Un po’ di pace per la famiglia Englaro
Il calvario della famiglia non ha fine. Dopo anni di battaglie legali, illazioni, accuse infamanti e sospetti la vicenda sembrava aver raggiunto un meritato silenzio, ma non è così.
I Carabinieri del Reparto investigativo di Udine nei giorni scorsi hanno ascoltato, in qualità di persone informate sui fatti, la giornalista della Rai, Marinella Chirico e il fotogiornalista Francesco Bruni.
I due reporter, nel pomeriggio di domenica 8 febbraio, erano stati ammessi nella stanza di Eluana Englaro insieme all’anestesista Amato De Monte, che dirigeva l’equipe medica impegnata a seguire il caso.
Secondo i Carabinieri, Bruni e De Monte avrebbero scattato alcune foto alla ragazza e questo nonostante il divieto previsto nel protocollo legale definito per l’attuazione del decreto dei giudici milanesi che vietava l’uso di macchine fotografiche.
In questo modo sarebbe stato violato l’art. 650 del Codice Penale, che prevede e punisce l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorita’ e per questo si è deciso di sottoporre a indagini De Monte, Chirico, Bruni e l’infermiera di turno quel pomeriggio, Cinzia Gori, compagna di De Monte, invitandoli anche a nominare i difensori.
A Bruni sono state chieste le foto, che il reporter ha consegnato spontaneamente ai Carabinieri di Trieste, dove vive, mentre per le imagini scattate da De Monte ne hanno chiesto l’acquisizione alla Procura della Repubblica di Udine.
Le immagini erano state state consegnate dal medico alla famiglia e ora sono in possesso del padre della ragazza, Beppino Englaro, che non ha alcuna nessuna intenzione di consegnarle senza un atto di sequestro.
I Carabinieri ieri hanno consegnato gli atti delle indagini svolte finora sulla vicenda delle foto alla Procura della Repubblica di Udine. Ora sarà compito del Procuratore, Antonio Biancardi, decidere se procedere in prima persona, se delegare un sostituto per verificare l’ipotesi di reato formulata dagli investigatori e se emettere un atto di sequestro delle foto.
I legali della famiglia Englaro contestano l’ipotesi della Polizia Giudiziaria ed affermano che non vi è stata alcuna violazione della riservatezza e, quindi, del decreto della Corte di Appello di Milano.
Secondo l’avvocato Giuseppe Campeis l’indagine avviata dai Carabinieri di Udine (che vede indagate quattro persone) “muove da un reato inesistente”. Il legale friulano ribadisce che le foto sono state scattate con l’autorizzazione e su richiesta del padre, per certificare la situazione e come si stava evolvendo.
Campeis ha sottolineato: “Le foto sono conservate dal padre di Eluana, che non ha nessuna intenzione di farle pubblicare e che farà valere i suoi diritti”. Per altro la scheda di memoria della macchina fotografica è stata consegnata al signor Englaro e non si ha notizia dell’esistenza di copie degli scatti.
L’avvocato degli Englaro ha anche ricordato che nel protocollo stabilito dal decreto della Corte d’Appello di Milano si faceva divieto a operatori sanitari di poter portare apparecchi fotografici o telefonini o palmari abilitati a scattare immagini: “Una disposizione – ha concluso il legale – prevista dallo stesso Beppino Englaro per tutelare la privacy della figlia”.


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