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Una informazione senza conflitti di interesse

Autore: . Data: venerdì, 6 febbraio 2009Commenti (0)

In queste ore si discute sulle indagini della procura di Velletri, che ha accusato Giampaolo e Antonio Angelucci di essere coinvolti, insieme ad altri, in una truffa ai danni della Asl Roma H, competente per i castelli romani.
libertaPer Giampaolo Angelucci, Luciano Mingiacchi (direttore della Asl Roma H), due funzionari della stessa azienda sanitaria ed un’altra decina di persone sono stati disposti gli arresti. Non è stato possibile invece eseguire il provvedimento per Antonio Angelucci, parlamentare del Pdl e quindi protetto dalla carica.

Potrebbe essere uno dei soliti scandali della sanità privata italiana, ma anche il risultato di un errore di valutazione. Sulla vicenda il tempo offrirà risposte ed i processi non si fanno sui giornali o in televisone.

Tuttavia alcune cose di questa storia fanno riflettere.

Gli Angelucci sono quattro, il padre Antonio e i tre giovani figli Alessandro, Andrea e Giampaolo. L’epopea dei potenti imprenditori della salute è cominciata circa trent’anni fa. Antonio, portantino di circa 35 anni all’ospedale San Camillo, si dimette, incassa la liquidazione e con altri soci rileva una casa di cura a Velletri.

Da allora si arriva ad un impero che dispone di 25 cliniche e strutture di riabilitazione. Tredici nel Lazio, undici in Puglia ed una Abruzzo per complessivi 3mila posti letto.  2300 dipendenti (sui circa 4000 dell’intero gruppo) e 1000 medici

L’architettura societaria degli Angelucci sarebbe complicata. Su tutto la Tosinvest sa, (To e Si, dai nomi del fondatore Tonino e Silvana Paolini sua prima moglie) che ha sede in Lussemburgo. In Italia ci sarebbero altre cinque società: una per le attività finanziarie, due società immobiliari, una nel settore editoria ed una per le attività sanitarie.

Per la famiglia di imprenditori i problemi sono stati diversi. Nel 2006 un’indagine per una vicenda di corruzione riguardante l’ex governatore della Puglia, Raffaele Fitto (rinvio a giudizio nel 2007), poi presunti pagamenti all’ex vicedirettore di Libero ed ora parlamentare del Pdl, Renato Farina, radiato dall’Ordine dei Giornalisti il 29 marzo 2007 e collaboratore del Sismi (servizi segreti), quindi nel 2008 il coinvolgimento nell’inchiesta abruzzese che portò all’arresto del presidente della regione, Ottaviano del Turco ed ora quest’ultima indagine. Nel biennio 2000 – 200, infine, fu molto chiacchierato l’acquisto dell’Ospedale romano, una struttura della capitale appartenente all’Istituto San Raffaele di Milano. Pagato una cifra fu poi rivenduto pochi mesi dopo alla Regione Lazio per una somma ben maggiore. Su quest’ultima vicenda vi furono inchieste giudiziarie e interrogazioni parlamentari, ma tutto si è fermato.

Alcune leggende metropolitane sostengono che gli Angelucci siano conoscenti di Fassino, D’Alema, Geronzi. Il fratello del presidente della Camera, Gianfranco Fini, Massimo, stimato medico, lavora per il Gruppo.

Le supposizioni sono disdicevoli ed i sospetti odiosi. Gli imprenditori Angelucci sono davvero bravi, perchè in Italia partire portantini ed arrivare a possedere un impero, il tutto in trent’anni, non è da tutti. Questo Paese, come ben sanno i giovani ed i capaci, non conosce il significato delle parole ‘opportunità’ e ‘merito’.

Un fatto, grave, però emergerebbe dall’ultima inchiesta. Secondo i magistrati ci sarebbe stata una”pressante influenza, attraverso i giornali di loro proprietà, sulle cariche istituzionali della Regione Lazio, governatore e assessore alla Sanità”. Il gip Nespeca ha scritto: “Consentono rettifiche o smentite con l’utilizzo strumentale dei mezzi d’informazione di loro proprietà. Esercitano pressante influenza sulle cariche della Regione per interferire nella fase di regolamentazione normativa, attraverso delibere di giunta o singole determinazioni. Ed evitano o attenuano le attività della Regione per il contenimento della spesa sanitaria”.

Perchè gli Angelucci, con la società che si occupa di editoria, posseggono due giornali, ‘il Riformista’ e ‘Libero’. Singolare le loro scelte editoriali, illumonate e a tutto campo, poichè i due quotidiani sono schierati in aree politiche avverse, uno vicino al centro-sinistra e l’altro al centro-destra.

Per dovere di cornaca, ma anche per trasparenza, si deve aggiungere che i due direttori ieri hanno fortemente difeso la propria autonomia. Il Riformista scrive: “Questa accusa dunque non ci riguarda. I nostri lettori devono infatti sapere che nelle ottocento e più pagine non è citato un solo caso in cui il Riformista – né sotto l’attuale direzione né negli anni cui si riferisce l’inchiesta, cioè fino al 2007 – possa essere stato usato”.

Libero aggiunge, con le parole del direttore, Vittorio Feltri: “Angelucci e noi di Libero facciamo mestieri diversi che non si intrecciano mai eccetto a fine d’anno, allorché si tratta di versare l’affitto della testata. Noi versiamo, lui incassa. Discutiamo anche di giornali, come usa fra gente appassionata di carta stampata”.

Allora dov’è il problema, c’è un problema?

Si ed è grave. In Italia i collegamenti tra potere economico, politico ed editoria sono quasi una regola. Imprenditori e politici e padroni di giornali sono spesso la stessa persona e non si sa bene se il politico sia prevalente sull’imprenditore o sull’editore o da quest’ordine derivino tutte le combinazioni possibili.

Un Paese democratico deve essere in grado di regolamentare i potenziali conflitti di interesse per la stampa, perchè altrimenti la democrazia è in pericolo. Riconoscere libertà d giudizio ai giornalisti non basta e la questione deve essere alla base di scelte e decisioni drastiche. Banche che posseggono giornali, gruppi industriali che posseggono radio, politici che posseggono monopoli televisivi. Dove sono le garanzie per i cittadini?

Non accadrà nulla, ovviamente. Perchè mai chi controlla il potere dovrebbe voler perdere la propria influenza ed i vantaggi derivanti da propri lucrosi investimenti di denaro? Così il regime del ‘pensiero unico’ mostra un’altra delle sue facce.

Solo un piccolo angolo di libertà intangibile è ancora in piedi. E’ il Web. Qui con pochi soldi è possibile sopravvivere, non correre il rischio di essere inglobati. Ma per poco ancora. Gli investimenti pubblicitari e la trasformazione dei quotidiani o delle pubblicazioni on line in negozi per la vendita di qualcosa o in diffusori di notizie ‘leggere’ per favorire accessi (che a loro volta producono reddito con le inserzioni) stanno divorando anche quest’ultimo angoletto di autonomia.

E ovviamente nessuno prevede di trasformare le leggi per l’editoria, che fatto strano, finanziano chi già c’è e non chi comincia ad operare. Insomma, l’immobilità che lascia tutto al suo posto, e così è se vi pare. Questa è la stampa, bellezza! No, la stampa italiana, pardon.

Roberto Barbera

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