Per la Cei adesso tocca a Sanremo
Alcuni ambienti vaticani sembrano ormai occupati in una permanente attività di censura. Adesso il Servizio Informazione Religiosa (Sir), promosso dalla Cei, interviene anche sul Festival di Sanremo.
Don Paolo Padrini ha dichiarato: “Un Festival che vuole essere specchio della società italiana ma che, paradossalmente, è destinato a dare di essa la sua immagine più stereotipata e banale, quella falsa, confezionata ogni giorno dalla televisione”.
La 59esima edizione della kermesse canora nazionale era già stata stroncata dall’Osservatore Romano, ma evidentemente non bastava. La nota del Sir continua: “Qualcuno si è spinto a dire che questa edizione avrebbe rappresentato l’ultima chiamata per uno spettacolo ormai alla frutta. A giudicare da quanto visto e ascoltato sinora non sembra essere distanti dal vero. A cominciare dalle canzoni in gara, in generale di mediocre qualità , che probabilmente non verranno ricordate per molto tempo”.
Don Padrini, direttore di “Nuova Radio Pieve”, nè musicista nè compositore, è durissimo, ma generoso col presentatore Bonolis: “Non c’è dubbio che, dal punto di vista della regia, della struttura del palco e del ritmo – nonostante il solito peccato originale dell’eccessiva durata – lo spettacolo in qualche modo tenga. Ma le canzoni, quelle proprio no, e soprattutto sul versante dell’originalita’”.
Il Sir poi si cimenta in un’analsi sociologica sul significato della manifestazione canora: “Non è con la musica che questa kermesse canora ha dato il meglio della sua nazionalpopolarità . Il Festival si è di fatto trasformato nell’unica cosa che in televisione ormai funzioni: un misto tra reality show e programmi già visti e conosciuti”.
Si tratta di “una sorta di parentesi fuori dal tempo e dalla realtà , fatta di compensi stratosferici, di giovani comparse sullo sfondo, di giurie demoscopiche applaudenti tra il pubblico”.
Per don Padrini Sanremo è “una parentesi che stona. Non tanto con l’accompagnamento musicale, quanto con la realtà attuale della nostra Italia, dove le famiglie iniziano a fare i conti, anche in maniera dura, con la crisi economica”. Un Festival, insomma, che “non è per nulla lo specchio della società ma che, invece, è l’immagine edulcorata e falsa della tv”. Il Sir, conclude la sua disamina senza offrire alcun credito per le prossime puntate, sostenendo che il programma è “almeno per ora senza emozioni, senza pensieri, senza sapori e senza profumi”.
La libertà di critica, così come quella di espressione, sono uno dei principali diritti in un Paese democratico. Tuttavia la necessità da parte delle gerarchie ecclesiastiche di valutare qualunque cosa accada in Italia e di sottoporre ad una ‘superiore visione’ anche un prodotto televisivo come Sanremo, per quanto discutibile, appare decisamente fuori luogo.
Gli episodi di ingerenza massiva si moltiplicano, anche in ambiti nei quali i sentimenti religiosi andrebbero piuttosto protetti e non ‘contaminati’ dalla semplicità di una gara di canzonette. Ma la necessità di assumere sempre di più un ruolo di ‘supervisore’ della società italiana lascia perplessi, specialmente sul diritto alla laicità dei cittadini.


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