Approvato il testo sul testamento biologico: il Pd in confusione
A dimostrare che non esiste alcuna ‘cura Franceschini’, la votazione sul provvedimento ha mostrato la gravità delle malattie del partito.
La Commissione sanità del Senato ha dato il via libera al disegno di legge Calabrò sul testamento biologico, completando l’iter delle votazioni degli emendamenti degli otto articoli del testo. A favore dieci rappresentanti della maggioranza di centro-destra (Pdl-Lega) e l’esponente dell’Udc. Il Partito democratico, invece, è sembrato un’armata Brancaleone: Bianchi, Bosone e Gustavino si sono astenuti, Poretti e Vita hanno votato contro e Chiaromonte, Cosentino e Bassoli non hanno preso parte alla votazione. Contraria anche una rappresentante del Pdl, Laura Bianconi, che trova la legge troppo permissiva e Astore, dell’Idv. Adesso il ddl passa all’aula, sarà discusso il 18 marzo prossimo.
A rendere la situazione dei democratico surreale le parole del capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro che ha sotenuto come Il ddl Calabrò sul testamento biologico è un testo ”orrendo e inutile che sfascia la Costituzione” e crea ”un ribaltamento tra Stato e persona nell’ambito dell’amministrazione del proprio corpo e della salute dando la primazia allo Stato sull’individuo”.
E un mistero allora capire come su otto rappresentanti del Pd in commissione solo due abbiano votato contro. Per la senatrice ”non siamo di fronte a un fraintendimento tra noi e la maggioranza sul senso dell’articolo 32 della Costituzione”, ma è ”la gerarchia dei valori su cui è stato costruito il patto costituzionale che si sta sgretolando”.
L’articolo citato recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività , e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Ci sono, secondo Finocchiaro, tanti parlamentari, ma anche tanti cittadini ”che non riconoscono più l’articolo 32 come garante di quel patto fondato sulla libertà individuale. Stiamo regredendo rispetto a quel patto e la Costituzione non viene piu’ assunta nella sua vigenza”. Si è ”sconvolto il quadro culturale di riferimento” e ora ”si rischia di rendere quel patto non più regolativo”.
Anticipando le mosse del partito durante il prossimo dibattito parlamentare, la senatrice ha sostenuto che il Pd vorrà ”mostrare la profonda attualità del testo costituzionale: l’articolo 32 è tanto celebrativo della libertà dell’uomo tanto più aumenta lo scarto tra la scienza e la natura”.
Proprio perchè sono in gioco le libertà individuali, a parere di Finocchiaro, prima di arrivare a un referendum se dovesse passare ”quel testo orribile”, dovrebbe intervenire la Corte Costituzionale: ”Il cuore della partita è lì, sulla tenuta del patto costituzionale nell’assicurare le libertà e la possibilità di farle valere”. Anche perchè in caso di referendum Finocchiaro dice di non sentirsi ”così sicura che ci sarebbe una grande adesione del Paese”.
Ed ecco svelato il problema, quasi inconscio, del Pd. La formazione politica della senatrice non ritiene che le battaglie per i diritti civili siano in grado di mobilitare l’opinione pubblica. Se così fosse stato in Italia non ci sarebbero le leggi sul divorzio e sulla interruzione di gravidanza.
Ma l’indagine freudiana sulla senatrice Finocchiaro non è necessaria. La rappresentante dell’opposizione ha già elaborato tutto: “Non credo in un voto segreto salvifico” che possa rovesciare,in aula, le sorti del ddl Calabrò, ha rilevato. “Alla fine il provvedimento verrà approvato con questo testo orribile e credo che dalla Camera ne uscirà uno analogo”.
Critico sul ddl Calabrò anche Ignazio Marino, del Partito democratico ed ex presidente del gruppo nella Commissione sanità , che ha dichiarato: “La destra sta approvando una legge che toglie libertà ai cittadini. Almeno lo faccia rispettando le regole democratiche”. Il parlammentare si riferiva alla mancata approvazione dell’emendamento che avrebbe introdotto nel disegno di legge l’obbligatorietà per l’Azienda sanitaria di rispettare le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (Dat) del paziente e insieme la possibilità di obiezione di coscienza per il medico.
