L’africa è duramente colpita dalla crisi, ma non si dice
La catastrofe delle economie forti colpisce anche il Sud del mondo. Secondo il Fondo Monetario Internazionale l’Africa nel 2009 crescerà solo del 3,3 per cento.
Il dato è drammatico, perchè dimezza la media dello scorso decennio e le conseguenze saranno teribili sull’export africano e sui prezzi dei generi di prima necessità , che nel contnente nero vengono totalmente importati.
Per affrontare le conseguenze della crisi finanziaria il Fondo e il governo della Tanzania, organizzeranno una conferenza a Dar es Salam il 10 e l’11 marzo. Potrebbe essere l’occasione per affrontare il tema della crisi e individuare quali risposte trovare per contrastarla. Sarà inoltre interessante vedere quale sarà l’atteggiamento Fmi.
Le difficoltà sono già serie in molti Paesi. Dopo quello alimentare, già colpito dall’esplosione del prezzo di riso e cereali è la volta del comparto turistico, che in certi casi è la principale fonte di introiti.
In Tanzania oltre al turismo, poi, guai seri l sta sopportando la floricoltura. Ad Arusha questa attività è la seconda fonte di reddito dei suoi abitanti. Secondo dati recenti da settembre 2008 vi è stata una sensibile diminuzione dei prezzi, tra il 30 e il 50 per cento, e molto prodotto è rimasto invendute.
Alle grandi aste internazionali di fiori gli acquirenti tendono a scegliere i fiori coltivati in Europa e poi quelli africani. Il rischio è che molte imprese falliscano. L’industria dei fiori in Tanzania dà lavoro a 50mila persone e genera un fatturato di circa 130 milioni di euro. Per il Paese africano si tratta di numeri molto imprtanti.
La crisi si fa sentire anche nelle economie africane meno deboli e nei Paesi che si reggono sulle materie prime. Per la prima volta in dieci anni il Sudafrica ha registrato una crescita negativa. Nell’ultimo trimestre del 2008 ha fatto segnare un meno 1,8 per cento, secondo i dati pubblicati dall’ufficio nazionale di statistica. In Angola il presidente, Eduardo dos Santos, insiste sul fatto che il Paese dovrà procedere rapidamente alla diversificazione dell’economia.
Le già molto deboli economie africane ed ancor di più la popolazione civile rischiano, a causa della difficilissima situazione in cui versano le economie più forti, potenziali cllassi ed il pericolo di gravi scompensi sociali è altissimo. Eppure al momento la comunità internazionale sembra più disattenta che mai alla sorte dell’immenso continentente nero.


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