Stazione di Parigi, “ritardo per suicidio”
“In seguito ad un suicidio il treno è in ritardo”: annunci di questo tipo saranno d’ora in poi diffusi sulle banchine dei treni locali della regione di Parigi.
Proprio nella capitale francese, infatti, in media una persona ogni due giorni si toglie la vita buttandosi sui binari al passaggio dei convogli.
Il dato aumenta in modo inquietante: l’anno scorso 181 persone sono morte in questo modo contro le 141 del 2007, con un aumento del 22 per cento dei casi lungo la fitta rete ferroviaria della capitale francese. Di fronte all’aumento esponenziale delle tragedie, la SNCF, la società che gestisce le ferrovie in Francia, ha scelto di rompere un tabù e di lanciare una “campagna verità ”, sperando in questo modo di scoraggiare i passeggeri che hanno scelto o potrebbero scegliere il treno per compiere l’atto estremo.
Fino ad ora infatti vaghi messaggi del tipo “treno in ritardo per un incidente tecnico” venivano trasmessi nelle stazioni anche in caso di suicidio. Ma questa formula non basta più alla SNCF dove la direzione comincia a dirsi “preoccupata: un suicidio significa due, tre ore di sospensione completa di una linea. Non si possono nascondere i fatti, bisogna dire la verità ”, sostiene il presidente della società , Guillaume Pepy.
Agenti addestrati per individuare comportamenti sospetti ed entrare in azione al momento giusto potrebbero così fare la loro comparsa nelle stazioni e sulle banchine. Le ore più a rischio: quelle di punta, la mattina presto quindi ed il tardo pomeriggio. Alcune linee risultano inoltre statisticamente più pericolose di altre, come le linee di treni RER C e D.
Ma mancano dati più precisi e statistiche recenti in Francia. Per ora gli addetti ai lavori si basano su studi canadesi degli ultimi dieci anni che hanno individuato il maggior numero di suicidi tra le persone dai 20 ai 40 anni e durante i mesi primaverili e autunnali. In Canada alcune campagne anti-suicidio di prevenzione ed educazione dei passeggeri hanno fatto scuola ed il numero di suicidio sotto i treni è effettivamente diminuito.
Ma la questione resta delicata, soprattutto nella forma. “Bisogna parlarne, ma solo in un certo modo” osserva sulle pagine di Liberation uno psichiatra della Fondazione studenti di Francia specializzato in sindrome da suicidio. Il rischio di una comunicazione sbagliata, insomma, è quello di peggiorare le cose.
“Parlare rassicura le persone a rischio – continua il dottor Philippe Lesieur – mostra loro che esistono e che vengono prese in considerazione. Drammatizzare, invece, parlarne in prima pagina, può avere effetti deleteri. Il sensazionalismo è un rischio”.


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