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La vita di Eluana Englaro e la pena di morte

Autore: . Data: giovedì, 12 febbraio 2009Commenti (0)

La battaglia per la ‘vita’ è stata un colossale esercizio di demagogia. Nel 2004, per il cardinale Ratzinger,  la pena di morte poteva essere consentita.

iniezione-letaleInviatoSpeciale, senza troppa fatica, ha scovato una lettera del giugno 2004 scritta dal cardinale Joseph Ratzinger, a quell’epoca prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ed oggi Papa Benedetto XVI. La missiva era diretta all’arcivescovo di Washington, Theodore Edgar McCarrick e al presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, arcivescovo Wilton Daniel Gregory e trattava di guerra, pena di morte, eutanasia e aborto.

Il testo lascia sorpresi. Scriveva il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: “Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la Santa Comunione.

Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia”.

Insomma, secondo l’autorevole pensiero del cardinale Ratzinger, mentre aborto ed eutanasia sono comunque considerate inammissibili, una guerra “per repingere l’aggressore” o “fare ricorso alla pena capitale” non sono motivi per negare i sacramenti al cattolico”.

Se pur con molte difficoltà è possibile comprendere la posizione del cardinale Ratzinger sulla guerra, diventa impossibile farlo sul secondo argomento: la pena di morte. “Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia”, scriveva Ratzinger, per aggiungere che mentre l’aborto è sempre da condannarsi la pena di morte può essere praticata. Insomma, il feto è la vita e non può essere ucciso, mentre il criminale è eliminabile in quanto tale, anche se è di certo più evoluto.

Il nascondere dietro complesse dispute teologiche la semplicità dei fatti appare non solo ai laici, ma anche a molti cattolici, come il manifestarsi di un integralismo cattolico forse indotto da una fortissima crisi di seguito.

Dai dati forniti dalla Prefettura della Casa Pontificia sono stati oltre mezzo milione di fedeli e pellegrini in meno alle udienze e agli incontri del Papa durante il 2008 rispetto al 2007. Le persone che hanno partecipato ad incontri pubblici con Benedetto XVI in Vaticano o nella residenza di Castel Gandolfo nel corso dell’anno solare 2008 sono state, infatti, 2.215.000. Nel 2007 erano 2.830.100 e nel 2006 3.222.820. Nel corso dello scorso anno, alle udienze generali hanno partecipato 534.000 persone (erano state 729.100 nel 2007), 226.500 alle udienze speciali (209.000 l’anno precedente), 324.000 alle celebrazioni liturgiche (a fronte di 442.000 l’anno precedente), 1.130.000 agli Angelus (1.450.000 nel 2007). Il totale è stato di 2.215.000 fedeli (2.830.100 fedeli l’anno prima).

Si tratta solo di indicatori, ma di certo l’evocato ‘scontro di civiltà’ sembra ancora una volta coincidere con interessi complessi, che vedono Chiesa e centro-destra impegnati nell’offrire messaggi facili e terribili, del tipo “potrebbe al limite avere un figlio”, “privata del cibo e dell’acqua”, “lasciata morire tra le sofferenze”.

Per i medici pura fantasia, perchè dopo 17 anni la povera Eluana aveva un sistema muscolare atrofizzato, era nutrita artificialmente da soluzioni, complesse erano le terapie farmacologiche e gravissimo il quadro di atrofia cerebrale. Solo dopo poche ore senza terapia si è spenta.

Oltre alle sofferenze gravissime prodotte alla famiglia Englaro, lo ‘scontro di civiltà’ voluto dal centro-destra, dai poltici “cattolici” e dalle gerarchie ecclesiastiche ne ha prodotto un altro ancor più serio: la regressione della percezione del valore della scienza nella cultura diffusa dei cittadini.

Ed il tutto tra infiniti dubbi, come quello sull’ammissibilità della pena di morte. Insomma, chissà quanti anni ci vorranno per tornare alla ragione.

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