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La mafia torna a farsi sentire in Puglia

Autore: . Data: giovedì, 5 febbraio 2009Commenti (0)

“Disorientamento e fatica”, ma anche conferma del lavoro positivo: così don Luigi Ciotti, presidente di ‘Libera’, commenta episodi di intimidazione mafiosa, avvenuti in Puglia.

libera_ciottiA farne le spese è stato un socio e il presidente di ‘Terre di Puglia-Libera Terra’, cooperativa sociale costituita un anno fa da giovani pugliesi per il riuso dei beni confiscati alla Sacra Corona Unita. Una foto con la scritta ‘Zitto’ è stata recapitata nella sede di Mesagne (Brindisi) di ‘Libera terra’.

Si tratta di un ritaglio stampa di un quotidiano che riportava la foto del presidente dell’associazione mesagnese, Alessandro Leo, a commento di un altro episodio minatorio avvenuto l’altro giorno ai danni di uno dei soci della stessa associazione. ‘Libera’ a Mesagne gestisce i terreni confiscati alla mafia, che le sono stati concessi in uso per la produzione di prodotti agricoli.

“Quei gesti vili – afferma don Ciotti – sono la riprova del positivo che in quella terra stiamo cercando di costruire anche grazie alla preziosa opera di magistratura e forze dell’ordine. Un positivo che allarma e infastidisce chi vuole continuare a imporre le logiche della violenza e del profitto illecito”.

“Un positivo che va però alimentato giorno per giorno con il contributo di tutti: cittadini e associazioni, istituzioni e chiese. La lotta alle mafie e alle organizzazioni criminali si snoda lungo un percorso tortuoso, spesso in salita, che richiede continuità, coerenza e strategie volte non solo a reprimere i fatti criminali ma a sradicare, attraverso proposte sociali e culturali concrete, la mentalità mafiosa che sta alla base di quei fatti. È un impegno che deve essere trasversale come il fenomeno che intende sconfiggere”.

Per don Ciotti, “non è un caso che la notizia delle intimidazioni avvenute nella Puglia protagonista, solo un anno fa, della ‘Giornata della memoria e dell’impegno’, ci abbia raggiunti a Città del Messico, dove ‘Libera’ è stata chiamata dalla Commissione Episcopale messicana per portare il suo contributo di ricerca e proposta in una terra martoriata dalla violenza dei ‘cartelli’ del narcotraffico.

“Tre giorni d’intenso lavoro in cui cercheremo di costruire un ulteriore tassello di quel ‘noi’ di collaborazione e speranza che rappresenta il vero antidoto al potere mafioso e la risposta alle complicità, all’indifferenza e alla rassegnazione su cui basa la propria forza”.


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