parlato anche degli Stati Uniti: ”Quello che sta facendo Obama è un segnale molto importante di novità ”. Apprezzando la decisione del presidente americano di togliere i divieti per la ricerca sulle cellule staminali embrionali ha insistito: ”Gli Stati Uniti si stanno contemporaneamente impegnando per la pace, stanno rilanciando la ricerca scientifica e investendo sulle tecnologie verdi. Sono messaggi positivi di profondo cambiamento e di speranza”. D’Alema apprezza anche la politica estera avviata dalla nuova amministrazione americana: ”Ha imboccato una strada nuova che punta alla pace e non alla guerra dell’Occidente contro tutti gli altri”. In Italia, invece, ha aggiunto, ”prevale anche un corso politico che è la scia del corso politico della destra americana visto che Berlusconi ha considerato fino all’ultimo Bush un suo amico”. Alla domanda se è possibile che il premier sia contemporaneamente amico di Bush e di Putin, D’Alema risponde: ”Seriamente non puo’ esserlo”.

Non riuscendo a rinunciare al suo sarcasmo D’Alema ha continuato: “Non vorrei apparire, come dice Berlusconi, un ‘menagramo’… anche perchè, in realtà, ogni volta che lui va al governo succedono terribili disgrazie”. A proposito della crisi economica, il presidente di ‘Italianieuropei’ non ha fatto sconti al Cavaliere: “Siamo di fronte a una crisi drammatica, ma di iniziative sostanziali, capaci di incidere sulla crisi non c’è pressocchè nulla. La pressione fiscale quest’anno aumenterà perchè cresce l’evasione fiscale”. In Italia, ha conclude, “si sta facendo esattamente il contrario di ciò che sta facendo Obama, che è impegnato a ridurre le disuguaglianze sociali con una politica di grande svolta e novità rispetto a quella di Bush”.

D’Alema rappresenta oggi uno dei problemi più singolari del Partito democratico. La sua influenza ed il consenso che raccoglie in una larga parte dell’elettorato non si riverberano nella precaria struttura del partito e di fatto è tenuto in una specie di ‘esilio’.

Tuttavia, l’ex ministro degli Esteri è tra tutti i dirigenti del partito quello che rappresenta con maggior carattere una cultura progressista e laica, tra le più sensibili al panorama internazionale. Basti pensare alle sue coraggiose ultime posizioni sul conflitto di Gaza e sulla questione palestinese. Di certo è l’unica cerniera ‘forte’ che potrebbe ristabilire un dialogo con la sinistra post marxista, oggi divisa e conflittuale, ma comunque ‘proprietaria’ di uno spazio politico e di rappresentanza sociale determinante per la costruzione di una strategia di alleanze necessaria per tirare fuori il Pd dall’isolamento nel quale lo aveva spinto Veltroni.

C’è solo da chiedersi se la voglia di esprimersi “finchè c’è audience” saprà resistere. Non tanto perchè chi ascolta potrebbe stancarsi di farlo, ma per le reazioni che induce in chi è preoccupato per quello che dice.

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