Cei: il Papa non si critica
Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nel suo discorso di apertura del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, ha chiarito di non tollerare critiche a Ratzinger.
Secondo Bagnasco le condanne internazionali mosse nei confronti del pontefice si sono prolungate “oltre ogni buon senso”. Il cardinale ha aggunto: “Non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”.
Il presidente della Cei, difendendo Benedetto XVI, ha riassunto i tanti argomenti che hanno visto il Papa al centro di forti polemiche, dalla vicenda lefebvriani a quella dei preservativi, al caso Englaro, alla ricerca scientifica.
“Di certo si è prolungato, oltre ogni buon senso – ha detto Bagnasco – un pesante lavorio di critica, dall’Italia e soprattutto dall’estero, nei riguardi del nostro amatissimo Papa”:
Sul capitolo ‘seguaci di Lefebre’ il capo della Converenza episopale ha detto che “nessuno tuttavia poteva aspettarsi che le polemiche sarebbero proseguite, e in maniera tanto pretestuosa, fino a configurare un vero e proprio disagio” sfociato poi nella lettera del Papa ai vescovi.
Peggio ancora è andata con il “pellegrinaggio in Africa”, un “viaggio impegnativo ed a un tempo ricco di speranza [...] sovrastato nell’attenzione degli occidentali da una polemica sui preservativi che francamente non aveva ragion d’essere”.
Per i profilattici “non ci si è limitati ad un libero dissenso – ha affermato con forza Bagnasco – ma si è arrivati ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici”.
Il presidente dei vescovi italiani ha parlato di “irrisione” e “volgarità ”, giunta non solo dai media, ma anche da “alcuni esponenti politici europei” e “organismi sovranazionali”.
“E mentre invitiamo i diversi interlocutori a non abbandonare mai il linguaggio di quel rispetto che è indice di civiltà , vorremmo dire, sommessamente ma con energia – ha concluso il presidente della Cei- che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”.
Il cardinale Bagnasco, nella leggittima difesa di Benedetto XVI, ha omesso di dire che le parole del Papa, per quel che riguarda l’uso dei preservativi contro la devastante epidemia di Aids in Africa e l’interruzione di gravidanza (ritenuta inammissibile, anche quando le donne vengono vilentate o rischiano la vita a causa di una gravidanza per loro pericolosa) sono state inopportune e molto gravi.
La presa di posizione della Cei, per quanto prevedibile, mostra un ulteriore segno di distanza delle gerarchie cattoliche dalle sensibiltà dell’opinione pubblica. Il disagio nei confronti di un pontefice che non solo mostra una rigidità molto marcata, ma che per caratteristiche personali è poco incline a ‘comunicare’ con l’opinione pubblica, non tocca solo i laici, ma anche vaste aree di fedeli.
Sull’uso strumentale della religione cattolica, poi, fatto da numerose forze politiche italiane per motivi non sempre di fede (si pensi ai molti leader ‘supercattolici’ del centro destra regolarmente divorziati e in alcuni casi conviventi ‘more uxorio’) il Vaticano rimane in silenzio.
L’integralismo e l’intolleranza verso problemi complessi, che colpiscono profondamente la società contemporanea, rischiano di aprire una frattura profonda tra Chiesa cattolica e fedeli, specialmente quelli più giovani, per i quali forse sarebbero opportune risposte più illuminate.


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