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Partito democratico: indietro in ordine sparso

Autore: . Data: venerdì, 20 febbraio 2009Commenti (0)

La forza politica geneticamente modificata si va decomponendo. Potrebbe essere un processo lento, perchè l’oligarchia deve capire dove ricollocarsi. Tutto sembra pronto per la liquidazione, anche perchè di politica non si parla.
partito-democraticoL’ex segretario avrebbe deciso di non partecipare all’Assemblea costituente di sabato. Invece di spiegare ad un organismo politico i motivi della sua decisioni, Veltroni non riterrebbe necessario presentarsi perchè sua presenza determinerebbe attenzione nei suoi confronti in un momento in cui il partito deve concentrarsi sulle scelte da compiere per uscire dalla crisi.

Intanto la tendenza suicida del Pd pare consolidarsi. Le diverse correnti sono in conflitto su tutto anche su come mantenere in vita il partito. Bersani ha detto: “Il punto di fronte al quale ci troveremo all’Assemblea costituente sarà solo uno: o si elegge un segretario o si va al congresso. Non ce ne sono altre”.

Arturo Parisi, prodiano di ferro, invece vuole “primarie subito” e presenta la sua candidatra.  L’ex  ministro della Difesa su tre possibilità: reggenza di Dario Franceschini, congresso anticipato o primarie subito sceglie “l’ultima, perché la prima regola del Partito democratico è l’articolo 1 che è scritto nel nome, Partito democratico”, mentre lui per ora vede tutto “tranne che la democrazia”.

Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, parlando di scissione ammette: “Beh, non so… qualche rumor l’ho sentito”. Poi l’esponente piemontese ha aggiunto: “Diciamo che se devo scegliere tra la conquista di un profilo netto, per il Pd, e una costante ambiguità, punto sulla prima opzione. A costo di perdere qualche componente”.

Il riferimento era Francesco Rutelli, da tempo più che avviato verso un sodalizio con l’Udc di Casini. Il sindaco di Torino ci pensa ma sonsidera “il discorso è più ampio, in prospettiva. Il Pd ha una ragione d’essere se svolge una doppia manovra: prima di inclusione di tutte le forze che ne condividono il percorso, e poi di selezione in base ai comportamenti effettivi”.

Rosy Bindi rimane in bilico e ha detto: “Non tutte le responsabilità sono di Veltroni, non tutte del restante gruppo dirigente. Io penso che la segreteria Veltroni sia partita con un vizio d’origine, che è quello di essere stato sostenuto da liste e componenti che avevano idee troppo diverse. La gravità della crisi richiederebbe non delle primarie ma un congresso vero. Ma davanti al rischio di fare un congresso finto, dominato dalla preoccupazione delle elezioni, meglio rimandare il confronto al giorno dopo le elezioni europee e amministrative”.

La base è in fermento. Due circoli del Pd di Perugia, dopo le dimissioni di Walter Veltroni e la convocazione per sabato dell’Assemblea nazionale, esprimono “amarezza” e ”perdita di entusiasmo”.

Per Luca Federici, coordinatore circolo Pd di Madonna Alta (provenienza Margherita), ”c’è senz’altro la delusione per avere perso un segretario eccezionale. Io ho aderito a questo progetto per ciò che Veltroni aveva detto e che in parte per me incarnava. Provo un misto tra la paura di ciò che sarà e il rimpianto per quello che c’era prima”.

Per Federici, ”il problema non è se le primarie saranno adesso o no. Il problema è se ci sarà lo stesso spirito dopo. Non vedo attualmente un altro che possa sostituire Veltroni. Ma d’ora in poi andrà peggio. Abbiamo perso l’entusiasmo”.

Leonardo Miccioni, coordinatore del circolo ”Territorio D’Arna” (provenienza Ds), ha vissuto ”con grande amarezza le dimissioni di Veltroni”. ”Ho sempre creduto nel progetto del Pd – ha spiegato – come lo aveva lanciato Fassino come segretario Ds e come lo aveva interpretato Veltroni. Oggi spero vivamente che le oligarchie di partito vengano meno e si trovi una sintesi per rilanciare il progetto. Il Pd nasce con Veltroni e si identifica nella figura di Veltroni. Ora il percorso è un pò più difficile da costruire. C’è un po’ il senso di smarrimento”. Miccioni è ”fortemente contrario alle primarie subito” anche causa delle numerose scadenze elettorali.

A Palermo il terremoto è arrivato nel pieno della campagna di tesseramento. Nel circolo Noce-Zisa, un tempo nocciolo duro del Pds-Ds, la crisi del partito si fa sentire. ”Veltroni ci ha spiazzati – ha detto Fabio Teresi, componente della reggenza del circolo ed ex Ds – I militanti sono frastornati, qualcuno dice di aver nostalgia del passato diessino, i vecchi che non hanno ancora rinnovato la tessera aspettano di capire qual è la linea del partito”.

Per Teresi ”c’è il desiderio di andare avanti, ma ci si rende conto che la sintesi tra le due anime, ex Dl ed ex Ds, non c’è ancora”.

