La febbre del sabato sera
“…In questo sabato qualunque, un sabato italiano, il peggio sembra essere passato…” Così cantava Sergio Caputo nel 1983, ignaro che il peggio, invece, sarebbe ancora dovuto arrivare. Un articolo per ‘Tu inviato’.
Cambiano le abitudini nel fine settimana e le “serate spensierate nella Roma felliniana” del cantautore, si trasformano oggi in drammi da prima pagina. Non sono più le canzonette, l’aperitivo ed il cinema ad animare le notti brave dei nostri ragazzi, bensì coltelli, pasticche e musica assordante. Non sono bastate la riforma della patente a punti, i controlli serrati da parte degli agenti, gli etilometri e gli appelli delle star. I giornali, tanto per citare Marquez, riportano puntualmente “la cronaca di una morte annunciata”, di uno sballo che a volte non lascia scampo.
L’obiettivo non è più semplicemente quello di divertirsi, ma quello di trasgredire, di violare le regole, di strafare. Così, adolescenti più o meno in erba, partono alla volta di “serate da ricordare”, spesso soltanto per il numero di vittime.
Un bicchiere di troppo, cattive compagnie, il desiderio di farsi notare, i 200 km/h della rombante auto paterna, magari anche un po’ di extasy, tanto per colorare la serata.
E se lei non ci sta? Ci starà con la forza, molto probabilmente. L’Italia dell’ “usa e getta” mette a segno nuovi colpi e fa indignare gli esperti, forse un po’ meno i genitori.
Disaffezione sociale, perdita dei valori, crollo delle istituzioni educative, libertinismo ed emancipazione: queste le espressioni che risuonano pesanti nei talk-show, ma poi i riflettori si spengono, fino alla successiva “febbre del sabato sera”.
Verrebbe spontaneo riflettere sul contesto di riferimento, sulla soglia di benessere raggiunta oggi dalla società. Si è forse tanto oberati dagli agi quotidiani, che si avverte addirittura il bisogno di uscire dagli schemi e sperimentare nuove sensazioni off-limits.
I portafogli dei ragazzi, accuratamente rigonfiati da genitori scrupolosi, hanno probabilmente accelerato questo processo di saturazione, questa corsa all’alternativa, anche la più pericolosa.
E se trent’anni fa i giovani ottenevano a malapena il permesso di uscire e le ragazze tornavano a mezzanotte in stile “Cenerentola”, oggi gli anti-proibizionisti inneggiano all’apertura. Cosa vuoi che sia una pasticca? Perché vietare la vendita dei super alcolici oltre le due?
Domande queste che tracciano il confine fra la più cruda realtà e l’ordinaria follia. Ma di risposte ne abbiamo poche: non si può descrivere il dolore di chi paga un prezzo troppo alto, di chi perde improvvisamente un figlio, di chi si accorge (forse in ritardo) quanto valesse un categorico “NO” .
Ilaria Greco


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