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Berlusconi di nuovo all’attacco della democrazia

Autore: . Data: venerdì, 27 marzo 2009Commenti (0)

Il presidente del Consiglio ha dichiarato ancora una volta le sue intenzioni, ma nessuno ancora ha il coraggio di usare la parola ‘fascismo’.

silvio-berlusconiIeri, descrivendo le possibili reazioni al deragliamento del ‘Piano casa’, InviatoSpeciale aveva scritto: “C’è da scommetere che subito dopo il primo shock, per mascherare la figuraccia, da qualche parte qualcuno parlerà dei ‘lacci e lacciuoli’ della legge italiana, della inadeguatezza della macchina istituzionale, dei limiti che questa organizzazione della democrazia pone al bravo ‘uomo della provvidenza’ e gli impedisce di fare il bene del Paese”.

Oggi, poche ore prima dall’approvazione della legge inutile sul Testamento biologico, il Cavaliere ha puntualmente rispettato il copione.  ”Ci sono troppe procedure. Dobbiamo ammodernare lo Stato perché siamo indietro. Lo è anche il Parlamento. Adesso sei lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti che non conosci, di cui non si sa nulla” ha detto l’aspirante Lider maximo ed ha aggiunto: ”Quando ho fatto il paradosso del capogruppo che vota per tutti  era per dire che gli altri sono veramente lì non per partecipare ma per fare numero”.

Paradossalmente le parole più ferme pronunciate contro le teorie reazionarie di Berlsuconi sono arrivate dal persidente della Camera, Gianfranco Fini, ormai il solo leader democratico che il Pdl sia in grado di esprimere. Ha detto Fini: “La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise che devono essere rispettate da tutti, in primis dal capo del governo. Si possono certo cambiare ma non irridere”.

Ma il presidente della Camera ha sentito anche il bisogno di insistere: “Non è vero che i deputati sono qui a fare numero e non è vero che votano con due dita emendamenti che non conoscono” ha ammonito e quindi ha aggiunto che è sbagliato ”alimentare un qualunquismo e senso di sfiducia nelle istituzioni di cui credo che nessuno oggi in Italia ravvisi la necessità”.

Fini ha chiesto ”rispetto” per il Parlamento perchè si tratta di ”un’istituzione essenziale e fondamentale in ogni democrazia”. L’appello del presidente della Camera ha richiamato l’importanza e il ”rispetto per le regole e le procedure che organizzano i lavori del Parlamento”. Per l’ex capo della disciolta An non è impossibile riflettere  ”sull’opportunità di cambiare o meno quelle regole, credo che sia doveroso farlo quando, come accade in Italia da più tempo, si reputi che si tratti di regole datate o in ogni caso non in grado di garantire una efficace azione della nostra istituzione”, tuttavia, ha concluso Fini ”è certamente sbagliato irridere quelle regole e lo dirò con chiarezza al presidente del Consiglio”.

Il secondo atto della commedia degli equivoci, che è spetacolo abituale nel teatrino di Berlusconi, ha inflitto al pubblico la tradizionale smentita. Ha subito ‘spiegato’ il Cavaliere: “Cado dalle nuvole. Non riesco a capire in quale modo possano essere stati stravolti i miei ragionamenti sulla necessità, da tutti condivisa, di riformare i regolamenti parlamentari. Sanno tutti che la mia posizione non è mai cambiata. Gli emendamenti dovrebbero essere discussi e approvati in Commissione, mentre nell’Aula si dovrebbero effettuare la discussione e il voto finale su ogni legge, come accade in altri Paesi”.

In tutto questo che ha detto, o meglio fatto, l’opposizione? Ha parlato Anna Finocchiaro, chiedendo al ‘frainteso’ di “avere più rispetto per gli italiani: i parlamentari sono eletti dai cittadini. Capisco che per lui il Parlamento sia un vero impaccio. Però ogni singolo eletto, come recita la Costituzione, rappresenta la nazione. L’idea di sopprimere il Parlamento con una riformina regolamentare, delegando a pochi eletti la funzione legislativa, esprime in modo plateale l’assenza di cultura costituzionale di Berlusconi, il suo fastidio per le regole della democrazia e la sua visione proprietaria delle istituzioni. Anche grazie alla pessima legge elettorale per il Parlamento voluta proprio dalla maggioranza, Berlusconi considera i parlamentari del Pdl come una sua emanazione”.

Risulta de tutto incompresibile il motivo per il quale nel Paese che lo ha ‘inventato’ e sconfitto la parola fascismo non possa essere pronunciata. Cos’altro è volere il restringimento dei poteri del Parlamento, supporre di poter governare attraverso pochi fedeli che accettano qualunque cosa, sentirsi il ‘padrone’ dello Stato, ritenere che chiunque non condivida gli intendimenti del capo sia un ‘comunista’ (nel linguaggio del premier un ‘nemico’) e che vada per questo zittito?

In vista delle prossime elezioni il pressing di Berlusconi si farà pressante e produrrà probabilmente la più dura offensiva contro chi lo contrasta da sempre. L’uomo è anziano, ha bisogno di raggiungere presto il traguardo, ha una maggioranza parlamentare fortissima e l’opposizione è quasi inerte, la propaganda martellante dei media e delle tv ha sufficientemente abituato l’opinione pubblica alla necessità di dover ‘reagire’ al pericolo della ‘criminalità’, tanto da stimolarla a volere anche provvedimenti liberticidi e razzisti. Una vittoria imponenete sarebbe la soluzione per abbattere gli ultimi ostacoli, poi la strada per la fondazione dell’Italia spa, con un amministratore unico chiamato Silvio Berlusconi sarebbe un giochetto.

Lo capirà mai il carrozzone scomposto del Pd?

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