Pd, ormai è una polveriera
Ieri intervista di D’Alema sul ‘Messaggero’, in disaccordo con l’attuale leadership su vari aspetti, tra cui lo sbarramento al 4 per cento alle Europee. L’ex ministro Fioroni attacca: “Vuole far saltare l’accordo”
Tornare al passato, ai Ds e alla Margherita? “Sarebbe sciocco e irrelistico”, dice Massimo D’Alema in un’intervista concessa ieri al quotidiano ‘Il Messaggero”. Eppure la nuova aggregazione, quella che aveva fatto sognare i cosiddetti “riformisti”, arranca vistosamente, tra liti, incomprensioni, rancori e sondaggi assai poco incoraggianti.
Il problema del Pd, sostiene l’ex premier, “è che il progetto è ancora incompiuto”. E la mancanza del partito è più “culturale e organizzativa” che non “di litigiosità interna”.
Verrebbe da commentare che le cose stanno anche peggio di quanto si possa pensare “da fuori”. Resta il fatto che da settimane gira il nome di Pierluigi Bersani come possibile candidato alla segreteria, al posto di Veltroni, indicato proprio da ambienti “dalemiani”.
Ma “baffino” gira alla larga dalla polemica e precisa: “Non ci sono candidature né congressi, ma un lavoro comune per affrontare al meglio Europee ed Amministrative. Poi è fin troppo banale dire che dopo il voto si discuterà. Siamo un partito, appunto, democratico”.
Chissà se quest’ultima affermazione è velata del consueto sarcasmo dalemiano. Ma al dirigente piddino non è andata giù nemmeno la presa di distanza di Veltroni dalla Cgil, dopo la rottura dell’unità sindacale sull’intesa sul nuovo modello contrattuale: “Il Pd non deve sempre andare d’accordo con la Cgil, ma sono convinto che escludere il maggiore sindacato, non da un contratto di categoria, ma dalla riforma del sistema contrattuale sia una forzatura e un errore”.
Infine, D’Alema ha espresso tutte le sue riserve sulla soglia di sbarramento alle Europee, di cui discuterà la Camera in settimana: “Anche se continuo a ritenere più giusta la soglia del 3% anziché il 4 per cento prendo atto che il negoziato con Berlusconi non possa offrire di più. Accanto al merito, però, bisogna pure valutare gli effetti politici. E su questo ho più di una preoccupazione”.
Non a D’Alema ma ai “boatos” sulla resa dei conti ai vertici del Pd ha risposto Beppe Fioroni, ex ministro dell’Istruzione, e dirigente vicino a Veltroni. Per il responsabile organizzativo dei Democratici affrontare il tema di una nuova leadership del Pd con la candidatura di Bersani “è come fare la cosa sbagliata al momento sbagliato”. In “una parte del Pd – ha sostenuto – non c’è la volontà di superare Ds e Margherita, c’è la paura di cambiare e c’è la voglia di conservare quello che eravamo” e questo significherebbe creare un altro partito “già vecchio, senza più nè appeal nè autorevolezza verso i cittadini-elettori”.
L’attacco diretto a D’Alema arriva dopo, a proposito della questione-sbarramento: a detta di Fioroni rappresenta un “brutto segnale” il fatto che l’ex premier proponga, per la legge elettorale europea, la soglia di sbarramento al 3 per cento. Si tratterebbe di una mossa “per far saltare la riforma”. Vedremo come andrà a finire in Parlamento.


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