Veltroni e il partito frappè
Per il segretario “bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti esistano posizioni diverse sulle questioni etiche”, un modo di intendere la politica assolutamente inaccettabile.
Walter Veltroni ha detto che sul disegno di legge del governo per il caso Eluana ”decideranno i gruppi” parlamentari del Pd. Il segretario sottolinea che c’è già ora un ”giudizio politico comune” sugli aspetti negativi della vicenda: ”Dall’attacco sferrato alla Costituzione, alla denuncia della strumentalizzazione odiosa di Berlusconi, alla possibilità di affrontare in maniera seria, con una legge sul testamento biologico, un tema di grande rilevanza etica”. Per il segretario democratico, il premier ”in realtà sfrutta” la vicenda di Eluana ”come diversivo, perchè rimanga sullo sfondo la crisi del Paese”.
Veltroni non sembra in grado di leggere il progetto ben più ampio del centro-destra, denunciato da decine di giuristi, intellettuali, politici e cittadini, che in 40mila hanno firmato l’appello di Libertà e Giustizia.
Per il segretario del Partito democratico, Il riferimento fatto da Berlusconi alla possibilità per Eluana di avere figli è ”la forma più bassa a cui la politica sia arrivata”. Ma il punto nodale, ovvero la presenza nel suo partito di posizioni diametralmente opposte, Veltroni ha affermato: ”Bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti esistano posizioni diverse sulle questioni etiche. Materie nelle quali non può scattare la disciplina di partito”. Nel Pd, conclude, siamo ”tutti d’accordo nel respingere la manovra di Berlusconi, nel manifestare a favore della Costituzione, nell’affermare la priorità del rispetto delle leggi. Gravissimo, tra l’altro, che si faccia un provvedimento a fronte di una sentenza passata in giudicato”.
L’idea di un partito che sui temi della laicità , dei diritti civili e delle libertà di scelta de cittadini possa avere al suo interno “posizioni diverse” impone di chiedersi se il Pd non stia diventando esso stesso un pericolo per la tenuta delle istituzioni. La sua incapacità a raccogliere le domande di riforma della società italiana ed il non saper convogliare le energie dei cittadini verso una politica di trasformazione profonda del Paese lascia alle forze più reazionarie e razziste del centro-destra uno spazio di manovra immenso.
La crisi, infine, ormai evidentemente irreversibile della sinistra, che non riesce più a mobilitare neppure i suoi stessi militanti, è motivo di ulteriore incertezza. C’è da sperare che la società civile sappia tornare a far sentire la propria voce, riaprendo non sul caso Englaro, ma sul modello stesso di Italia che si vuol costruire un dibattito ormai improcrastinabile.


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