Processo Thyssen, no agli operai “parte civile”
Alla vigilia dell’inizio del processo contro la multinazionale dell’acciaio, in seguito al rogo del dicembre 2007 e alla morte di sette tute blu, circa 50 dipendenti erano stati ammessi dal giudice. Ieri lo stop.
La doccia gelata è arrivata ieri mattina, all’apertura della terza udienza al processo Thyssenkrupp: la corte d’Assise di Torino ha deciso di non ammettere la costituzione come parte civile agli oltre 50 operai della multinazionale dell’acciaio che ne avevano fatto richiesta dopo aver firmato il verbale di conciliazione con l’azienda.
Si tratta di un processo storico, che arriva a poco più di un anno dal drammatico rogo che, nella notte del 7 dicembre 2007 strappò la vita a sette lavoratori e che portò con enfasi sulle prime pagine dei giornali (forse per la prima volta) il tema degli infortuni sul lavoro.
L’esclusione al processo riguarda, precisamente, cinquantasei persone: l’intesa che raggiunsero prevedeva la concessione di una somma in cambio della rinuncia a ogni richiesta di risarcimento per eventuali danni. Da qui la preclusione alla possibilità di presentarsi come parte civile.
Eppure i sindacati hanno sempre contestato la validità di quel verbale, spiegando che differiva da una stesura precedente dell’accordo, ma la Corte ha fatto presente di non poter entrare nel merito perché sarebbe necessaria “una complessa istruttoria” per ciascun lavoratore.
Escono dal procedimento anche tre persone che, in base alle norme, non possono essere considerate “prossimi congiunti” delle vittime.
Comunque sia, dopo la conclusione dell’udienza di ieri, il processo è stato rinviato al 10 febbraio. In quella data la Corte presieduta da Maria Iannibelli si pronuncerà sulla questione di nullità avanzata dall’avvocato Ezio Audisio, del collegio difensivo, sulla mancata traduzione di alcuni atti in tedesco (la lingua madre di due imputati tra cui Harald Espenhahn, che risponde dell’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale).
Se venisse accolta, ha fatto rilevare in aula il pm Laura Longo, “farebbe tornare indietro il processo di un anno”.


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