La nuova spartizione maggioranza-opposizione della Rai
Superando le differenze, i conflitti e le rotture tutti insieme appassionatamente i protagonisti del bipolarismo si fanno monopolari e si mangiano il Cda.
Alcuni anni fa, si avvicinava il Natale, ad un giovane regista della Rai fu chiesto di preparare un piccolo speciale sulle prossime feste e sull’anno che arrivava. Lui si mise al lavoro e siccome era già in voga l’abitudine al ‘cazzeggio’, detto poi con una quasi parolaccia ‘infortainment’, il poveraccio decise di proporre tra l’altro una serie di piccole interviste ad una serie di ‘maghi’ che avrebbero cercato buoni auspici per il futuro.
Preparato il piano di lavorazione, riempite le caselle e scelti i protagonisti, il poveraccio si presentò dal suo dirigente (detto capostruttura) e gli mostrò il fascicolo per l’approvazione. Il boss lesse con attenzione e poi, con uno sguardo tra il furbo e l’ammiccante disse: “Mi raccomando, moderazione. Siamo sicuri che i maghi rappresentino le diverse aree politiche, sociali e culturali del Paese? Siamo in equlibrio?”.
I maghi, anche loro, dovevano essere ‘in par condicio’ e leggere i tarocchi o i fondi del caffè seguendo con abile intelligenza le aspettative dei partiti che avevano graziosamente offerto la loro fiducia allo zelante capostruttura. La Rai, di tutto di più.
Nelle ultime ore è stato nominato il nuovo consiglio di amministrazione dell’azienda, di cui fanno parte Nino Rizzo Nervo, Giovanna Bianchi Clerici, Alessio Gorla, Gugliemo Rositani, Antonio Verro, Rodolfo De Laurentiis, Giorgio Van Straten. Così dovrebbe scrivere un giornale serio in un Paese serio, ma in Italia la notizia va rilanciata in altro modo: “I nuovi consiglieri di amministrazione della Rai sono: Nino Rizzo Nervo (quota Pd-Margerita), Giovanna Bianchi Clerici (quota Lega Nord), Alessio Gorla (quota Forza Italia-Berlusconi), Gugliemo Rositani (quota An), Antonio Verro (quota Forza Italia), Rodolfo De Laurentiis (quota Udc), Giorgio Van Straten (quota Pd-Veltroni)”.
Quelle parentesi, i partiti di riferimento, sono indispensabili per offrire ai nuovi dirigenti il pass per superare i controlli di Viale Mazzini, entrare nel palazzo della direzione generale e raggiungere il bel corridoio del settimo piano, dove ci sono le stanze dei capi.
Da lì in una impressionante e ramificatissima tela di ragno si arriva giù giù, fino all’umile regista ed ai sui maghi, in una sequenza di parentesi tonde, quadre, graffe e pure multiple (c’è anche qualche bigamo, a cavallo tra due matrimoni combinati).
La Rai, nella quale un tempo si diceva che le assunzioni fossero governate da un principio ferreo “un socialista, un democristiano, un comunista e uno bravo” ha finito col dimenticare quello bravo ed i democrastiani, i socialisti ed i comunisti non ci sono più, per cui oggi appare normale la ‘parentesi’ di riferiento, altrimenti non si riesce a spiegare perchè mai uno si e l’altro no, perchè uno diventa dirigente e l’altro rimane al palo.
Antonio Di Pietro sul nuovo Cda ha detto che è “omicidio dell’informazione”, aggiungendo: “Contestiamo, deploriamo l’ennesima spartizione lottizzatoria della Rai. Al di là delle chiacchiere su maggioranza e opposizione infatti, abbiamo potuto constatare che sulla gestione del ‘poltronificio’ italiano c’è un partito unico, a maggioranza assoluta”.
Poi l’ex magistrato, riferendosi a Veltroni, ha spiegato: “Un segretario che lascia trova il tempo di scegliere i suoi consiglieri. Per le sue poltrone un Pd ormai inanimato rinuncia al ruolo di opposizione”. La polemica di Di Pietro riguardava Giorgio Van Straten, che secondo alcuni ‘ben informati’ sarebbe stato indicato direttamente dall’ex segretario dei democratici, aprendo non poche polemiche nel partito.
Il segretario dell’Idv è entrato quindi in problemi specifici: “Non si poteva rivedere la legge Gasparri? E soprattutto: non si poteva aspettare il parere della Corte Costituzionale sul caso Petroni e sulla possibilità che i governi possano nominare i consiglieri di amministrazione?” Per Di Pietro la “commissione di vigilanza e la nomina del Cda sono state due sequenze di delitti seriali che proseguiranno con le nomine dei direttori generali e a cascata con le nomine degli altri dirigenti”.
Pronte le repliche, stranamente simili. Giorgio Merlo, del Pd, vicepresidente della Commissione ha risposto: “Di Pietro non è l’unico custode della democrazia nè ha il monopolio della democrazia. In Commissione di Vigilanza non si è consumato alcun delitto dell’informazione. Semplicemente si è dato un governo alla Rai nel rispetto delle leggi esistenti. Il resto appartiene alla propaganda, alla demagogia e all’inguaribile antipolitica”.
Il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone, dal canto suo ha reagito: “Vedo che l’onorevole Di Pietro (che abita in tv, e tiene comizi a reti unificate, mattina, sera, giorno e notte, inclusi i giorni festivi, su qualunque argomento dello scibile umano) si lagna. Fossi in lui, mi dedicherei piuttosto a capire come mai, nonostante questa super-esposizione televisiva, i suoi risultati elettorali restino comunque cosi’ modesti”.
Nei prossimi giorni si procederà con la nomina degli ultimi due membri, compreso il presidente, che saranno scelti dall’esecutivo.
Inducono tristezza le parole di Sergio Zavoli, presidente della Commissione di vigilanza che ha votato le nuove nomine. L’anziano e grande giornalista del servizio pubblico ha detto. “Il Parlamento si è riappropriato dei propri diritti e ha dato alla Rai gli strumenti per riprendere in mano l’Azienda”.
Ovvero il Palazzo si è tenuto la Rai, in un accordo tra maggioranza ed opposizione senza sbavature, perchè nulla deve uscire dal perimetro vigilato del bipartitismo italico, monpolare quandi si tratta di spartirsi i posti.
Anche per questo Natale ci saranno ‘maghi’ in ‘par condicio’.


Ormai Di Pietro è rimasto solo in parlamento, speriamo che non sia così anche fuori…il popolo sembra assente.. La Rai sta immediasettizzandosi?
Popolo!!!Allora il 21 febbraio vediamo chi c’è a piazza farnese, chi è assente non potrà poi lagnarsi di nulla…
Lascia un commento