La critica si riferiva ‘all’incidente procedurale’ che aveva visto coinvolto il presidente della Commissione, Tomassini, che ha richiesto il voto una seconda volta facendo in modo che Stefano De Lillo (Pdl) votasse in modo diverso dalla prima. ”Quanto e’ successo oggi (ieri per chi legge, ndr) è gravissimo e questa legge si prefigura come un doppio, straordinario esempio di sottrazione di diritti sacri per uno Stato democratico. E’ incredibile che si faccia rivotare un emendamento perchè l’esito della votazione non è piaciuto”.
Lo stupore di Marino intenerisce, perchè in un Paese nel quale il presidente del Consiglio vorrebbe far votare le leggi solo dai capigruppo, mandando a casa gli altri parlamentari, tutto è possibile.
Il senatore del Pd ha aggiunto: “Se nella legge che sarà approvata nutrizione e idratazione artificiale verranno considerati sostegni vitali e non potranno dunque essere oggetto delle Dichiarazioni anticipate di volontà (dat), in breve tempo si verificheranno migliaia di ricorsi al Tribunale che dovrà chiedere a sua volta il parere della Corte Costituzionale”.
Secondo parlamentare, che è anche chirurgo,”nella pratica una persona che si troverà ad avere un proprio congiunto in fase terminale di vita e nonostante le volontà espresse dal malato di interrompere le cure dovrà forzatamente accettare che il medico obbligatoriamente inserisca chirurgicamente e sotto anestesia una cannula nello stomaco per alimentare tramite una pompa e sacchetti di nutrienti il soggetto ricorrerà immediatamente in Tribunale e se saranno in migliaia a farlo si riaprirà il dibattito”.
”A differenza degli altri referendum – ha affermato Marino – se si arriverà a questo punto, questo interesserà la vita di tutti e penso che ognuno di noi, avendo l’opportunità di dire ‘io con una croce su una scheda posso decidere se sarà libero di fare delle scelte o non sarò libero’, non si tirerà indietro”.
Il senatore ha infine ricordato che, in ogni caso, questa legge è fortemente legata al caso Englaro, tanto è vero che ci sono articoli che fanno specificatamente riferimento alle persone in stato vegetativo. ”Una legge come questa – ha concluso – dovrebbe invece riguardare tutte le persone che si trovano alla fine della vita e il diritto di tutti di poter lasciare delle indicazioni. Purtroppo così come è la normativa, la dat sottoscritta da un malato oncologico terminale non cosciente non vale e anche se diversamente scritto il medico deve continuare a somministrare le cure”.
D’accordo con Marino sulla fragilità del ddl anche il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, esponente di schieramento opposto ed ex magistrato:”Il disegno di legge elaborato dal senatore Raffaele Calabrò – ha afferma Mantovano in una nota- sollevava già motivate perplessità nella sua versione originaria. La trasformazione che di esso sta avvenendo in Commissione sanità al Senato accentua le difficoltà e legittima ancora di più applicazioni confuse e discordanti”.
Per Mantovano “la nuova versione dell’articolo 6 stabilisce che le dichiarazioni anticipate di trattamento sono ‘vincolanti’, ma ciò contrasta con la missione del medico, che ha un suo spazio di autonoma valutazione, e che è orientata alla cura e non alla morte. Nè queste gravi conseguenze sono impedite dal richiamo all’articolo 8 della bozza Calabrò, in quanto tale articolo consente al medico di disattendere le Dat esclusivamente quando esse ‘non siano piu’ corrispondenti agli sviluppi delle conoscenze tecnico-scientifiche e terapeutiche’, non quando, in scienza e coscienza, il medico stesso non ne condivide l’obiettivo di morte”.
Il sottosegretario quindi ha concluso: “”In tal caso si apre la strada per l’obiezione di coscienza, come avviene nella legge 194, sull’aborto? Se così fosse, la struttura dovrebbe allora sostituire il medico riluttante a dare esecuzione alla Dat con un altro, per garantire il ‘risultato’? Vero è che, se su questo come su altri passaggi del testo, a cominciare da quello sull’accanimento terapeutico, in Aula non verranno eliminati errori e contraddizioni, negli ospedali i reparti avranno bisogno più di consulenti legali che di medici”.


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