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Camere penali: il governo promulga leggi “eversive”

Autore: . Data: lunedì, 23 marzo 2009Commenti (0)

La Giunta dell’Unione camere penali ha diffuso nel mese di febbraio un documento in cui si criticavano le decisioni del governo in materia di sicurezza. Naturalmente quasi del tutto ignorato dai media.

leggeI dati contenuti nel documento smentivano l’intera filosofia delle scelte del ministero dell’Interno.

Si leggeva nel documento; “I dati ufficiali diffusi dal Ministero dell’Interno danno conto di una costante e progressiva diminuzione del fenomeno criminale sin dal secondo semestre dell’anno 2007. Nell’anno 2008 gli omicidi volontari sono al minimo storico, i furti sono diminuiti del 39,72 per cento rispetto all’anno precedente, le rapine del 28,8, l’usura del 10,4, la ricettazione del 31,6, il riciclaggio del 5,8, le minacce del 22,1. Diminuiti anche estorsioni e danneggiamenti. Sempre gli stessi dati ci dicono che anche i reati di violenza sessuale sono diminuiti: meno 8,4 per cento. Non solo, la maggior parte degli “stupri” si consuma entro le mura domestiche: i dati relativi al 2007 ci dicono che il 69,7 per cento è opera di partner, il 17,4 di un conoscente e solo il 6,2 è opera di estranei. La sicurezza delle persone è dunque oggi maggiormente assicurata rispetto al passato e se un bisogno di sicurezza emerge esso sta nell’assicurare la tutela delle donne dalle offese delle persone a loro più vicine”.

Questi dati già noti e diffusi anche da InviatoSpeciale non sembrano tuttavia interessare i media ed i telegionali in particolare, che inistono nell’offrire ai cittadini un immagine dell’Italia coincidente con quella di un luogo pericoloso ed in balia di bande di delinquenti (perlopiù stranieri).

Continuava la Giunta: “Dalla primavera scorsa l’“emergenza sicurezza” occupa pressoché interamente l’agenda del Parlamento ed in nome della sicurezza si sono varate, spesso con il beneplacito dell’opposizione, norme, quali l’“aggravante di clandestinità”, di intollerabile eccezionalità rispetto al sistema dei valori costituzionali. Dalle pagine della stampa uomini politici di più parti, cogliendo a pretesto dolorosi fatti di cronaca, si lanciano in scriteriati attacchi all’indipendenza dei giudici, invocano di sostituirsi ad essi per comminare solo carcere per legge agli indagati, e per legittimare le proprie istanze confondono le carte e deliberatamente promuovono per “certezza” della pena ciò che altro non è che “certezza della anticipazione di una pena” ancora tutta da decidere, sacrificando il valore costituzionale della presunzione di non colpevolezza”.

L’Unione delle camere penali non rappresenta un gruppo di “sovversivi comunisti”, com’è per Berlusconi chiunque lo critichi, ma gli avvocati italiani. Nel documento si insisteva: “In nome della sicurezza il governo approva un decreto che rischia di agevolare l’istinto dei cittadini a dar sfogo ad insane voglie di ritorsioni, sminuendo l’operato delle forze dell’ordine, impone la totale privazione della libertà personale degli indagati per pericolosità presunta senza che nessun giudice l’abbia realmente accertata, invoca l’eliminazione delle misure alternative al carcere laddove è noto che esse “disincentivano” la recidiva in misura di gran lunga superiore alla detenzione. In nome della sicurezza, il governo chiede oggi ai medici di violare il “giuramento di Ippocrate”; sollecita le vittime di reato a divenire delatori pena la perdita di legittime facoltà; impone ai detenuti il sacrificio di diritti umani elementari; introduce una sorta di schedatura in ragione della “diversità” di chi, per scelta o per necessità, non ha stabile dimora; utilizza norme di dubbia legittimità costituzionale, quali i delitti di apologia e di istigazione, come pericoloso strumento di limitazione del diritto di libera associazione e di libera manifestazione del pensiero”.

La rappresentanza degli avvocati, quindi suggeriva una riflessione: “Se i dati del Ministero dell’interno non dicono il falso, le pretese misure sulla sicurezza dei cittadini, talune delle quali avallate dalla stessa opposizione (che in passato ha “cavalcato” secondo modalità analoghe l’esigenza sicurezza), costituiscono un inganno ai danni dei cittadini medesimi e, lungi dal garantire più sicurezza celano, soltanto una forte voglia di “ordine pubblico” a tutti i costi”.

La valutazione secondo la quale in Italia il governo Berlsuconi stia costruendo un regime autoritario sembra essere almeno in parte condivisa dall’associazione dei legali: “A fronte di una simile impennata autoritaria, cui fa da emblema la proposta reintroduzione del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane sottolinea come sia compito dello Stato farsi carico della sicurezza dei cittadini, ma come sia per converso contrario all’etica della politica strumentalizzare lo strepitus suscitato da pur odiosi fatti di cronaca per ragioni di sola propaganda”.

Senza frantendimenti gli avvocati hanno descritto la poltica del governo, fatta di annunci ed uso stumentale dell’informazione. Attraverso la difusione di messaggi che inducono paura si permette il varo di provvedimenti gravi per la libertà dei cittadini.

Nel documento si ricordava “che lo Stato forte non è quello che viene meno al rispetto dei valori costituzionali del processo penale, ma è tout court lo stato di diritto”, nel quale si applicano “le regole esistenti”, mentre come sembra ormai abituale nella cronaca dei media “processi di piazza e processi esemplari (concetti che per molti versi coincidono) sono fenomeni che rischiano di sfuggire di mano”.

Sulle azioni del governo le Camere penali esprimevano “tutto lo sconcerto e lo sdegno dei penalisti italiani per le norme regressive ed illiberali adottate dal Governo e per quelle attualmente in discussione in Parlamento” e ribadendo l’assoluta indisponiblità degli avvocati verso qualunque limitazione dei dietti costituzionali dei cittadini denunciavano “la sistematica opera di devastazione del sistema penale e la crescente compromissione delle garanzie nel processo ad opera di interventi legislativi estemporanei ed emotivi, dettati dal clamore assunto da isolati, seppure gravi, fatti di cronaca e privi di qualsivoglia utilità e di garanzia in termini di certezza della pena”.

Le conclusioni della Giunta erano drammatiche, perchè definivano i provvedimenti del governo “eversivi” del sistema dei valori costituzionali e destinati a determinare “una profonda regressione del livello di civiltà e un’intollerabile svolta autoritaria del nostro ordinamento”.

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