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Le mamme di Alitalia diverse da tutte le altre

Autore: . Data: lunedì, 9 febbraio 2009Commenti (0)

Il ministero del Lavoro smentisce se stesso e nega l’esezione dal lavoro notturno  per le assistenti di volo. Un articolo per ‘Tu Inviato’.

bambiniIl 4 febbraio 2009 con l’interpello n.1/2009 del Ministero del Lavoro, della  Salute e delle Politiche Sociali del ministro Sacconi, a mio modesto parere, è stato fatto un ulteriore passo indietro per quanto riguarda i diritti delle donne in particolare, ma anche delle famiglie e dei minori.

Il pretesto: La Commissione europea, con lettera del 29 gennaio u.s. (procedimento di infrazione n. 2006/2228), ha messo in mora l’Italia poiché l’esonero delle lavoratrici madri dal lavoro notturno, in applicazione dell’art. 53 del D.Lgs. n. 151/2001, risulta in contrasto con la normativa comunitaria, creando una discriminazione nei confronti delle stesse lavoratrici.

Peccato non si dica che l’esonero oltre l’anno del bambino è facoltativo, che nel settore aereo, in particolare Cai-Alitalia, il lavoro notturno è pagato tale e quale quello diurno, che l’unica obbligatorietà prevista dalla legge è l’astensione totale dal lavoro nei due mesi precedenti il parto e nei tre mesi successivi (sette in alcuni casi) e l’esonero notturno è obbligatorio fino all’anno del bambino.

Con un colpo di spugna, confondendo la sostanza della legge italiana in merito, e la realtà della vita quotidiana di una lavoratrice madre, magari pure unica affidataria di minori di 12 anni, è stata cancellata la possibilità di poter usufruire dell’esonero dal lavoro notturno per tutti i naviganti dell’aria italiani (art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 – esoneri dal lavoro notturno per il personale navigante).

Centinaia di persone, fra genitori e minori sono ora nella condizione di essere considerati “diversi” da tutti i loro concittadini che lavorano a “terra”.

Una mamma che vola e che abbia i requisiti previsti dall’art. 53 del D.Lgs. n. 151/2001 (o un padre),  oltre ai già notevoli problemi logistico-psicologici di questo lavoro, ora subisce l’aggravante di non poter usufruire dell’esonero dal lavoro notturno (dalle 24.00 alle 06.00) indispensabile in alcune situazioni particolari, quali per esempio la presenza di minori di tre anni e nei casi di unico affidamento con minori di 12 anni.

La legge in questione, in particolare l’art.53 del D.Lgs. n.151/2001 immagino non sia nata dall’elucubrazione distorta di qualche “fuoriditesta”, ma da considerazioni psicopedagogiche e sociali di una certa rilevanza, derivate anche da analisi e ricerche in merito. Queste hanno riconosciuto l’importanza della costanza nella presenza genitoriale in alcune fasi della crescita in particolare, e in alcuni frangenti più delicati (vedi l’affidamento unico).

Queste donne, questi padri e questi bambini NON SONO UGUALI AGLI ALTRI. Il Ministero ha dimostrato una sensibilità “pietrificante”, ha cancellato diritti acquisiti in modo circostanziato e motivato, ha deleggitimato analisi e ricerche e di conseguenza anche quegli “strani cervelli” che hanno condotto le stesse e legiferato di conseguenza. Il tutto in sette giorni (L’Interpello n°34 del 28 gennaio 2009 sull’esonero dal lavoro notturno per personale navigante, sempre dello stesso ministero, si era pronunciato in modo opposto!!)

In sette giorni si è deciso che tutto quello che era stato deciso analizzato, rianalizzato, rideciso, non fosse più valido. In base a cosa?

Vorrei chiedere al ministro Sacconi se per caso, negli ultimi sette giorni sono stati pubblicati sorprendenti studi scientifici che dimostrino l’inutilità della presenza genitoriale costante.

Se per caso è stato dimostrato che la separazione non provoca più alcun trauma ai bambini, se per caso è stata riconosciuta una maturità psicologica ai minori, tale da poterli lasciare da soli non solo la notte, ma anche per tre, quattro, cinque giorni di fila, tornando un solo giorno e ripartendo per altri avvicendamenti di altrettanti giorni (questi sono i turni dei naviganti).

Se così fosse, se davvero esistono studi comprovati in tal senso, allora mi arrendo e parto, divento “l’hostess oca e giuliva”, come a quanto pare tutti immaginano un’hostess debba essere, che sgrana gli occhioni e soprattutto non figlia!

A questo punto nessuno mi potrà denunciare per abbandono di minore, lo stesso sarà tranquillo e sereno con la mamma (o il papà) lontano.
Sarò felice anzi di non dover pagare una tata, anche perché con i tagli che ci sono stati agli stipendi dei naviganti, permettersi una tata è oramai impossibile…

Mi tranquillizzo, con questo Interpello n.1/2009 del Ministero del Lavoro, della  Salute e delle Politiche Sociali del ministro Sacconi sono sicura che potrò partire anche 5 giorni di fila, che i miei figli staranno benissimo da soli, cresceranno sani di corpo e di mente, diventando cittadini esemplari ed attenti, prendendo ad esempio proprio quello che oggi hanno davanti, nutrendo il mio orgoglio di madre!

Non  mi sentirò per l’ennesima volta discriminata e “additata” come portatrice malata di “rigidità intrinseche” (avere figli a quanto pare fa irrigidire molto, intrinsecamente, bisogna fare attenzione, ci sono alcuni individui allergici, specie nel settore privato dicono), non mi sentirò defraudata dei miei diritti di individuo con le proprie specificità (la costituzione, si vocifera, è stata scritta da filosovietici nostalgici, ed io ingenua pensavo che invece proprio lì fossero racchiusi principi  e regole sacrosanti per ognuno!).

Inebetita dalla felicità (e non dalla fatica…) sorriderò sognante ad ogni passeggero per ognuna delle dodici ore di servizio giornaliere che mediamente ormai mi fanno fare, tranquilla che a casa va tutto bene. La notte dormirò, ovunque io sia, sonni sereni, esenti da preoccupazioni e dispiaceri…è stato decretato! Ministro, come farei senza di lei! Me lo ripeto ogni giorno dal 4 febbraio 2009…e non solo io.

Silvia, italian mummy flight attendant

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