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Alitalia: le strane parole dell’Anpac

Autore: . Data: mercoledì, 4 marzo 2009Commenti (1)

Oggi i lavoratori aderenti a Cgil, Cisl e Uil di Linate e Malpensa avrebbero dovuto scioperare per 4 ore e contemporaneamente Sdl intercategoriale aveva chiamato tutti i dipendenti di Alitalia-Cai ad una astensione dal lavoro di 24 ore.

alitalia-pilotiPerò l’iniziativa sindacale è stata annullata, perchè il governo ha ritenuto di rinviare lo sciopero per difendere “il diritto di libera circolazione costituzionalmente garantito”.

Come è noto negli ultimi giorni si discute del ddl dell’esecutivo su una riforma del diritto di sciopero nei servizi pubblici, che limita in modo profondo uno dei diritti politici più importanti nei sistemi democratici.

Durante una puntata di ‘Porta a Porta’, registrata nella giornata di lunedì, due dirigenti di Up e Anpac, i comandanti Notaro e Berti, hanno detto cose non solo molto diverse tra loro, ma nel caso del secondo rappresentante dei piloti inquietanti.

Il comandante Notaro, intervistato ‘al volo’ a Fiumicino ha detto: “E’ una norma che rende quasi impossibile scioperare ed apre la porta a proteste incontrollate, che noi condanniamo, ma se non si può fare in maniera regolare va a finire che qualcuno lo farà in modo irregolare”.

Continuando nel suo ragionamento sul principio della rappresentatività, richiesto per indire uno sciopero, il pilota ha sostenuto: “Si dice il 50 per cento degli aderenti alle sige riconosciute. Facciamo il caso dei piloti Alitalia. Noi Up ed Anpac ne rappresentiamo il 90 per cento, l’altro 10 è nel mondo confederale. Quindi il 50 per cento del dieci è il 5, così quel 5 decide per tutti. E la democrazia?”.

Notaro intendeva dire che secondo la nuova normativa proposta, le categorie meno numerose non hanno un proprio specifico riconoscimento, ma sono considerate nell’insieme del totale del personale di un’azienda. Per cui, siccome nella ex Compagnia di bandiera un gran numero di dipendenti (non piloti) è rappresentato da Cgil, Cisl e Uil, alla fine per un comparto specifico, con particolari esigenze e normative, conta il peso dei più forti nell’intera azienda e si impedisce ai meno numerosi, anche se maggioritari in una particolare realtà, di esprimersi.

In parole semplici, una ferita mortale alle regole elementari della democrazia, che debbono sempre garantire diritti eguali per maggioranze e minoranze.

Presente nello studio di Vespa era il segretario di Anpac, Fabio Berti. Alla domanda su cosa pensasse del ddl governativo il pilota ha risposto: “La legge è vecchia di 20 anni, per cui sembrerà strano, ma noi siamo assolutamente d’accordo che vengano fatti degli interventi. Qui ho il calendario dell’osservatorio sui conflitti sindacali dove c’è una sequenza di scioperi incredibile, non solo di sigle minoritarie, ma anche della Cisl per fare un esempio (il segretario dell’organizzazione, Raffaele Bonanni, era presente in studio e Berti si rivolgeva a lui, ndr), insomma è necessario intervenire”.

Le parole del capo dell’Anpac erano inequivocabili e sembravano molto lontane da quelle del collega Notaro, intervenuto pochi minuti prima. Il comandante Berti sembrava interessato solo a difendere lo spazio di manovra della sua categoria, per nulla attento ai diritti politici collettivi ed al rispetto delle regole democratiche in assoluto.

Continuando, Berti ha reso esplicito il suo pensiero: “Noi siamo estremamente tranquilli sull’adesione singola, sull’andare a richiedere al singolo l’adesione. Sull’aspetto che riguarda la rappresentatività invece bisogna fare molta attenzione, perchè quando si parla del 50 per cento si fa riferimento al settore del trasporto aereo, mentre secondo noi bisognerebbe far riferimento a chi rappresenta più del 50 per cento in una categoria. Perchè se no i piloti sono talmente pochi rispetto ai lavoratori del settore che si troverebbero impossibilitati a sioperare”.

Forse  il rappresentante di Anpac, non ha fatto tesoro dell’esperienza prodotta dalla vicenda della privatizzazione di Alitalia  (con la conseguente cessione a Cai) e non ha tenuto conto di come le visioni corporative e settoriali portino a sicure e drammatiche conseguenze per il lavoratori (lo testimoniano le centinaia di piloti in cassa integrazione ed il rischio per molti di loro di perdere le abilitazioni al volo, cioè la possibilità di lavorare).

Berti quindi ha concluso: “In Francia dove si sta procedendo in una direzione simile a quella italiana, l’associazione dei piloti ha chiesto una deroga. Bisogna collaborare, noi vogliamo evitare gli scioperi selvaggi, dobbiamo dare la possibilità ai lavoratori di esprimersi”.