Leonardo Passarello, leader provinciale del Pd ed ex Margherita, guarda avanti. ”Tornare indietro è utopia pura: in questa fase non è utile andare a congresso, affrontiamo le europee e lavoriamo alla conferenza programmatica”.

Enrico Letta, invece, non risparmia critiche allo statuto che è “barocco e schizofrenico” perchè “indica un percorso talmente contorto per fare un congresso che durerebbe mesi”. Alla domanda sulla ‘reggenza’ Letta ha risposto: “Temo di si per via del fatto che ci vogliono tre mesi per fare un congresso. Io sono tra quelli che andrà a studiare meglio tutte queste cose per capire se effettivamente è così. Se è così, andiamo alle europee con Franceschini e facciamo il congresso subito dopo le europee”. Letta non esclude la sua candidatura.

Alcune donne del Pd (parlamentari, ministre ombra, amministratrici) hanno lanciato un appello per “non tornare indietro e continuare a sostenere il progetto del partito Democratico”.

Tra le firmatarie del documento Vittoria Franco, Anna Finocchiaro, Marina Sereni, Rosy Bindi, Linda Lanzillotta, Livia Turco, Marina Magistrelli, Sandra Zampa. Sesa Amici, Olga D’antona, Emilia De Biase, Donata Gottardi, Marianna Madia, Donatella Mattesini, Maria Grazia Pagano, Monica Giuntini, Catiuscia Marini, Giuseppina Servodio, Patrizia Toia, Silvia Velo.

Le donne Democratiche scrivono:”Dopo le dimissioni del segretario Walter Veltroni che ha incarnato sin dall’inizio il progetto del Partito Democratico siamo entrati in una fase sicuramente difficile, delicata, che va gestita con saggezza e lungimiranza. Non possiamo assolutamente tornare indietro e deludere le speranze di milioni di persone che credono nella possibilità di cambiare questo Paese costruendo un’alternativa valida alla destra. Le donne del Pd, che tanto hanno contribuito alla sua nascita, continueranno a sostenerne il progetto, a dare fiducia alle tante donne della società che ad esso guardano per procedere sulla strada dei diritti. Per questo bisogna rinunciare ai personalismi e all’autolesionismo corrosivo, che sono le malattie storiche della sinistra e rischiano di disperdere l’enorme patrimonio di innovazione rappresentato dal Pd. A questo progetto noi continueremo a lavorare. Il Pd ha bisogno delle donne, le donne hanno bisogno del Pd”.

Enrico Morando, senatore Pd, invece vuole il congresso subito: ‘Se è vero, come è vero, che siamo nel pieno di una crisi drammatica del PD, di cui le dimissioni di Veltroni sono espressione, dobbiamo mettere in atto una reazione adeguata. Affidare a tutti i nostri elettori, entro due mesi, la scelta tra candidati e linee politiche alternative – dopo un intenso confronto nei Circoli e nel rapporto con l’opinione pubblica – è la reazione giusta. Un patto tra dirigenti per continuare a rinviare il trasparente confronto tra soluzioni alternative – di linea e di leadership – ci ribadirebbe solo nella crisi”.

Quindi Morando conclude: “Nè è sostenibile che ‘non ci sia tempo’. Basterebbe accorciare la prima fase del Congresso previsto dallo Statuto, e le Primarie finali, con l’intervento di tutti gli elettori, si potrebbero tenere il 19 aprile. D’altra parte, l’Assemblea è ”costituente”, e può pacificamente decidere di usare il Regolamento del 14 ottobre 2007 per Primarie da tenere in quella stessa data”.

Anche il vicepresidente del Senato Vannino Chiti ha la sua da dire: ”Dobbiamo seguire una linea di responsabilità, le dimissioni di Veltroni aprono una fase difficile ma davanti non abbiamo molte scelte. Dovendo eleggere il segretario senza poter fare un congresso, Franceschini è la scelta da fare. L’alternativa di fare primarie per la scelta del segretario è dannosa e non praticabile politicamente”.

Rispondendo alle domande sul futuro del Pd Chiti ha spiegato che in questo momento ”un congresso non è possibile perchè gli iscritti ancora non ci sono mentre ci sono scadenze politiche rilevanti. Nella migliore delle ipotesi un congresso ci porterebbe a maggio e non faremmo neanche le liste”. Per Chiti, ”c’è un vicesegretario che ha le caratteristiche e le competenze, e se saremo uniti Frasceschini è in grado di portarci al congresso di ottobre”. Quanto all’ipotesi di Bersani, Chiti ha spiegato che”Bersani è un amico, ma io sono abituato a stare in un partito in cui non prevale mai la fedeltà a nessuno, dove prevalgono la coerenza delle proprie idee, la lealtà e il senso di responsabilità. Sono contrario alle correnti, che hanno ucciso i partiti robusti della Prima Repubblica, e non vedo perchè oggi che i partiti sono più gracili, queste possano essere utili al pluralismo”.

Insomma, l’armata Brancaleone è in movimento o, forse, sta ferma ad aspettare che qualcuno si ricrdi di discutere di linea politica. Però la cosa appare prematura, d’altra parte fin dalla sua fondazione il Pd non ci riesce.

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