L’Italia è molto malata, lo dimostra un’indagine
Il ‘Messaggero di sant’Antonio’ ha pubblicato una ricerca sugli italiani curata dal sociologo Enrico Finzi e realizzata da Astra Ricerche, istituto di ricerca demoscopica. I risultati sono sconcertanti.
Oltre settecento interviste telefoniche hanno interessato un campione significativo, differenziato per categorie economiche, professioni, fasce di età e sesso.
Enrico Finzi ha detto: “Un Paese che, in fondo, finisce per non smentirsi anche se lascia intravedere volti inediti e insospettati”. Il direttore della rivista, padre Ugo Sartorio, ha aggiunto: “Nell’anteprima dell’indagine pubblicata in questo numero della rivista, si possono trovare le prime istantanee, ossia quali sono i nuovi vizi più diffusi, le cause e, soprattutto, l’identikit degli italiani più viziosi”.
Nella sua analisi il sociologo ha scritto: “Il quadro che emerge da questo studio è per molti versi negativo, a volte angosciante”. Al primo posto, per quanto riguarda i vizi nella società “troviamo la maleducazione, spesso sposata all’arroganza nei rapporti tra le persone: ben nove su dieci abitanti del Bel Paese puntano il dito contro questo vizio. L’80 per cento denuncia un altro insieme negativo: quello formato da individualismo e consumismo materialistico, connesso all’egoismo della società contemporanea che ricerca ossessivamente i beni materiali, dimenticando ogni dovere (e piacere) legato alla solidarietà tra gli esseri umani”. ‘
Finzi ha aggiunto: “Al terzo posto, col 77 per cento delle indicazioni, incontriamo il menefreghismo: quel misto di indifferenza e di assenza di responsabilità che pare attanagliare il nostro popolo, il cui cuore è troppo spesso irrigidito e il cui impegno etico nell’ambito sociale è ridotto ai minimi termini. In stretta connessione, con un valore di poco inferiore (74 per cento), ecco quel tipo di degenerazione etica che si traduce nella disonestà e anche nella corruzione. Considerando i primi quattro posti in ‘classifica’, possiamo già fare una prima valutazione: la più aspra preoccupazione della gente riguarda in generale l’imbarbarimento della vita e delle relazioni interpersonali, fondato sul trionfo dell’io isolato dagli altri e sul venir meno dell’etica personale e collettiva”.
Di diversa natura, ”ma in fondo non cosi’ dissimile”, è il quinto macro-difetto, lamentato dal 71 per cento dei 18-79enni: ”Si tratta dello scarso rispetto per la natura e per l’ambiente. In fondo, a ben vedere, siamo di fronte a un altro esempio di egoismo: questa volta riferito non agli umani ma agli animali, alle piante, alle risorse naturali all’interno del cui mondo si svolge la nostra esperienza di vita. Gli ultimi quattro vizi hanno un peso inferiore, a partire dalla dipendenza da sostanze, e in particolare da droghe, contro la quale punta il dito il 53 per cento dei nostri connazionali, preoccupato e spesso indignato sia per i danni che tale schiavitù finisce per apportare a chi ne soffre, sia per le conseguenze, spesso nefaste, che la tossicodipendenza o dipendenze similari frequentemente infliggono ad altri cittadini del tutto incolpevoli (si pensi al caso degli incidenti stradali determinati da guidatori ubriachi, drogati, ecc.)’
Il 49 per cento del campione indica come vizio più grave ”il carrierismo e la competizione senza regole e senza freni, essi stessi determinati dall’egoismo, dall’insana volontà di potenza, dal considerare gli altri solo un mezzo per raggiungere i propri obiettivi oppure solo ostacoli sulla via del proprio successo. Al penultimo posto in questa triste classifica -rileva il presidente di Astra ricerche- ecco il dilagare tra gli italiani dell’immaturità e spesso dell’infantilismo. Si tratta, secondo il 47 per cento degli intervistati, di una sindrome sempre più diffusa, connessa all’indebolimento dell’approccio adulto alla vita, quello capace di accogliere e di valorizzare i limiti che l’esperienza umana inevitabilmente propone”.
Infine il 42 per cento denuncia la crescita nella nostra società dell’intolleranza (a volte religiosa, a volte politica, spesso culturale, spessissimo sportiva): quell’incapacità di accettare e anzi di valorizzare la pluralità e la variegatezza delle opinioni e dei comportamenti che rende democratica e civile, oltre che moralmente solida, qualunque civiltà.
”Il rischio -viene rilevato- è quello del fondamentalismo, che non è attribuibile solo all’islamismo deteriore, ma inizia a corrodere anche le basi delle nostre società giudaico-cristiane: il che avviene quando la sana convinzione della validità dei propri principi degenera nel non riconoscimento delle esperienze diverse dalle nostre, trasformando le fedi in aggressività anti-umana, la verità in arma letale”.
Il viaggio nel cuore dell’Italia a cura della ricerca commissionata dal ‘Messaggero di sant’Antonio’ proseguirà per tutto il 2009 con varie tappe di approfondimento su alcuni dei nuovi mali più diffusi, dalla competizione senza regole alla corruzione, dall’intolleranza alla dipendenza, dalla maleducazione all’infantilismo.
Sebbene l’origine cattolica della rivista utilizzi la parola ‘vizi’, mentre da un punto di vista laico forse sarebbe più opportuno utilizzare ‘problemi’, il quadro finale non cambia e dimostra come l’Italia ‘felix’ di Berlusconi sia in realtà un composta da cittadini non certo in buona salute e, cosa più grave, senza neppure modelli alternativi e più sani in cui credere.


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