Vescovo negazionista, dietrofront vaticano
Alle proteste delle comunità ebraiche si era aggiunta quella, altrettanto vibrata, della cancelliera tedesca Merkel. Ieri la Santa Sede ha cambiato rotta: “Williamson prenda le distanze dalle sue posizioni”
Caso Williamson, ultimo atto. Dopo la remissione della scomunica a carico di quattro vescovi seguaci dell’ipertradizionalista Lefebvre e le vibrate proteste per le precedenti dichiarazioni negazioniste nei confronti dell’Olocausto da parte di uno dei quattro prelati, è arrivato il dietrofront del Vaticano.
La nota diffusa ieri pomeriggio dalla Segreteria di Stato non è soltanto laconica (come si conviene ai dispacci provenienti da oltretevere) ma suona vagamente surreale: il Papa, in sostanza, non era al corrente delle dichiarazioni negazioniste del vescovo Richard Williamson nel momento della remissione della scomunica.
In seguito alle polemiche di queste settimane, il porporato “per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa – si legge – dovrà prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah”.
Una presa di posizione che mal si concilia con quanto aveva affermato, non più tardi di 48 ore fa, il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, che aveva ribadito l’inequivocabile pensiero del Papa sul tema dell’Olocausto, lasciando intendere che quelle affermazioni di netta condanna avrebbero di fatto scagionato anche il vescovo Williamson.
Dunque, se la Chiesa continua a rifiutare le posizioni “laiciste” e “secolarizzate” contro il “diritto alla vita” (si tratti di un embrione o della povera Eluana Englaro) sembra invece cedere alle pressioni mediatiche e politiche su una vicenda diventata scivolosa sul terreno diplomatico.
In effetti, due giorni fa si era fatta sentire con una certa veemenza anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, leader del Paese dal quale proviene lo stesso Joseph Ratzinger.
Con un’iniziativa senza precedenti, spinta anche dalla Conferenza episcopale del suo Paese, aveva criticato duramente il papa per la scelta del ritiro della scomunica ai vescovi lefebvriani e, in particolare, a monsignor Williamson.
“Auspico una chiarificazione piena della questione da parte del Papa e del Vaticano”, aveva tuonato. “Non sono solita prendere posizione su questioni interne della Chiesa, ma questa è un’eccezione, perché siamo davanti a una questione fondamentale: può una scelta del Vaticano dare e diffondere l’impressione che la negazione dell’Olocausto sia possibile?”.
“Secondo me – ha aggiunto – i tentativi di chiarimento venuti finora dal Vaticano non sono sufficienti. Credo sia fondamentale chiarisca che una negazione dell’Olocausto non è possibile, e che dica che rapporti buoni con le comunità ebraiche sono indispensabili”.
“A questo punto – ha osservato ancora la cancelliera – dipende dal Papa chiarire che non ci può essere una negazione dell’Olocausto”. E di fronte alla notizia di proteste e iniziative di critica dei fedeli tedeschi contro la decisione di rimettere la scomunica al vescovo in questione, ha commentato: “Me ne rallegro”.
Del resto persino l’ex presidente della Conferenza episcopale tedesca, il decano Karl Lehmann, aveva definito il rientro dei lefebvriani nella Chiesa come una “catastrofe”.


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