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Ronaldo e gli altri. Campioni che risorgono

Autore: . Data: venerdì, 20 febbraio 2009Commenti (0)

Le “resurrezioni” sportive rappresentano una costante. Servono al morale dei tifosi e, talvolta, a dare una mano anche all’economia dei Paesi

coreografiatiamoA volte ritornano. Campioni di un passato più o meno recente, il cui mito sembra sopravvivere alla forma che fu. Prendete Ronaldo: dal giorno in cui s’infortunò per la seconda volta al tendine rotuleo del ginocchio, un anno fa di questi tempi (era il 13 febbraio 2008), ha fatto notizia soprattutto per motivi extra-calcio.

Serate con viados e annessi ricatti finiti su youtube, vacanze in barca che ne evidenziavano le rotondità, litigi con fotografi troppo invadenti, fidanzate che cambiavano. Poi è stata la volta delle “macumbe” dei tifosi del Flamengo, che bruciavano le sue foto dopo la decisione di trasferirsi agli odiati rivali del Corinthians.

Ripresi gli allenamenti con il suo nuovo club, il Fenomeno (soprannome che gli è rimasto, nonostante tutto) sembrerebbe finalmente pronto al rientro: “Tempo due o tre settimane e tornerà a giocare – ha garantito Mano Menezes, tecnico del Corinthians – intanto ha già partecipato a una partita di allenamento e ne sosterrà un’altra in settimana”.

Un altro campione che mobilita le masse è Liu Xiang, un nome forse sconosciuto in Europa e in generale a chi non segue l’atletica leggera ma che in Cina è più popolare di Hu Jintao e Wen Jibao, ovvero il presidente e il primo ministro della Repubblica Popolare.

Già primatista mondiale e campione iridato del 110 ostacoli, era il più atteso alle Olimpiadi di Pechino 2008, ma tra le 51 medaglie d’oro conquistate dal suo Paese (primo nel medagliere davanti agli Stati Uniti) è mancata proprio la sua: colpa di un grave infortunio al tendine d’achille che fece piangere lui, il suo allenatore (costretto a interrompere la conferenza stampa), uno stadio intero e milioni di telespettatori cinesi che attendevano la gara dei 110 ostacoli con la stessa ansia con cui noi italiani aspettavamo la finale contro la Francia al mondiale di calcio di due anni prima.

Nelle stesse ore dell’annunciato rientro di Ronaldo, l’allenatore di Liu Xiang fissava per l’inizio di marzo il ritorno in pista dell’ostacolista, due mesi dopo l’operazione al tendine d’achille in una clinica specializzata di Houston e cinque mesi prima del mondiale di atletica che si svolgerà a Berlino. Una gioia per il popolo di Pechino, e soprattutto per le numerose aziende che sponsorizzano l’ex iridato.

Due resurrezioni sportive, quelle di Ronaldo e Liu Xiang, che apparivano difficili. Mai però come quella di Eduardo Da Silva, brasiliano e attaccante come il Fenomeno ma snobbato dai suoi compatrioti. Lui la fortuna è andato a cercarsela in Croazia e sembrava averla trovata: un posto da titolare nella Dinamo Zagabria, la squadra più famosa e potente del Paese (storicamente vicina al governo), l’esordio in Champions League, la naturalizzazione e la convocazione nella nazionale guidata da Slaven Bilic.

Il trasferimento all’Arsenal sembrava avergli aperto le porte del grande calcio che il Brasile gli aveva chiuso, ma il destino era in agguato. Sotto forma di un tackle assassino di Martin Taylor che gli spezzò tibia e perone della gamba sinistra durante la sfida di campionato contro il Birmingham.

Era il 23 febbraio 2008, dieci giorni dopo l’infortunio di Ronaldo. Le immagini del piede disarticolato dal resto della gamba, riprese da un fotografo da bordocampo, fecero il giro del mondo così come l’immancabile filmato di youtube.

“Non l’ho mai visto e non lo guarderò mai, così come non ho mai letto un giornale su quanto accaduto”, racconta oggi Da Silva, che ha preferito rimuovere il ricordo. “E’ come se avessi un black-out. Ricordo solo che non sentii tanto male, pensavo di essermi distorto la caviglia. Ma quando finii a terra, sentii qualcuno dire che avrei potuto perdere il piede e cominciai a spaventarmi”.

In quel momento, nemmeno il più irriducibile tra gli ottimisti avrebbe scommesso sul suo ritorno agonistico ai massimi livelli. Cosa che è invece avvenuta il 16 febbraio di quest’anno, 358 giorni dopo il terribile incidente: il tecnico dell’Arsenal l’ha schierato in Coppa d’Inghilterra contro il Cardiff City e lui l’ha ripagato con una doppietta che ha qualificato la sua squadra agli ottavi di finale.

Il primo abbraccio dopo la grande impresa è stato per Tony Colbert, il preparatore atletico dell’Arsenal: “Il suo lavoro è stato fondamentale. La cosa più difficile della mia rieducazione era andare all’allenamento e vedere i miei compagni che ridevano e si divertivano con il pallone, mentre io andavo in giro con le stampelle. Non dimenticherò mai la sensazione che ho provato la prima volta che ho colpito di nuovo la palla”.

Eduardo come Lazzaro, ha intitolato un quotidiano inglese. Perché di miracolo si tratta.

Libero Panunzio


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