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Arriva un’estate torrida

Autore: . Data: martedì, 17 marzo 2009Commenti (0)

La previsione è di un climatologo americano e non è per nulla rassicuarante

Tony Barnstone, direttore del dipartimento previsioni climatiche dell’International Research Institute (Iri) della Columbia University ha sostenuto che “il caldo crescerà soprattutto tra giugno e agosto, quando aumenteranno ancora le possibilità che si registrino temperature più elevate, soprattutto al Sud dell’Europa, in Sicilia, così come in Nord Africa e nei Paesi del Medio Oriente: da Israele alla Siria. Ci saranno ondate di calore in tutti i maggiori centri urbani e sulla Sicilia”.

In un’intervista a “Focus” il climatologo ha spiega: “Le giornate di brutto tempo e le piogge rimarranno più o meno sui livelli dello scorso anno”. Ma se l’estate si prevede molto calda, anche la primavera dovrebbe registrare temperature più alte della media di stagione.

Barnstone ha aggiunto: “Tenendo conto di alcuni fattori come effetto serra, temperature delle acque del Mediterraneo e dati inviati dai satelliti abbiamo calcolato che ci sono 45 possibilità su cento che già fino a maggio le temperature siano più calde della media”.

Intanto sulle previsioni climatiche di lungo periodo si abbatte una nuova incognita. Sempre secondo “Focus” due vulcani dell’Alaska (Redoubt e Cleveland) e cinque della penisola di Kamchatka in Russia, rischiano di esplodere contemporaneamente con la loro massima energia, alterando in questo modo il clima dell’emisfero nord per qualche anno.

I vulcani in questione si trovano da alcuni mesi in uno stato di allerta tra il giallo e l’arancio: ciò significa che potrebbero entare presto in attività. Poichè si tratta di vulcani che nascono dallo scontro della placca oceanica con quella americana e asiatica, sono di tipo esplosivo: l’energia dell’eruzione può proiettare le ceneri e i gas emessi fin nella stratosfera, dove rimarrebbe a lungo.

Queste sostanze schermerebbero i raggi solari facendo raffreddare la superficie terrestre. Una situazione analoga si verificò nel 1991, quando eruttò il Pinatubo, nelle Filippine. Allora, la temperatura dell’emisfero settentrionale scese di circa 1 grado per circa due anni.

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