Il ministro Sacconi, anche lui presente a Porta a Porta, intanto ribadiva che le singole categorie perderanno qualunque principio di rappresentatività se dovesse essere approvata la nuova normativa. In pratica, i piloti o si collegheranno con altre componenti o non conteranno più nulla.

Nonostante questo il secondo punto inaccettabile del provvedimento proposto dal governo, ovvero la consultazione preventiva dei lavoratori, sembra per Anpac condivisibile. Anche in questo caso il principio della libertà individuale non sembra rientrare tra le priorità dell’associazione dei piloti. Ritenere che per indire uno sciopero non solo sarà necessario certificare di essere ‘maggioranza’, ma che questa ‘prova’ dovrà essere considerata una precondizione (dimostrata con referendum) distruggerà una delle caratteristiche elementari della democrazia: la possibilità di cambiare idea.

Per ipotesi: un piccolo gruppo di persone, intelligenti e capaci, individua una piattaforma rivendicativa. I promotori all’inizio sono pochi, ma pensano di sapere e potere convincere altri lavoratori ad aderire alla proposta. I tempi, le occasioni, la stessa praticabilità dell’azione politico-sindacale del gruppo diventano chimere se qualunque decisione concreta dovrà essere sottoposta ad una consultazione preventiva.  Con la ‘preconsultazione certificata’ si nega l’evoluzione tradizionale dei processi democratici.

In un futuro le strutture consolidate e organizzate potrebbero essere le uniche a detenere ‘l’autorizzazione’ a considerarsi rappresentative, di fatto bloccando qualunque tentativo di innovazione o trasformazione.

Eppure la democrazia prevede che siano i cittadini, nella propria individualità, ad essere detentori di diritti e doveri e non gruppi autorizzati in base alla loro dimensione. Tutto questo è chiaro al dirigente dell’Anpac?

La vicenda Alitalia-Cai, alla luce della discussione sul diritto di sciopero di quesi giorni, mostra la fragilità che ha determinato la ‘sconfitta’ di un modo corretto di intendere le relazioni sindacali, i diritti, il senso della politica e permesso (grazie alla firma di un accordo maggioritario e non condiviso) una soluzione costosissima per i cittadini italiani e per tutti i lavoratori della Compagnia.

Le posizioni dell’Anpac, sposando in parte le tesi ‘riformiste’ del centro-destra, si collocano in una cultura politica che mortifica non solo i membri dell’associazione di categoria, ma tutti i lavoratori.

La posizione del governo, che vuole circoscrivere un diritto fondamentale come quello di sciopero, definendo la rappresentanza sulla base di un elemento numerico, ha reso possibile, proprio nel caso di Alitalia, la firma di un contratto nel quale alcune categorie che non ne condividevano a larghissima maggioranza il contenuto abbiano alla fine dovuto accettarene le condizioni onerosissime.

Anpac evidentemente ancora non  ha metabolizzato il passato prossimo e l’associazione oggi rischia di vedere fortemente ridimensionata la sua rappresentanza nella categoria.

Per un motivo elementare: quando i diritti dei cittadini-lavoratori sono ‘consentiti’ da qualcuno sulla base della consistenza numerica di chi li difende è fatale che i più deboli soccombano. E chi viene lasciato indietro lo ricorda per sempre.

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Commenti (1) »

  • Sara ha detto:

    Siete troppo preparati per trarre queste banali conclusioni. La “separazione” e’ necessaria per garantire il prodotto a cui piu’ tengono i passeggeri: la sicurezza del volo=la loro incolumità. La professione del pilota richiede un profilo psicologico, una specializzazione e un costante studio/addestramento che pochi altri mestieri richiedono e “regolarla” richiede delle conoscenze mediche e scientifiche (per esempio delle direttive internazionali che regolano questo settore incluse quelle relative alla sicurezza del volo!), che di sicuro un rappresentante di altre categorie non puo’ avere!I piloti sono i dirigenti super specializzati dell’azienda “aeroplano” ed hanno grandi responsabilità (vite umane e aereo), devono essere sempre in ottime condizioni e pronti a gestire ogni tipo di emergenza o imprevisto. Come passeggera, sarei molto preoccupata se per esempio a negoziare le ore di riposo necessarie tra un volo e l’altro fosse un addetto ai bagagli (magari pure invidioso) che non sa come si porta un aeroplano ne’ conosce i limiti stabiliti dalle direttive sulla sicurezza del volo per l’utilizzo dei piloti etc. Sicuramente ai passeggeri/cittadini italiani non interesserà che circa 900 piloti abbiano perso il lavoro per aver commesso il crimine di aver garantito sempre il massimo della loro professionalità al datore di lavoro ed averli trasportati in sicurezza per 60 anni, però sono sicura che tenendo molto alla loro incolumità e quella dei loro cari, se non sono stupidi, questa volta faranno il tifo per i piloti affinche’ venga riconosciuta e difesa la loro peculiarità.

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