Berlusconi spinge verso il regime
L’amministratore delegato dell’Italia Spa ha deciso che il Parlamento non serve. Continua il lento viaggio dell’Italia verso il fascismo del secondo millennio.
Per il premier i regolamenti parlamentari “non sono adeguati alle necessità di un governo e di una maggioranza di avere tempi certi e brevi per i propri disegni di legge”. Il rimedio è semplice da trovare: dovrebbero votare solo i copigruppo, poi se qualcuno non è d’accordo col ‘capo’ si manifesta ed esprime parere contrario. Siccome le liste elettorali le decidono le segreterie, poichè i cittadini non possono esprimere preferenze, il malcapitato si potrà quasi certamente dimenticare di esser candidato in seguito.
Per Berlusconi ormai i limiti sono superati e quello che meraviglia è la ‘semplicità ’ con la quale esterna le sue idee. Forse la ‘riforma’ proposta dal Cavaliere non sarebbe venuta in mente neppure al Duce, ma i tempi erano diversi. Tra il 1922 e il 1925, Mussolini realizzò una dura operazione di fascistizzazione dello Stato. I punti di questo processo furono: rafforzamento del potere esecutivo, svincolandolo dal consenso parlamentare; rafforzamenro dello spazio e del ruolo del presidente del Consiglio; indebolimento delle prerogative del Parlamento, limitandone le funzioni di indirizzo e controllo politico sull’operato del governo; integrazione delle strutture militari e politiche fasciste nell’apparato statale; riduzione del pluralismo politico per imporre il partito unico (PNF); eliminazione delle libertà costituzionali come quelle di stampa, di associazione e di sciopero.
Si rifletta su quelle scelte, perchè ricordano più di un argomento al centro dell’agenda politica dell’Italia contemporanea.
Le reazioni alle parole di Berlusconi sono state dure. Pino Pisicchio, dell’Italia dei Valori, ha detto: “Il confronto e il dibattito in aula, il voto in dissenso di ogni singolo parlamentare è ricchezza della democrazia e non un fastidioso brusio. Forse è lecito aspettarsi da parte del capo del governo un atteggiamento istituzionale più consono al proprio ruolo e soprattutto più rispettoso del dettato costituzionale e del ruolo del Parlamento. Forse potrà anche apparire ghiotta da un punto di vista mediatico la semplificazione estrema di una Camera e di un Senato ridotti a cinque capigruppo, gli unici secondo il premier chiamati a votare seppure in determinate specifiche circostanze, ma anche se ghiotta questa immagine non ha nulla a che fare con la democrazia parlamentare. Seguendo la stessa linea di pensiero che ha ispirato la dichiarazione del premier potremmo arrivare a considerare che sul piano del governo può bastare solo il presidente visto che i ministri sono soltanto una sua promanazione, o no?”
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini: “L’aveva già avanzata ed era caduta nel vuoto. Accadrà la stessa cosa anche stavolta, è una proposta impossibile”, ma le parole di Italo Bocchino, vice capogruppo del Pdl alla Camera aprono grandi inquietudini “La proposta non è scandalosa, è prevista in molte assemblee legislative, ma non credo ci siano le condizioni perché ottenga i due terzi dei voti necessari”, insomma se il contesto lo permetesse…anche se non è chiaro in quale Paese democratico il parlamento non voti.
I capigruppo parlamentari del Pd, Anna Finocchiaro e Antonello Soro, in una dichiarazione congiunta hanno dichiarato: ”Come un fiume carsico, ciclicamente riemergono le pulsioni autoritarie del presidente Berlusconi. L’idea di sopprimere il Parlamento con una riformina regolamentare, delegando a pochi eletti la funzione legislativa, esprime in modo plateale l’assenza di cultura costituzionale dell’on. Berlusconi, il suo incontenibile fastidio per le regole della democrazia e la sua inossidabile visione proprietaria delle istituzioni, nonostante la strabordante maggioranza numerica di cui il Pdl gode in Parlamento”. Lo affermano, in una nota congiunta,.
I parlamentari del Pd hanno aggiunto: ”Noi pensiamo che questa assurda proposta sia solo un tentativo per distogliere ancora una volta l’attenzione dei media dalla crisi economica e nascondere il vuoto d’iniziative per arginare le difficoltà del Paese. Se invece fosse un proposito vero, occorre che qualcuno, anche nella sua maggioranza, lo fermi. E’ significativo e positivo che il presidente della Camera, con grande responsabilità istituzionale, abbia bocciato questa assurda proposta. Che poi il presidente del Consiglio, capo della maggioranza parlamentare e leader del più grande partito del Paese, annunci una proposta d’iniziativa popolare per dimezzare il numero dei parlamentari è ridicolo. Perche’ non presenta come capo dell’esecutivo o fa presentare dai suoi parlamentari una proposta in Parlamento e perchè non s’impegna davanti agli italiani ad approvarla in tempi brevi?”.
Per i comunisti italiani ha parlato dice Jacopo Venier: ”Berlusconi sempre più Mussolini. La sua proposta che siano solo i capigruppo a votare in Aula significa cancellare il Parlamento. Dopo aver minacciato Napolitano, dopo aver ingolfato le Camere di decreti, per ottenere la possibilità che sia il Governo a fare le leggi, ora Berlusconi parte all’attacco del Parlamento, chiedendone di fatto la chiusura. Lo scopo è sempre quello: cancellare ogni spazio di democrazia”.


Lascia un commento