Scioperano operai e impiegati. Tre cortei a Roma
La mobilitazione è promossa dalla Funzione pubblica e dalla Fiom Cgil. Per protestare contro l’inadeguatezza del governo nell’affrontare la crisi economica
Tute blu e “statali” uniti nella lotta. Così si sarebbe detto, negli anni 70, volendo commentare quanto sta per accadere oggi.
Scioperano infatti – insieme – i dipendenti pubblici e i metalmeccanici. Sfileranno in mattinata per le vie di Roma suddivisi in tre cortei, partiti da piazza Repubblica, piazza dei Partigiani e dal piazzale della Stazione Tiburtina.
“Tra i punti centrali dello sciopero – spiega Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom – ci sono due grandi richieste. La prima è bloccare licenziamenti, delocalizzazioni e chiusure delle aziende: questo è quello che chiediamo direttamente agli industriali, e scioperiamo proprio perché tutti i grandi gruppi italiani – dalla Fiat all’Indesit, alla Telecom – in questo momento stanno facendo l’esatto contrario di ciò che sarebbe giusto e socialmente responsabile. Stanno licenziando i precari – aggiunge Cremaschi – o annunciando nuove delocalizzazioni”.
La Fiom chiede dunque che gli aiuti di Stato siano rigidamente vincolati al mantenimento dell’occupazione e non “regalati” alle imprese, come troppo spesso accade.
“Sull’altro versante – continua – chiediamo l’aumento e l’estensione a tutte e a tutti della cassa integrazione: oggi dà 750 euro netti per un operaio metalmeccanico. I lavoratori di Pomigliano sono stati presi a manganellate dalla polizia perché oltre che il lavoro chiedevano, giustamente, il ritorno della cassa integrazione a livello di copertura salariale degli anni Ottanta”.
I precari, infine, dovrebbero anch’essi (secondo il sindacato dei metalmeccanici Cgil) godere effettivamente della cassa integrazione e “non di misere integrazioni in casi eccezionali, eppure su tutto questo le risposte stanno a zero. Mentre siamo travolti dalle chiacchiere”.
Il riferimento di Cremaschi corre alla discussione giornalistica sulla riduzione della settimana lavorativa a tre, quattro giorni, “alla quale però non corrisponde nulla. La verità è che la risposta sociale delle imprese e del governo alla crisi è la più brutale e di classe possibile: arrangiatevi, lavorate di più, guadagnate di meno”.
Hanno aderito alla manifestazione le forze della sinistra, Rifondazione e il Pdci, così come un centinaio di parlamentari del Pd.


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